San Gimignano (Toscana) 13 settembre 2015

“Islam non è religione violenta”. Lo dice Padre Bianchi.

Padre Enzo Bianchi, della Comunità di Bose, con una sede “monastero” anche nella Pieve di Cellole (foto piccola nel riquadro ndr), che rientra nella Diocesi di Volterra (Pisa), ma enclave nel territorio del Comune di San Gimignano (Siena), ha rilasciato una intervista a Repubblica, e ora, ripresa e commentata da Sergio Rame per il giornale.it. L’articolo, che merita di essere letto con moltissima attenzione, viene riproposto integralmente.

“Islam non è religione violenta”. Padre Bianchi accusa i politici: “Iniettate xenofobia nella gente”
Il priore di Bose accusa soprattutto Lombardia e Veneto: “Gli integralisti islamici non offendono la fede cristiana”. E difende la religione islamica.

Sergio Rame – Dom, 13/09/2015 – 12:27

“Non è vero che l’islam è una religione della violenza e della jihad, affermarlo serve solo a giustificare la nostra nei suoi confronti”.

Padre Enzo Bianchi accusa apertamente la politica e la Chiesa di aver “iniettato nel tessuto sociale del territorio il veleno della xenofobia”. Un’accusa che non chiama in causa papa Francesco ma che mira a colpire in particolar modo le autorità ecclesiali del Nord Italia a cui il priore della comunità di Bose, in una intervista a Repubblica sulla “chiesa del futuro”, rinfaccia di non essersi opposte ad anni di centrodestra al governo.
Nell’intervista a Repubblica, padre Bianchi smonta l’appello lanciato da papa Francesco ad accogliere i profughi nelle parrocchie perché fermamente convinto che non solo rimarrà “inascoltato” ma sarà addirittura “dissimulato dall’ipocrisia religiosa, che è la più bieca e spaventosa di tutte”. “La situazione italiana è una vergogna – tuona il priore di Bose – soprattutto nelle regioni tradizionalmente più cattoliche, il Veneto e la Lombardia”. Una vergogna, a suo dire, di cui la stessa Chiesa è “complice”. “Il grande silenzio di una chiesa complice – tuona – li ha aiutati a iniettare nel tessuto sociale del territorio il veleno della xenofobia”. Xenofobia che, a detta di padre Bianchi, avrebbe colpito in particolar modo i musulmani. “Se nel Corano ci sono testi di violenza, non sono molto diversi da quelli che troviamo nella Bibbia e che ci fanno inorridire – spiega – non è vero che l’islam è una religione della violenza e della jihad”. Non solo. Secondo il priore di Bose affermare che ci sia violenza nell’islam “serve solo a giustificare la nostra nei suoi confronti” dal momento che “gli integralisti islamici, anche abbattendo una chiesa, non mirano tanto a offendere la fede cristiana quanto a colpire l’occidente”.
Il vero “nemico” di padre Bianchi, però, è la Chiesa. “Si dice sbrigativamente che certi musulmani siano ancora nel medioevo – tuona – ma il velo completo per le suore di clausura è stato abolito solo nel 1982. È molto recente la presa di coscienza della pari dignità della donna e dell’uomo nel cristianesimo, che non ha ancora nemmeno il linguaggio per esprimerla. La soggezione delle donne agli uomini è un retaggio scritturale nell’islam, ma è presente anche nelle nostre scritture: san Paolo afferma che le donne non devono assolutamente parlare nell’assemblea della chiesa e devono stare a capo coperto”. Poi la stoccata finale contro la Vergine: “Nella chiesa c’è buona volontà ma poi della donna si hanno immagini irreali: il modello di Maria, vergine e madre, che non può essere il riferimento per una promozione della donna nella chiesa; l’idea, insinuata per moda, che la Madonna sia più importante di San Pietro, idea insipiente come dire che la ruota in un carro è più importante del volano”.