La seconda giornata delle “Notti Clandestine” ha posto al centro della scena un messaggio di speranza che parte dai banchi di scuola: un “patto” con le nuove generazioni per tracciare una strada alternativa alla violenza e alle armi. In un momento storico complesso, il festival trasforma la letteratura e l’arte in strumenti concreti di riflessione sociale, dimostrando che la cultura è, prima di tutto, creazione di comunità. Il sipario della kermesse si è aperto quest’anno in un clima di profonda commozione: gli spettacoli previsti ieri (31 luglio) e oggi (1 agosto) sono stati annullati in segno di rispetto per la tragica e prematura scomparsa della quattordicenne Alessandra Martorana. Si svolgerà solo l’aperitivo letterario con Walter Vacchino e Luca Ammirati per la presentazione di “Ariston la scatola magica di Sanremo”. In questo contesto di raccoglimento, il festival sceglie di far parlare la cultura e l’impegno civile, mettendo in luce il “patto d’onore” che il maestro Giuseppe Maurizio Piscopo ha stretto con le nuove generazioni per indicare una strada alternativa alla violenza e alle armi
Giuseppe Maurizio Piscopo, forte della sua quarantennale esperienza come maestro di scuola elementare, ha condiviso il cuore del suo impegno educativo legato alla presentazione del libro “La figlia di Don Fofò”. «Ho fatto un patto d’onore con i bambini e le bambine e loro l’hanno rispettato», ha dichiarato l’autore, sottolineando come sia fondamentale insegnare il rispetto reciproco sin dalla scuola materna per contrastare la cultura della violenza. Piscopo ha inoltre evidenziato l’importanza di un uso consapevole del denaro, che in ogni cultura e religione dovrebbe essere finalizzato esclusivamente al miglioramento della vita collettiva.