Caserta (Campania) 06 dicembre 2016

Finanza predatoria e banche: il male della disinformazione

L’articolo 47 della Costituzione italiana sancisce la difesa del risparmio che lo Stato dovrebbe garantire, controllare e coordinare in tutti i modi e nelle forme più disparate attraverso un attento monitoraggio del credito. Una responsabilità troppo onerosa da onorare che potrebbe ledere gli interessi di elite e oligarchie economiche in maniera irreversibile. Regolatori bancari, vertici bancari e Abi (Associazione Bancaria Italiana), con il placet di comparti governativi ed istituzionali stanno allentando sempre più i controlli sui canali di “smistamento” delle obbligazioni subordinate, favorendone la diffusione nei portafogli delle famiglie dei risparmiatori italiani per sostanziosi motivi di convenienza economica. L’obbligazione subordinata è un titolo di credito che presenta una rischiosità maggiore di un’obbligazione tradizionale dal momento che il suo rimborso, in caso di difficoltà dell’ente che la emette (una banca per esempio), è successivo a quello effettuato nei confronti dei creditori ordinari, quindi più incerto. Questo vuol dire che chi acquista un’obbligazione tradizionale effettua un prestito alla società emittente con l’auspicio di vedersi rimborsare il capitale imprestato comprensivo di interessi variabili maturati, molto tempo prima di un titolare di obbligazioni subordinate. Da qui la subordinazione alla condizione che genera maggiore incertezza come quella subita dai risparmiatori in ordine alle note e drammatiche vicende di Banca Marche, Banca Etruria ecc. per le quali sono stati avviati programmi di risoluzione dalla Banca d’Italia. E’ un dato di fatto l’imbarazzo aggravato da venti di preoccupazione assai turbolenti lamentato dai detentori di obbligazioni subordinate di Monte dei Paschi di Siena, una banca che in un passato non troppo remoto ha concesso fidi e crediti a soggetti di scarsa credibilità meritoria. Gli obbligazionisti del noto istituto sono stati difatti invitati a scegliere fra due opzioni: convertire in maniera vantaggiosa le proprie obbligazioni subordinate in azioni della stessa banca o conservare il diritto di credito subordinato, quindi più aleatorio. Se queste innumerevoli persone conoscessero le sorti della loro scelta, potrebbero consultarsi per dare vita ad opzioni concordate dall’esito fausto. Ma, purtroppo, non sono ancora note le prospettive della ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena e l’operazione di conversione non frutterebbe aumenti di capitale sufficienti in quanto ammonterebbe ad un solo miliardo di euro. Gli obbligazionisti di MPS che convertiranno i loro bond subordinati in azioni diverranno automaticamente possessori di parte del capitale della banca e dovranno confidare che i dividendi, ossia gli utili loro spettanti riusciranno a remunerare, ossia a premiare, il rischio della conversione effettuata. Del resto se l’aumento di capitale di MPS dovesse risultare insufficiente si prospetterebbe l’ipotesi di “bail in”, una soluzione alquanto controversa che farebbe gravare sui correntisti di MPS l’onere di debiti ed impegni finanziari attraverso la svalutazione di crediti e titoli in portafoglio. Convertire le obbligazioni subordinate in azioni di MPS significa trattenere il respiro e confidare nella redditività di una banca che per rinverdire la propria redditività erosa dai creditori immeritevoli ha inserito fra i propri assets una buona parte di prodotti finanziari derivati e che, oggi, sta cercando di snellire la sua struttura con ridimensionamenti e drastici tagli. In alternativa, i titolari di obbligazioni subordinate targate MPS potranno scegliere di seguitare a vantare il proprio diritto di credito subordinato, relativamente più incerto di quello degli obbligazionisti tradizionali, confidando nel supporto di Banca d’Italia. Oppure essi potranno scegliere di vendere il titolo al prezzo di mercato e incassarne il valore sopportandone eventuali perdite. Insomma, è una bella gatta da pelare quella che incombe sugli obbligazionisti di MPS, molti dei quali si vedono travolti da un dubbio atavico, noto in microeconomia come “Dilemma del Prigioniero”: o si salvano tutti o nessuno. Perplessità che sono acuite dalla disinformazione più sfrenata che caratterizza i tanti italiani che acquistano obbligazioni, oltre l’89% dei quali ignora la differenza fra azioni, obbligazioni obbligazioni convertibili ed obbligazioni subordinate. Se il sistema economico e finanziario sovraespone in misura frettolosa ed esponenziale i risparmiatori ad insidiose incertezze in nome dell’abbattimento di costi e di dorate prospettive di realizzo, senza che nessuno applichi i dettami di tutela del risparmio prescritti dal succitato articolo 47 della Costituzione, perché mai non promuovere corsi di formazione ed educazione finanziaria all’interno e all’esterno dei contesti scolastici, atti a ridurre drasticamente le ingiurie della finanza selvaggia e dell’ignoranza? I riflessi dell’ inefficace risanamento bancario possono riverberarsi sulle tasche di tutti i correntisti e spalmarsi sull’intero sistema bancario attraverso il Fondo Interbancario: nessuno dorme sonni tranquilli.