Venezia è una carezza di vento, un respiro sospeso tra acqua e cielo. È un luogo dell’anima prima ancora che una città: un labirinto di luce, di echi antichi, di meraviglie che non smettono mai di sussurrare poesia. Ogni pietra, ogni ponte, ogni ruga dei suoi palazzi racconta una storia, e chi la attraversa sente, anche senza capire, che qui i sogni trovano spazio per vivere. In una fredda giornata di dicembre, quando il respiro del mare porta con sé un fruscio gelido, il sole decide di posarsi sulle calli come un gesto d’amore. I raggi bagnano tetti, acqua e finestre, restituendo a Venezia quella sua eterna magia che sfida il tempo, le stagioni e perfino la nostalgia. È in questo scenario di luce invernale che le giovani muse si fanno presenza viva, quadro in movimento, bellezza che passeggia.
Sono ragazze sospese tra l’innocenza e la forza dell’età che sboccia, giovani bellezze mobili che attraversano vicoli e campielli come se camminassero dentro un sogno. I loro passi leggeri risvegliano i palazzi addormentati della Serenissima, riportando vita nelle antiche pietre che un tempo hanno visto regine, dogi, mercanti e poeti. La loro grazia è un richiamo silenzioso, un invito a fermarsi, osservare, lasciarsi sorprendere.
Telecamere e smartphone diventano finestre sulla meraviglia
I turisti, rapiti da quella magia improvvisa non possono far altro che immortalare l’incanto.
uno scatto dopo l’altro, Venezia si racconta attraverso la giovinezza di queste muse
che come onde di luce scorrono tra ponti e canali.
Ogni fotografia diventa un ricordo, un frammento di bellezza che farà il giro del mondo.
Ma a rendere eterno questo momento sono soprattutto gli sguardi di due maestri dell’arte visiva: Norberto Wittwer, fotografo dalla sensibilità cinematografica, capace di catturare l’anima di una scena più che la sua semplice immagine, e Wilmer Lanfredini, scopritore di talenti. Insieme, trasformano quel giorno.