San Luca (Calabria) 01 settembre 2016

San Luca (RC) il 2 settembre la festa della Madonna della Montagna di Polsi

di ELIA FIORENZA – Il 2 settembre San Luca in festa per la Regina d’Aspromonte. Percorrere a piedi un luogo come Polsi è certamente un’esperienza che segna di meraviglie. Lungo i sentieri che portano fin giù al Santuario della Madonna della Montagna, sono tante le cose da ammirare e da scoprire. I colori, le sfumature pallide che sanno di soffi, di vento leggero, diventano alla vista quadri reali, dove la natura appare incontaminata, col suo vestito intatto e custodito. E poi ci sono i suoni melodiosi dell’ambiente. Suoni che parlano ai sensi, che facilitano lo slancio del pensiero verso cime radiose, ondeggianti, accarezzate dagli aneliti umani di quaggiù. Ma a fare da cornice a questo paesaggio non è tanto quel che si vede, ma la pace che si percepisce nel percorrerlo in cammino, specie durante questi giorni della festa della Madonna dei Monti, così tanto venerata. Ci sono luoghi che emano sospiri antichi e Polsi è fra questi. Luogo che trasuda di bellezza inenarrabile, che riflette meraviglie di tempi lontani, dentro echi di familiare armonia. Non passa inosservata l’opera di custodia, la cura, la passione di far conoscere e amare questo santuario mariano, compiute dal rettore, don Pino Strangio, lungo tutti questi anni di grazia e di prove. Tante le fatiche, ma dalla missionarietà, testimoniata da don Pino Strangio è vincente su tutto il coraggio della fede, perché la tradizione promuove cultura, continuando a fecondare la storia, ad ammansire le sue increspature. Ecco perché Polsi è luogo baciato dalla luce sempre in verde, accesa dall’enigma della vita che sta oltre la vista carnale. Luogo afferrato dalla nube serena dello spirito che aleggia sui ruscelli di montagna. Bosco infoltito dall’inarrestabile speranza nel miracolo del cuore. Polsi, è luogo che conquista, che allieta. Anche le pietre sembrano ricordare quel che ha pronunciato con fermezza il vescovo di Locri, Mons. Francesco Oliva: «Qui a Polsi, un luogo affascinante, incastonato tra le montagne, ove si respira anche un senso di solitudine e di lontananza dai rumori ed agitazione della vita moderna. Qui, a Polsi, in questo Santuario della Madonna della Montagna, Madre del Divin Pastore. Questo è un santuario, un luogo di incontro con il Signore, ove si esprime una fede “popolare”, semplice e spontanea. Qui si può incontrare Dio nella profondità del proprio cuore. Lo possono anche gli uomini, che frequentano poco le nostre parrocchie. La festa della Madonna di Polsi è ed è stato luogo di pentimento per tanti. Solo il Signore conosce la ricchezza di grazie qui dispensate. Solo Lui sa quanti si sono ravveduti dalla loro cattiva condotta. E’ vero: non tutti poi hanno saputo perseverare nella grazia di Dio. E c’è anche chi dice: ma a che serve confessarsi se poi si ricade di nuovo in peccato. Gesù sapeva questo, conosceva la fragilità dell’uomo, di ogni uomo, di tutti gli uomini. Ha voluto consegnarci questo sacramento, per avere una chance in più, un’opportunità di ravvedimento. Ad esso ricorre chi riconosce di essere malato e vuol tornare a star bene e recuperare le energie interiori, per ricominciare e riprendere il cammino, interiormente alleggerito e rinnovato. Dobbiamo riconoscere che il rinnovamento della società passa attraverso il rinnovamento interiore della persona. Se stanno bene l’uomo e la donna sta bene la società. Curare la persona è perciò curare la società. Il benessere si recupera attraverso il pentimento e il perdono. Ma dobbiamo dare a ciascuno il tempo del ravvedimento. Solo l’uomo che prende coscienza dei propri peccati e ritrova la gioia del perdono è capace di riprendere il cammino della vita. Una società senza perdono è una società senza amore. Una società che condanna, ma non dà alcuna possibilità di ravvedimento, è una società senza cuore. Sappiamo che senza amore non si vive. Solo col perdono si ritrova la forza di ricominciare. Quel perdono che il Signore concede, perché ha fiducia nell’uomo. Lui solo è capace di perdono, di rimettere le colpe. Sappiamo fidarci di Lui come Lui ha fiducia in noi. Egli ci ha guadagnato il perdono con la morte del suo Figlio in croce. Un perdono a caro prezzo». Parole che benedicono e che esortano a deporre le armi del pregiudizio per indossare l’armatura di Cristo, che è carità e benevolenza. La festa in onore di Maria è una delle feste calabresi più importanti, più antiche, più emblematiche, perché in essa la tradizione religiosa e la fede compiono un vero sposalizio, quello della solennità. Tutto nei giorni della festa diventa solenne, fuori dall’ordinario, perché in essa il tremolio delle fiaccole rivela l’amore di questa Madre, Maria Santissima, verso l’umanità, verso questo popolo che la venera e la sente Soccorritrice. Sono danze dal sapore originale, liberante quelle che caratterizzano l’atmosfera di questi giorni, con canti popolari che vanno oltre il semplice folklore, quasi a voler confermare con ogni mezzo e con gesti suggestivi, la letizia della preghiera rivolta a Maria. Il logorio del tempo che passa sembra congedato, sostituito da un clima che abbraccia, che consola, che quieta il clamore dei mondani affanni, l’arsura polverosa dei giorni monotoni. Polsi è luogo sorretto dalla speranza, non solo dalla memoria. Il succedersi delle generazioni leviga questo gemma preziosa e la rende sempre più splendente, senza spigoli. E’ teologia vivente Polsi. Cuore dell’Aspromonte e della Calabria. Luogo dalla sacralità inviolabile, dove meditare è respirare. Corrado Alvaro, il più grande scrittore calabrese contemporaneo – nato nel 1895 proprio a S. Luca (Reggio Calabria), così scrive: «Dirò d’una festa che è forse la più animata delle Calabrie. Le feste fanno conoscere la natura degli uomini. Nell’Aspromonte abbiamo un Santuario che si chiama di Polsi, ma comunemente della Madonna della Montagna. E’ un convento basiliano del millecento, uno dei pochi che rimangono in piedi nelle Calabrie. La Madonna è opera siciliana del secolo XVI, scolpita nel tufo e colorata, con due occhi bianchi e neri, fissi, che guardano da tutte le parti». Non meno importante è un altro figlio di San Luca, Stefano De Fiores (v. “L’autore”: Antologia), Missionario monfortano, luminare della mariologia in Italia e nel mondo. Padre Stefano è molto orgoglioso della sua Terra, che s’identifica con la prodigiosa immagine di Maria SS. della Montagna di Polsi:«Dinanzi a questa statua si sprigiona il canto o la preghiera spontanea dei fedeli: parlano a lei, o lasciano che un pianto dirotto ricordi gli avvenimenti drammatici della vita, o lavi con lacrime purificatrici i più tristi trascorsi. A Polsi si evidenziano le note della pietà mariana popolare: il senso di una presenza viva dotata di potenza e bontà, l’attrattiva della bellezza, l’esigenza di contatto immediato, il bisogno di far festa…».

Elia Fiorenza