Torino, granata e bianconeri si affrontano in strada: il contatto tra tifoserie trasforma il derby in guerriglia
C’è un momento preciso in cui una serata di calcio smette di essere tale. Ieri sera a Torino quel momento ha un luogo — piazza San Gabriele di Gorizia — e un nome: il contatto tra le due tifoserie. Da quel momento in poi, non si è più parlato solo di derby.
Due cortei che cercano lo scontro
Il copione si scrive nel pomeriggio. I tifosi della Juventus si radunano compatti in corso Unione Sovietica e marciano verso lo stadio Grande Torino. Non è una marcia casuale: è organizzata, rumorosa, carica di tensione fin dal primo passo.
Dall’altra parte della città si muovono i granata. Due gruppi distinti: uno raccolto in via Filadelfia, storico punto di ritrovo del tifo del Torino a ridosso del centro sportivo; l’altro partito direttamente dallo stadio Grande Torino, in direzione opposta, per ricongiungersi ai propri sostenitori.
Tre cortei. Una sola destinazione. Le forze dell’ordine lo sanno, cercano di gestire i flussi, di tenere i gruppi separati. Ma la geometria della città e la determinazione di chi vuole lo scontro rendono tutto inutile.
Il contatto: piazza San Gabriele di Gorizia
È qui che i tre gruppi convergono. È qui che la distanza tra le due tifoserie si azzera. In mezzo, la polizia in tenuta antisommossa tenta l’impossibile: fare da muro umano tra centinaia di persone che non hanno nessuna intenzione di fermarsi.
Il contatto è violento e immediato. Bottiglie lanciate, fumogeni accesi, spinte che diventano cariche. I gruppi si mescolano e si scontrano in un caos che dura diversi minuti. Le forze dell’ordine caricano più volte, disperdono, ma i gruppi si ricompattano con rapidità. Chi era lì per combattere sapeva già dove andare e cosa fare.