Trieste (Friuli-Venezia Giulia) 07 giugno 2016

Trieste Libera chiederà il commissariamento del Comune

Sono tre sono gli aspetti rilevanti che, in particolare, hanno caratterizzato a Trieste il primo turno elettorale per le amministrative. Tra coloro che si sono recati alle urne per esprimere un voto valido, 96.786 cittadini su 185.312 aventi diritto al voto, la maggioranza ha premiato Roberto Dipiazza, già chiacchierato sindaco di Trieste in anni passati, sostenuto da liste che fanno riferimento al centrodestra del sistema partitico italiano. Dipiazza ha ottenuto 39.495 voti, superando di 11.218 voti il sindaco uscente Roberto Cosolini, sostenuto dal Partito democratico e altre liste di centrosinistra. Saranno, come è noto, Dipiazza (40,81% dei voti validi) e Cosolini (29,22%) a disputarsi la poltrona di sindaco nel turno di ballottaggio il 19 giugno.
Il secondo aspetto rilevante è il risultato del Movimento 5 Stelle, il cui candidato sindaco, Paolo Menis, ha ottenuto 18.540 voti, pari al 19,16% dei voti validi. Considerando i voti di lista, si trova che solo 521 voti separano il Partito Democratico (13.726 voti) dal Movimento 5 Stelle (13.205), che risulta, dunque, il secondo partito nella città. Ben più staccate le altre liste in lizza che fanno riferimento al sistema partitico italiano: Forza Italia totalizza 10.841 voti, Lega Nord 7.339, Fratelli d’Italia-alleanza Nazionale 3.247, Verdi e PSI 2.455, SEL 1.806, Sinistra Unita 1.347. Fallito è, poi, il tentativo di guadagnare una poltrona in Consiglio comunale partecipando alle elezioni – va detto, non riconosciute dal Movimento Trieste Libera – da parte di frange di indipendentisti che hanno presentato ben tre liste, le quali nel complesso, in termini di voto di lista, hanno riportato solo 2.968 consensi.
Il terzo dato rilevante è l’astensionismo che ha toccato il 46,55%: 86.254 sono i triestini che hanno disertato le urne. Se al loro numero si somma il voto di protesta, cioè le schede bianche e le schede nulle (il voto non valido assomma a 2.261) si ottiene una percentuale di non espressione di voto pari al 47,77%.
Queste elezioni, come già altre in precedenza, sono state caratterizzate a Trieste dalla campagna di “non voto” da parte del Movimento Trieste Libera che sta conducendo la battaglia per il ripristino della legalità internazionale a Trieste, territorio libero di cui l’Italia, sulla base del Trattato di Pace del 10 febbraio 1947, non ha più la sovranità, ma il governo italiano dal 1954 ne è l’amministratore civile provvisorio. Il Movimento Trieste Libera proponeva e propone ancora per il turno di ballottaggio di esprimere il rifiuto del “sistema politico-istituzionale italiano inetto e corrotto” in due mpdi: o con l’astensione passiva (non recarsi a votare), oppure, per chi vuole dare maggiore significato ed efficacia alla scelta, con il non voto attivo, cioè, col recarsi al seggio, con certificato elettorale e documento di identità e due moduli di dichiarazione di astensione motivata dal voto distribuiti dal Movimento, e, dopo che il documento di identità e la tessera elettorale sono stati registrati dagli scrutatori addetti, col rifiutare la scheda facendo mettere a verbale la dichiarazione: “Rifiuto la scheda elettorale per le ragioni espresse nella dichiarazione di astensione dal voto che deposito a verbale”; dopo la registrazione del non voto, infine, di ritirare la propria copia di dichiarazione timbrata e firmata dal presidente di seggio.
Difficile dire quanto questa indicazione abbia inciso sull’astensionismo alle amministrative di Trieste. Certamente ha inciso, ma altri dati, come ad esempio quello di Milano, dove l’astensionismo ha toccato il 45,34%, fanno capire che il malessere e la disaffezione verso il sistema partitico italiano è sempre più estesa. Il Movimento Trieste Libera ieri ha emesso un comunicato stampa in cui “si dichiara soddisfatto dei risultati della sua campagna per l’astensione passiva ed attiva del voto, poiché questa è stata la scelta di metà degli elettori del Comune di Trieste”. I motivi della soddisfazione del Movimento, che non ha presentato liste alle elezioni, sono due: “Le astensioni hanno ridotto i voti dei candidati ammessi al ballottaggio, Dipiazza e Cosolini al 20 e al 15% degli elettori, il terzo escluso Menis al 10%, ed hanno azzerato i finti indipendentisti Potenza, Marchesich, Sponza e le altre liste minori”. Sulla base del risultato, che per Trieste Libera conferma “la correttezza della sua linea di astensione dalle elezioni”, il Movimento “avvierà ora l’annunciata campagna per ottenere il commissariamento dei Comuni di Trieste e di Muggia”.