“Le mani sulla città” è un manifesto cinematografico d’inchiesta, realizzato nel 1963 da Francesco Rosi, dove speculazione edilizia, malapolitica si intrecciano in una ragnatela asfissiante e senza scrupoli nei confronti di tutto e di tutti. “Le mani sulla città” è anche un modo per privare il territorio delle infrastrutture della pubblica amministrazione, dei servizi pubblici, sociali, welfare ed anche l’opera di impoverimento dei presidi culturali. Dopo la chiusura della Biblioteca “Pietro De Nava” e l’Archivio Storico del Comune, questa volta il trasferimento in sede da stabilirsi della Soprintendenza Archivistica della Calabria e dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria. Cosa c’è dietro l’imbarazzante silenzio da parte delle istituzioni relativo alla chiusura dei presidi culturali presenti in Città? Tali luoghi, come storicamente e statisticamente accertato, sono frequentati da studenti, ricercatori, ma anche da tutti coloro che hanno la necessità di consultare un libro o un determinato documento archivistico e loro chiusura o trasferimento rappresenta una ferita nel corpo civile della Città e dell’intero territorio. A riguardo il paventato trasferimento dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria, c’è da registrare che da un quarto di secolo (ventisette anni) è ubicato in una sede provvisoria ed in uno stato di extracontratto dal 2010 e adesso deve sgombrare i locali ed il successivo trasferimento, secondo alcune fonti, in quel di Potenza. Il tempo stringe e le certezze scarseggiano mentre in campagna elettorale si discute di utopie progettuali e si avvicina la parabola discendente di un territorio che immagina di programmare il suo futuro senza salvaguardare e tutelare le pertinenze istituzionali e culturali presenti nella sua area di competenza.