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ARCINAZZO: Antonio Donsanti descrive la vita di Tito Troja.

ARCINAZZO: Antonio Donsanti descrive la vita di Tito Troja.
Pubblicato il 29 Aprile 2017
da giorep.
Italia, Lazio
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ARCINAZZO ROMANO: Antonio Donsanti descrive la vita di Tito Troja.

(5° video)

Secondo l’esposizione di Antonio Donsanti, uno degli autori del libro, la prima ricerca è stata compiuta cercando l’atto di battesimo del pittore Tito Troja e grazie a Don Thomas – attuale parroco di Arcinazzo – è stato possibile consultare gli atti.

Successivamente Tito frequentò il seminario di Subiaco di S.Scolastica e S. Benedetto per studiare.
Negli archivi è scritto che lo stesso pittore arrivò intorno al 1860 in seminario. Successivamente dipinse il ritratto del Card. Domenico Serafini.

Il Card. Serafini era papabile dopo la morte di Leone XIII° e per pochi voti non fù eletto Papa.
Il Serafini è sepolto nella chiesa di S.Scolastica di Subiaco.
Tito era molto bravo negli studi e gli fù data un sorta di borsa di studio, poiché la madre rimasta vedova e con otto figli non avrebbe potuto sostenere gli studi del futuro pittore di arte sacra.
Fu inviato dal card. La Valletta a Roma poiché era molto bravo nel dipingere.

La prima opera di Tito Troja si può ammirare nella chiesa parrocchiale di S.M.Assunta di Arcinazzo, sotto l’organo della Chiesa.
E’ denominata la “Cantoria” un dipinto che raffigura strumenti musicali.
Particolare curioso, in quegli anni nel 1873 fù fondata ad Arcinazzo la Banda Musicale.
Presumibilmente la visione degli strumenti fù un ispirazione per costituire la Banda Musicale o viceversa.

A Roma Tito affinò le sue tecniche pittoriche con Luigi Fontana, pittore marchigiano già affermato in quel tempo della corrente dei Puristi.
Nella ricerca si è venuto a sapere che Tito Troja era sposato con una tale Virginia, contrariamente a quanto affermavano gli eredi.
Alla ricerca della tomba di Tito che probabilmente non esiste.
Tito morì in solitudine. I carabinieri dopo, presumibilmente due o tre giorni dalla morte del pittore hanno dovuto sfondare la porta della sua casa e c’è voluto del tempo per individuare la salma e le sue origini.

Si presume che sia morto tra il 12 e il 18 settembre 1916.
In quel periodo in piena guerra (1^ guerra mondiale 1915-1918) probabilmente la sua salma è stata messa nella fossa comune del cimitero del Verano.

La personalità di Tito.

La critica d’arte Aureli Besson descrive Tito Troja com “Modesto e buono. Viveva solitario nel suo studio di Borgo S.Spirito (nei pressi delle mura Vaticane).
Agli amici che si recavano a vedere le sue tele, ritratti di Madonne e di Santi diceva che gli accadeva spesso di scorgere di notte nei suoi sogni i volti delle Marie e degli Apostoli che lo spingevano al mattino a prendere il pennello e buttare giù i colori avendo sempre davanti gli occhi i lineamenti delle sante apparse in sogno.
Questi quadri venivano acquistati spesso da prelati stranieri, da madri superiore di conventi, da nobili venuti dalla Francia per ossequiare il pontefice e che stimavano l’impegno dell’artista.

Dipinse un gran quadro dove raffigurava la via dei cieli; un lungo viale, una scala altissima perdentesi nell’azzurro infinito e una stella brillante dolcemente; un quadro di una delicatezza squisita e di un tono eccellente”.

Nel libro Tito Troja – Valente pittore di arte sacra, è documentata una fitta corrispondenza con il parroco di Rocca Canterano, don Luigi Dari.
Il primo contratto di Tito riguardante le pitture di Rocca Canterano durò 20 anni dal 1892 fino al 1912. In quel paese si possono ammirare opere bellissime del pittore.

Come pittore ha lavorato dal 1870 al 1916.
Tito Troja è stato definito con molti aggettivi, pregiatissimo, professore, iconografico, pittore romano e anche pennello romano e soprattutto valente pittore.
Questo dimostra il valore dell’artista, è quindi incomprensibile e misteriosa la sua morte in solitudine.

Dai suoi studi emerge che la preparazione del pittore è profondamente religiosa e lo stesso artista si fa interprete di riportare fedelmente l’essenza delle scritture.

A Philadelphia in quell’epoca – sempre secondo l’esposizione del Donsanti – vi erano dei problemi tra protestanti e cattolici e Martinelli commissionò otto quadri a Tito Troja.

In questo viedeo, oltre a molte opere del pittore, viene mostrato un dipinto riguardante Piazza S.Lucia e il ritratto della cognata del pittore Celeste Tocca moglie del fratello Filippo, con il costume delle donne di Ponza di allora, firmato Tito Troja.

G. De Santis

Libro: Tito Troja pittore valente di arte sacra.

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