di Antonio Chiera | Torino, 25 maggio 2026. Piazza San Gabriele di Gorizia trasformata in zona di guerra: tre cortei che convergono, polizia in mezzo e guerriglia urbana. Un tifoso operato alla testa, il derby inizia con un’ora di ritardo.
Torino, guerriglia urbana prima del derby: la città sotto assedio tra cariche, scontri e un ferito grave
Non era una partita di calcio, ancora. Era pomeriggio, il sole non era tramontato, e Torino stava già bruciando. Prima che qualcuno toccasse un pallone, le strade intorno allo stadio Grande Torino si sono trasformate in un campo di battaglia. Fumogeni, bottiglie, gruppi di uomini che si caricano a vicenda, polizia in tenuta antisommossa stretta in mezzo. Una scena che non appartiene a una domenica di sport. Una scena che appartiene a qualcos’altro.
Il corteo bianconero: una marcia che diventa minaccia
Tutto comincia nel pomeriggio, in corso Unione Sovietica. I tifosi della Juventus si radunano, compatti, e iniziano a muoversi verso lo stadio Grande Torino. Non è una passeggiata. È un corteo carico di adrenalina, rumore, tensione accumulata. Chi li osserva dai marciapiedi capisce subito che l’aria è pesante.
Il corteo avanza. Le forze dell’ordine li scortano, cercano di tenere tutto sotto controllo. Ma la pressione sale ad ogni isolato. Quando il gruppo raggiunge piazza San Gabriele di Gorizia, la situazione esplode.
Piazza San Gabriele di Gorizia: il punto di rottura
È qui, in questo piazzale, che si consuma la guerriglia urbana più violenta della serata. Da un lato i bianconeri, arrivati da corso Unione Sovietica. Dall’altro i granata, divisi in due tronconi: un gruppo proveniente da via Filadelfia — il cuore pulsante del tifo del Torino, vicino al centro sportivo — e un secondo corteo partito dallo stadio stesso, in marcia per ricongiungersi ai propri sostenitori.
I tre gruppi convergono nello stesso punto.