Genova (Liguria) 22 agosto 2016

’E’ tempo di rivoluzioni. Che tipo di Rivoluzioni ci sono?

Nella nostra storia ci sono state persone che con le rivoluzioni hanno cambiato la vita delle popolazioni. Le rivoluzione partono sempre da sognatori di libertà, idealisti, che mettono la propria vita per la libertà, ma le finiscono sempre i politici, il potere, burocrati, e i violenti. Per molti il primo rivoluzionario fu Gesù di Nazareth, portando la parola Pace. Ci sono persone che con la non violenza, hanno cambiato la storia, altri combattendo con le armi, da prima per la libertà dei popoli, con un prezzo molto caro di vite perse, ma poi ci sono le cose da pagare, tutto ha un prezzo concordato per il popolo, come fosse già scritto, in un libro antico. Ci sono persone che lottando escludendo la violenza riuscirono a cambiare le sorti del proprio popolo, con la disobbedienza civile. Dopo Gesù, per me c’è San Francesco che si spogliò di tutto rifiutando la ricchezza in cui vivevano vescovi e lo stesso papa, rivoluzionando il potere della chiesa, sia politico che finanziario, che militare. Molti anni dopo, due persone cambiarono le sorti del proprio paese, il grande Mahatma («Grande anima») Gandhi, e poi vi parlerò di un altro grande uomo per i diritti civili in America, Martin Luther King. La loro politica ? LA NON VIOLENZA.—
Gandhi fu la guida morale e politica del movimento di lotta che portò l’India, nel 1947, all’indipendenza dal dominio coloniale britannico. Gandhi con il suo metodo di lotta, che escludeva qualunque ricorso alla violenza e si basava invece sulla disobbedienza civile e sul rifiuto di cooperare con lo stato colonialista, ha lanciato una sfida al mondo moderno, dimostrando che si può vincere anche la più dura battaglia politica senza ricorrere alle armi o ad altre forme di violenza. La storica «marcia del sale» verso il mare, indetta nel 1930 per protestare contro la gravosa tassa imposta dagli Inglesi al popolo indiano. Le autorità tentarono di fermare i manifestanti con «un torrente di colpi sulle loro teste», ma nessuno di essi alzò un braccio per ripararsi dai colpi. Non vi fu lotta, non vi fu battaglia. I manifestanti continuarono ad avanzare finché non si abbatterono al suolo. Al termine della manifestazione, Gandhi fu incarcerato per alcuni mesi, ma la forza dimostrata dal suo movimento costrinse gli Inglesi a trattare con il Mahatma («Grande anima») Gandhi.–
Gandhi incontrò il viceré a un ormai famoso tea party. Dopo qualche compromesso da entrambe le parti, Gandhi era stato infatti invitato a una conversazione con il rappresentante imperiale. Churchill alzò sprezzantemente le spalle alla notizia del «sedizioso fachiro che mezzo nudo s’avventura sulla scalinata del palazzo vicereale, per negoziare con il vicario del Re e Imperatore». Il più drammatico colloquio diretto tra un viceré e un capo indiano». Quando gli porsero la tazza di tè, Gandhi estrasse dalle pieghe della sua clamide, un sacchettino di carta e ne versò nel tè il contenuto: un pizzico di sale, naturalmente esente da tasse, osservando sorridente che sarebbe servito a «ricordarsi del famoso tea party di Boston». L’anno seguente si sarebbe recato in Inghilterra per la Conferenza della tavola rotonda, unico rappresentante del Congresso e capo mondiale ormai popolarissimo persino presso le masse inglesi. Nel maggio del 1930 Tagore scrisse trionfante al «Manchester Guardian»che ormai l’Europa aveva perso in Asia tutto il suo prestigio morale. La debole Asia, egli affermava, lodando il Mahatma, «può ora permettersi di guardare dall’alto in basso quell’Europa che prima doveva guardare dal basso in alto»
Il 30 Gennaio 1948 il Mahatma Gandhi venne assassinato da Nathuram Godse in complicità con Narayan Apte: entrambi verranno poi condannati a morte ed impiccati l’anno seguente. Militanti di formazioni induiste nazionaliste e fondamentaliste, gli assassini ritenevano Gandhi responsabile di intollerabili cedimenti nei confronti del Pakistan a causa delle compensazioni economiche stabilite con la Partition, per il pagamento delle quali da parte dell’India Gandhi aveva compiuto uno sciopero della fame a oltranza; credevano inoltre che la filosofia non-violenta gandhiana avrebbe inesorabilmente finito per indebolire il Paese fino a portarlo a completa rovina.—
Esistevano in America fontanelle pubbliche separate per bianchi e neri. A teatro, le balconate erano altrettanto separate e così i posti negli autobus pubblici. La lotta per cambiare queste condizioni e guadagnare la parità dei diritti di fronte alla legge per i cittadini di qualsiasi razza è stata la scelta di fondo della breve vita di Martin Luther King. Pacifista convinto e grande uomo del Novecento, Martin Luther King Jr. nasce il 15 gennaio 1929 ad Atlanta (Georgia), nel Profondo sud degli States. Suo padre era un predicatore della chiesa battista e sua madre una maestra. I King inizialmente vivono nella Auburn Avenue, soprannominata il Paradiso Nero, dove risiedono i borghesi del ghetto, gli “eletti della razza inferiore”, per dirla con un’espressione paradossale in voga al tempo. Nel 1948 Martin si trasferisce a Chester (Pennsylvania) dove studia teologia e vince una borsa di studio che gli consente di conseguire il dottorato di filosofia a Boston.
Nel 1957 fonda la “Southern Christian Leadership Conference” (Sclc), un movimento che si batte per i diritti di tutte le minoranze e che si fonda su ferrei precetti legati alla non-violenza di stampo Gandhiano, suggerendo la nozione di resistenza passiva il 28 agosto 1963 durante la marcia su Washington quando King pronunci a il suo discorso più famoso “I have a dream….” (“Ho un sogno”). Nel 1964 riceve ad Oslo il premio Nobel per la pace. Durante gli anni della lotta, King viene più volte arrestato e molte manifestazioni da lui organizzate finiscono con violenze e arresti di massa; egli continua a predicare la non violenza pur subendo minacce e attentati. “Noi sfidiamo la vostra capacità di farci soffrire con la nostra capacità di sopportare le sofferenze. Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nell’ ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello alla vostra coscienza e al vostro cuore che alla fine conquisteremo anche voi, e la nostra vittoria sarà piena. Nel 1966 si trasferisce a Chicago e modifica parte della sua impostazione politica: si dichiara contrario alla guerra del Vietnam e si astiene dal condannare le violenze delle organizzazioni estremiste, denunciando le condizioni di miseria e degrado dei ghetti delle metropoli, entrando così direttamente in conflitto con la Casa Bianca.–
Nel mese di aprile dell’anno 1968 Luther King si recò a Memphis per partecipare ad una marcia a favore degli spazzini della città (bianchi e neri), che erano in sciopero. Mentre, sulla veranda dell’albergo, s’intratteneva a parlare con i suoi collaboratori, dalla casa di fronte vennero sparati alcuni colpi di fucile: King cadde riverso sulla ringhiera, pochi minuti dopo era morto. Approfittando dei momenti di panico che seguirono, l’assassino si allontanò indisturbato. Erano le ore diciannove del 4 aprile.– Il killer fu arrestato a Londra circa due mesi più tardi, si chiamava James Earl Ray, ma rivelò che non era stato lui l’uccisore di King; anzi, sosteneva di sapere chi fosse il vero colpevole. Nome che non poté mai fare perché venne accoltellato la notte seguente nella cella in cui era rinchiuso.
Le guerre infliggono dolore e dispiaceri. Gandhi e King hanno dimostrato che possiamo raggiungere, obiettivi come la libertà, giustizia, e ugualiaza, senza rendere orfano nessun bambino, senza causare alcun dolore..