Reggio Di Calabria (Calabria) 08 novembre 2018

Ndrangheta, maxi sequestro da 212 milioni di euro a due imprenditori calabresi vicini a famiglie mafiose

L’impero è stato “accumulato nel tempo anche grazie all’abbraccio affaristico-criminale con le cosche reggine”. I due indagati operavano nel settore edile e uno dei due uomini risulta nipote di uno dei boss del “Mandamento Jonico”
“A noi chi cazzo ce lo fa fare? Io butto bitume, tu butti cemento, a noi chi cazzo ce lo fa fare a metterci con questo e con quello, tanto sempre loro prendono il lavoro e sempre noi dobbiamo farlo”. Loro sono la ‘ndrangheta e a parlare, invece, sono due noti imprenditori calabresi ritenuti espressione delle cosche mafiose della Locride e della Piana di Gioia Tauro. Due uomini d’affari, uno dei quali coinvolto anche in importanti inchieste a Roma e Genova, ai quali la guardia di finanza ha sequestrato stamattina l’intero patrimonio ammontante a oltre 212 milioni di euro.

Coordinati dalla Dda di Reggio Calabria, gli uomini del colonnello Flavio Urbani hanno eseguito due provvedimenti emessi dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri. I sigilli sono stati applicati a imprese commerciali, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie riconducibili a due noti imprenditori operanti nel settore della fabbricazione e distribuzione di conglomerati bituminosi e del calcestruzzo.
In attesa che tutte le notifiche vengano eseguite dalla guardia di finanza, i dettagli dell’inchiesta e i nomi dei due imprenditori saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà stamattina al Comando provinciale di Reggio Calabria. Al momento trapela solo che l’impero dei due imprenditori è stato “accumulato nel tempo anche grazie all’abbraccio affaristico-criminale con le cosche reggine”. Erano in rapporti con le principali famiglie mafiose come i Pelle di San Luca, i Barbaro di Platì, i Ficara di Reggio, i Morabito di Africo e i Piromalli di Gioia Tauro