Cosenza (Calabria) 18 settembre 2015

Cariati: Presentato il libro del sindacalista Pino Grillo

Si ringrazia Maria Scorpiniti per aver collaborato al servizio fotografico.
***********************************************************************************
Nella sala consiliare del Comune di Cariati, è stato presentato il libro – intervista ”Conversazione con un sindacalista scomodo” scritto da Giuseppe Grillo e Natale Vulcano, con la prefazione di Sandro Taverniti sindaco di Pazzano (RC). L’evento ha ottenuto il patrocinio dell’Associazione “25 aprile – Marco De Simone”, dell’Associazione “Basta Vittime sulla S.S. 106” e dal Comune di Cariati. Introdotti e moderati da Ignazio Russo, sono intervenuti: Nicola Sero, relatore del convegno; Leonardo Montesanto, vicesindaco di Cariati; Vincenzo Palopoli, avvocato penalista di Rossano; Fabio Pugliese, ingegnere, presidente dell’Associazione Basta Vittime sulla Strada Statale 106 e Vincenzo Casciaro Segretario della CGIL Pollino-Sibaritide. Ha chiuso i lavori, difronte ad un pubblico attento e partecipe, l’intervento sentito ed accorato dell’autore Pino Grillo. Durante il proficuo incontro sono stati evidenziati i molteplici problemi che assillano e sovrastano questo territorio, dalla tutela dei diritti, alle condizioni di povertà e di sostegno ai più deboli, alla prevenzione e al contrasto dello sfruttamento sul lavoro, alla tutela della salute, alla gestione dei rifiuti, all’esodo emorragico dei giovani della fascia Jonica, alle carenze di infrastrutture ferroviarie e stradali, con particolare riguardo alla statale 106. Qui di seguito riportiamo integralmente la corposa relazione fatta da Nicola Sero.
“Ci è capitato spesso nella nostra vita di sentir parlare di personaggi importanti che hanno tentato di “dare una svolta” con il loro contributo nei campi più disparati, persone che hanno alzato la testa e hanno azzardato levar gli occhi contro il pensiero comune, contro un “sistema” che, nonostante la loro forza d’animo, alla fine è riuscito a prevalere. La maggior parte delle volte è accaduto infatti che questi individui abbiano avuto difficoltà nell’esprimere e divulgare il loro pensiero perché ritenuti scomodi dai rappresentanti del potere costituito, talvolta addirittura pericolosi. Pertanto data la vastità della portata delle loro idee, in un immediato o più lontano futuro, il “sistema” non ha esitato ad eliminarli. Questo è accaduto sia ad intellettuali dell’antica Roma che a filosofi posteriori ma il sistema non ha risparmiato e non risparmia neanche esponenti della scienza, della Chiesa, della politica, del sindacato di qualsiasi tempo. “Conversazione con un sindacalista scomodo”: questa definizione ha dato il titolo al libro di Pino Grillo e Natale Vulcano. Il pregevole lavoro, racconta in maniera illuminata, lineare e schietta, come soltanto l’ottima penna del mio fraterno amico Natale Vulcano sa fare, le radici profonde dell’impegno sindacale di Pino Grillo che trovano alimento nel fecondo ambiente politico di Rossano e del suo smisurato hinterland . Un Sindacalista lucido, intento a coltivare un senso più profondo della giustizia, contro ogni ipocrisia del potere. Ma anche tenace, scomodo, deciso a impegnarsi in prima persona per far chiarezza sulle vicende oscure della storia. Ma in che senso Pino è scomodo? Per me per due ordini di idee: Da un lato la “scomodità” del carattere determinato e della personalità forte di Pinuzzo; dall’altro la “scomodità” del suo pensiero. In questo senso ritengo che Grillo costituisca un vero e proprio archetipo di quel genere antropologico che potremmo efficacemente definire “homo laicus”. Egli è essenzialmente un uomo ed un spirito libero, intellettuale anticonformista, non di maniera, intransigente con gli altri come con se stesso. Di volta in volta definito “rompiscatole”, “bastiancontrario”, ma portatore di moralità personale assoluta: “un d’Artagnan senza macchia e senza paura, col gusto della provocazione, che ha messo il suo talento e la sua moralità al servizio del pubblico interesse”, cosi scriverebbe di lui Eugenio Scalfari, oppure ritenuto “un ingenuo” soltanto perché onesto, vedendo in lui un solitario Don Chisciotte, incapace di accettare e peggio rassegnarsi alla amara realtà e al degrado di questo nostro angolo di mondo. In realtà, Io che conosco Pino dal lontano 1978, osservo in lui una personalità di un rigore estremo e candido, ma non sprovveduto, che possiede la rara virtù di dire sempre ciò che pensa e di pensare sempre ciò che dice, con una coerenza ed un coraggio intellettuale che non arretra di fronte ad alcun interlocutore, anche se ha il fucile puntato come gli è realmente capitato in una delle sue tante lotte in favore delle raccoglitrice d’olive! Contro l’arroganza dei padroni e lo strapotere dei Caporali, fenomeno pernicioso fortemente radicato ancora oggi nel nostro mezzogiorno e non solo! Per questo vive talvolta a disagio all’interno del sindacato e del mondo della politica. Ma non è un deluso, un vinto verghiano. Da vero combattente si scontrò, talvolta, con i vertici locali della sua organizzazione e non ebbe neppure timore di gettare sponde verso idee e progetti di opposta tendenza. Sì, perché una delle sue più grandi doti è quella di non apparire prevenuto e di essere sempre pronto a ricredersi e ad accettare il nuovo. Pino Grillo, sempre pronto a guardarti in faccia e a dirti anche scusa se si accorgeva di aver travisato qualcosa. Per un sindacalista-politico una dote rara, forse non sufficientemente apprezzata. Da uomo schietto, ma forse anche un tantino scomodo, seppe uscire di scena con dignità e senza clamori, anche quando subì gravi torti. ( Io ne sono testimone e col senno di poi devo dire che avevi ragione Tu) ) Noi auspichiamo solo che la lezione non venga fatta cadere. Raccogliere l’eredità di Pino Grillo non sarà affatto facile, specie se ci proponiamo di agire e non solo di pensare. (Ma già il pensare così, agita, eccome se agita!) C’è una pagina nel libro, alquanto stimolante, che riguarda il rapporto conflittuale tra Pino e la Chiesa. Grillo non è, tuttavia, un tradizionale “mangiapreti ottocentesco”, pregiudizialmente antireligioso; pur personalmente ateo, intrattiene rapporti di stima con quei cattolici e perfino quei religiosi che hanno saputo e sanno sottrarsi alle posizioni clericali della gerarchia cattolica. In sostanza Pino Grillo è un laico libertario che divenne anticlericale per “necessità storica”. Egli addebita alla Chiesa alcune grandi responsabilità storiche, quali l’essersi opposta con tutte le sue forze all’unificazione italiana nel Risorgimento, l’aver tentato di sabotare la legittimità dello Stato liberale post-unitario, l’aver appoggiato e sostenuto fino all’ultimo il regime fascista, l’essersi opposta tenacemente alla modernizzazione dell’Italia repubblicana, cercando di condizionare in senso clericale e teocratico tutti gli aspetti della vita politica, culturale, economica e sociale. Pino, tuttavia, non è un teorico, un filosofo e men che meno un dottrinario, ha avuto dal sindacato e dalla vita politica quella necessaria preparazione e alfabetizzazione capace di analisi più profonde, meno legate al contingente e tese maggiormente alla prospettiva. Si è formato con lo studio e con metodo scientifico alla dura scuola dello scontro frontale. Egli sviluppò semmai una vera e propria filosofia dell’organizzazione, che gli permette di governare la spontaneità, di prevedere minutamente ogni passaggio e praticare un’architettura complessa di un sindacato e di un partito, di quadri e di massa, che fossero in grado di interpretare e gestire gli eventi e le varie fasi politiche senza azzerare la creatività, anzi alimentandola con lo sprone all’attivismo dei militanti, non semplici ricettori di una linea, ma protagonisti attivi della lotta sindacale, politica e sociale. Il testo di Pino Grillo ci riconsegna il profilo di un appassionato dirigente sindacale d’altri tempi capace, a chi sappia cogliere la sua testimonianza di vita completamente dedicata all’ideale della lotta per un domani migliore, di interloquire con la tempèrie del tempo presente. D’altra parte, con Grillo non poteva essere altrimenti: c’erano in lui una forza, un entusiasmo, una convinzione, che non potevano non affascinare chi si andava affacciando al mondo della partecipazione attiva alla lotta per l’affermazione della democrazia nel nostro Paese. Tutto ciò credo nascesse dalla totale identificazione che Pino riusciva a stabilire tra lavoro e vita. Qualsiasi iniziativa, piccola o grande che fosse, qualora divenisse funzionale al disegno, al principio da sostenere, assumeva, per l’instancabile sindacalista, importanza decisiva; e allora, in nome di questo, era pronto a sacrificare salute, affetti e rapporti personali. Proprio per questa appropriazione totale del suo lavoro, Pinuzzo è un personaggio difficile, scomodo: nessuno ostacolo, infatti, poteva fermarlo sulla via dell’affermazione dei propri principi, dell’idea forza di quel momento, idea forza peraltro sempre riconducibile alla difficile coniugazione del sociale coll’umano. Lo sforzo, l’immensa fatica, di Grillo sono sempre stati quelli di saper trovare in ogni ambito operativo progetti capaci di suscitare nuovi stimoli, nuove iniziative, per diffondere una cultura, intesa come insieme di valori capaci di arricchire la qualità della vita intellettuale e spirituale del singolo individuo, nella assoluta convinzione che le strutture pubbliche, in quanto tali, appartengono a tutti e devono lavorare per tutti. Amico mio di sempre, concordo pienamente col titolo che avete dato al libro, sei un personaggio scomodo, per davvero, perché hai avuto il coraggio di andare controcorrente; hai avuto il coraggio di scandalizzare i moralisti, per scuotere le coscienze intellettuali di una realtà troppo soggiogata dai poteri forti e dal malaffare. Tutto questo Pino, lo hai denunciato a viso scoperto, nelle tue battaglie che hanno fatto la storia del sindacato nel nostro Comprensorio; grazie per averci regalato questo libro e per aver saputo raccontare, con l’abile penna di Natale, una pagina fondante della nostra storia che Tu insieme ad altri pionieri hai scritto con inchiostro indelebile! Auguriamoci, dunque, di incontrare presto tanti Pino Grillo nel desolante panorama sindacale e politico del nostro tempo. Ne abbiamo, per davvero, senza piaggeria, tutti bisogno”.