San Gimignano (Toscana) 21 novembre 2015

Il Presepe è un ponte fra due mondi

Della nascita di Gesù, solo l’evangelista Matteo ne parla: «Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi (μάγοι magoi) giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:
Dov’è il re dei Giudei (βασιλεὺς τῶν Ιουδαίωνbasileus tōn ioudaiōn) che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (ἀστέρα astera), e siamo venuti per adorarlo».
A proposito dei Magi, sempre Matteo, racconta che “venivano da Oriente” e portavano in dono oro, incenso e mirra. Non avevano chiesto permessi a nessuno per giungere a Betlemme ad adorare il re dei Giudei. Giunsero in modo autonomo, senza chiedere o imporre che gli altri, i pastori, accettassero la loro sapienza; si inginocchiarono davanti ad un bambino, con grande umiltà e rispetto. Avevano seguito una stella cometa. Il Presepe, la “capannuccia” in Toscana, fa parte indiscutibile della nostra storia e della cultura primaria. Tutti, almeno nel passato, hanno avuto a che fare con questa realtà indiscutibile. Ora, alcuni (pochi in verità ndr) pseudo “intellettuali”, a cominciare da strani insegnanti della scuola dell’obbligo, avanzano, scioccamente e ignorantemente, la proposta di abolire il presepe per non offendere – con stupide chiacchiere demagogiche – gli “ospiti”, che sono ospitati in Italia, dove nessuno li mai chiamati o invitati. Dicevamo degli insegnanti che contestano il Santo Natale: perché non rifiutano le vacanze di quei giorni – visto che sono pagati con soldi pubblici degli italiani – andando ugualmente a lavorare, magari a fare servizi sociali o utili?
Il discorso si farebbe lungo, ma torniamo alla cultura, molto seria, del Presepe.
Siamo nel 1223 quando, esattamente 792 anni fa, il 29 novembre, papa Onorio III approvò, con una bolla, la Regola dei frati Minori.
Francesco d’Assisi, nei giorni successivi, si incamminò verso l’eremo di Greccio, dove espresse il desiderio di celebrare in quel luogo il Natale, cercando di vedere la scena con gli “occhi del corpo”, come lo stesso bambino Gesù, adagiato su una mangiatoia. Furono portati un asinello e un bue e, su quella mangiatoia, diventata altare, si celebrò la prima natività.
Solo più tardi tale avvenimento ispirò la rappresentazione della Natività mediante immagini, ossia il presepio in senso moderno che tutti i cristiani, e non solo, celebrano.
Nella foto dell’affresco del 1300, della Chiesa di San Pietro in Forliano a San Gimignano, Natività con i Magi in adorazione.
giorgio mancini
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