Trieste (Friuli-Venezia Giulia) 30 novembre 2014

Trieste: L’UCIIM esplora il Carso sloveno

E’ stata davvero varia e ricca di “punti notevoli” l’escursione effettuata domenica scorsa 30 novembre nell’ambito delle attività proposte dalla FARiT in collaborazione con l’UCIIM. Guida d’eccezione il prof. Elio Polli che ci ha portato lungo il bel sentiero didattico storico-naturalistico “del Ramarro”(Ucna Pot) che, partendo da Erpelle (Hrpelje, Slovenia) vi fa ritorno dopo un percorso ad anello di circa tre ore. In piacevolissima compagnia abbiamo passeggiato nella caratteristica boscaglia carsico-illirica di roverelle, carpini neri e aceri alternata alla pineta d’impianto, lungo un sentiero ben tracciato e delimitato da bellissimi muretti a secco coperti di muschio e di felci, fermandoci di tanto in tanto ad osservare le particolarità del territorio. Ad esempio le pittoresche emersioni calcaree tra cui diverse vasche di corrosione di varia forma e dimensione ben note agli animali che se ne servono come abbeveratoio, perché non è poi così vero che il Carso è privo di acqua, basta saper guardare: alla base di una quercia, ad esempio, tra i tronchi abbiamo trovato una splendida raccolta di acqua. Restando sulle riserve idriche: proprio a inizio escursione abbiamo visto un’antica cisterna, risalente al 1343, ottimamente restaurata ed il vicino stagno; verso la fine invece una caratteristica “jazera”, la Rudetova ledenica, dove si conservavano sia l’acqua che il ghiaccio che poi veniva portato e venduto in città e addirittura imbarcato per raggiungere l’Egitto. Nel percorso non sono mancate le sempre belle doline e le cavità: una cavernetta, un riparo per tassi, ed un’altra cavità in cui un giovane, in modo assolutamente casuale, ha trovato un deposito di antiche monete d’argento attualmente conservate nel nostro Museo. E poi alcune caratteristiche emersioni, tra cui una a forma di trono e l’ “impronta del piede della Madonna”. Ma anche il paese merita di essere osservato con attenzione: conserva una casa molto antica, risalente al 1574 e all’interno di alcuni muretti si trovano lapidi, architravi incise, cippi; sull’altura ad est dell’abitato la Chiesa di Sant’Antonio è ombreggiata da secolari tigli.
A fine percorso, in una dolina che sprofonda sulla sinistra abbiamo individuato il luogo in cui sino a pochi decenni fa veniva prodotta la calce( “Calcinaia”/ “Apnenica”). E non è mancata anche una gradita sorpresa: le prime primule già fiorite.
(Marina Del Fabbro)