Caselle Landi (Lombardia) 31 marzo 2017

Il 2 aprile Caselle ricorderà i tragici fatti di Punte Alte

A Caselle Landi, domenica 2 aprile, sarà ricordato il tragico episodio di sangue avvenuto il 1° aprile del 1945 alla Cascina Punte Alte, dove, per mano di militi della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), persero la vita cinque persone. Come avviene ogni anno, il Comune di Caselle Landi, in collaborazione con l’Anpi ed altre Associazioni, commemorerà l’accaduto con una cerimonia, che avrà inizio alle ore 15.30 nel piazzale del municipio con il saluto ai partecipanti del sindaco Piero Luigi Bianchi. I convenuti si recheranno quindi in corteo verso la cascina, dove Rosa Gavina dell’Anpi provinciale terrà la commemorazione ufficiale. Alle 17, infine, nel piazzale del municipio, vi sarà un intervento del professor Roberto Nalbone.
L’episodio di Cascina Punte Alte si inquadra nell’attività di rastrellamento di renitenti e disertori, avviata dalla Guardia Nazionale Repubblicana nei primi mesi del 1945. Silvano, il figlio di Pietro Campagnoli fittabile della cascina, aveva disertato dalla GNR di Caselle Landi e si era rifugiato nel Piacentino entrando a far parte della brigata partigiana Oltrepò-Divisione Val d’Arda. Nella mattina del primo aprile 1945 era ritornato alla cascina per trascorrere la Pasqua con la famiglia. Il suo arrivo fu notato e segnalato da un milite della GNR. Nel primo pomeriggio la cascina fu circondata e vi fu subito uno scontro a fuoco tra i militi intervenuti ed il partigiano. Un milite della GNR fu ferito mortalmente e gli assedianti, per stanare il Campagnoli, appiccarono il fuoco al fienile ed alla stalla dove si era rifugiato, riuscendo alla fine ad ucciderlo.
Nel conflitto a fuoco fu gravemente ferito anche il fratello del Campagnoli, Lino di 16 anni, che non poté essere posto in salvo, assieme agli altri sei fratelli, dal cugino, Amedeo Cigognini, accorso agli spari, il quale aveva ottenuto dagli assedianti il permesso di prelevare i figli minori della famiglia. I genitori, Pietro Campagnoli e Teresa Berselli, quest’ultima in evidente stato di gravidanza, non vollero abbandonare la cascina, disobbedendo all’ordine perentorio del comandante del reparto, e furono uccisi sull’aia. Fu ucciso dai militi, per lo stesso motivo, anche il proprietario della cascina Luigi Losi, che era sopraggiunto per salvare dall’incendio il bestiame.
Il processo sui fatti di Punte Alte fu tenuto presso la Corte d’Assise straordinaria di Lodi e la sentenza fu emessa nel novembre del 1945 con la condanna a morte del capitano Alessandro Midali e del tenente Marco Ravazzoli e a pene detentive degli altri militi della Guardia Nazionale Repubblicana intervenuti nell’azione.