Aosta (Valle d'Aosta) 12 luglio 2014

Latte Bio e Fontina Dop Bio: i luoghi dove tutto ha inizio

Con una produzione annua di circa 1800 tonnellate di latte Bio destinate ad essere trasformate in ben 16.000 forme di Fontina DOP Bio, i pascoli e gli alpeggi che ospitano le bovine di razza valdostana, sono i primi protagonisti di una catena produttiva di successo.
In Valle d’Aosta pascoli e alpeggi sono gestiti secondo un calendario rispettoso sia del territorio sia degli animali, ecco perchè vi proponiamo un’escursione alla scoperta di quei luoghi che rappresentano il “prologo” di una storia di passione, dedizione e attenzione. Un immergersi in quel paesaggio che rende la Fontina DOP Bio inconfondibile.
La nostra escursione ha inizio a Mascognaz, dove si prende la strada carrabile che sale verso gli alpeggi del vallone omonimo, inizialmente si attraversa un bel bosco e si cammina fino a superare l’alpe Vieille e Chavannes e poi alcune baite che si trovano sul lato sinistro della strada che, poco oltre, offre il bivio per l’alpe Toulassa (2088 inf., 2254 sup.). La passeggiata è lunga, ma piacevole, si supera Chavannes e la retrostante zona di massi, rimanendo sulla carrabile principale ci si dirige verso l’alpeggio successivo, il Pra Sec.
Proprio in questo alpeggio si trova una bella mandria di circa 60 bovine di razza autoctona e questo è uno degli alpeggi conferitori di latte Bio per la produzione di Fontina DOP BIO. Le bovine valdostane hanno una produzione di latte variabile in quantità durante l’anno, ma la lavorazione segue sempre il disciplinare e garantisce che le caratteristiche del latte appena munto passino inalterate nel formaggio. Il latte viene caseificato a Fontina entro poche ore dalla mungitura, 2 volte al giorno, quindi se si è fortunati si può assistere al mattino molto presto verso le 5 o nel pomeriggio verso le 17 al momento della mungitura. L’alpeggio di Pra Sec è il tipico alpeggio di montagna a conduzione famigliare.
I luoghi sono così belli che, dopo questa sosta, si è invogliati a proseguire. Le mete non mancano proseguendo si scorgono ben presto gli erti pendii orientali della Piure, il percorso è consigliabile ad escursionisti esperti e ben allentati che riescono a superare prati, erti pendii, ruscelletti e cascatelle, ma tanta fatica è ben ripagata quando si raggiunge la visione del fondovalle: un panorama notevole, con la Punta Piure alla destra, il Bussola torreggiante a sinistra, il Corno Vitello (3057), la Gran Cima (3023), il Monte Perrin (2974) e la Testa Grigia (3314) alle spalle.
Luoghi così belli, non possono che dare un latte e un formaggio così buono.

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