Boscoreale (Campania) 22 maggio 2014

Boscoreale (NA), c’era una volta una stazione 1885-1946-2013

Da “Non ora non qui” di ERRI DE LUCA “Segno di un tempo rivoluzionario non sono i gesti dei rivoluzionari, ma il seguito di appoggio tra le persone miti”.
In una vecchia ferrovia in provincia di Napoli, a Boscoreale.
C’era una volta lo Stato, oggi, forse, non c’è più.
Cosa resta al suo posto? Un enorme, immenso, vuoto istituzionale e non solo. E dove non ci sono regole condivise, basilari, quelli che sono abituati a vivere in un certo modo se ne approfittano, mentre gli altri, gli onesti, i liberi pensanti, sono condannati a subire e a soffrire.
La storia della vecchia ferrovia Cancello – Torre Annunziata, ormai prossima alla dismissione definitiva, è una testimonianza significativa della morte dello Stato.
Quando la ferrovia fu inaugurata nel lontano 1885, lo Stato Italiano, appena nato, voleva portare lo sviluppo e il progresso anche alle falde del Vesuvio. Per tanti decenni, quella strada ferrata ha contribuito a rendere più agevoli gli spostamenti dei cittadini e delle merci di tutte le comunità che gravitavano su quel territorio.
Poco prima della chiusura all’esercizio ferroviario, avvenuta alla fine del 2005, furono automatizzati tutti i passaggi a livello, per rendere meno gravose le attese degli automobilisti. Il servizio ferroviario, nell’ultimo periodo, aveva ridotto notevolmente le corse. Ridurre i costi era l’imperativo.
Lo Stato in quella circostanza, abdicava a una sua prerogativa, e cioè favorire la mobilità sul territorio.
Invece di dare ai cittadini più opportunità di spostamento con mezzi pubblici, pian piano, ne si è decretata la distruzione.
In questo scenario si innesta una storia tutta particolare, quella della stazione FS di Boscoreale (NA).
Lo Stato attraverso l’Amministrazione Comunale di Boscoreale, nel mese di maggio del 2002 prende in fitto tutti gli immobili e le aree della stazione al prezzo di 2.400.000 lire mensili.
La cosa grave è che, con un fitto in atto, le aree, invece di essere curate, pulite, valorizzate, per renderle maggiormente fruibili, vengono abbandonate a sè stesse, con evidente spreco di risorse pubbliche e con l’aggravante del crescente degrado per atti di vandalismo perpetrati a danno di quegli stessi immobili.
Nella primavera del 2007, i Commissari Prefettizi, insediatisi dopo lo scioglimento del consiglio comunale nel 2006, si recano alla stazione. Vogliono verificare come mai viene pagato un fitto per una struttura non utilizzata.
Giunti sul posto, verificano con mano lo stato di abbandono e degrado in cui sono precipitati gli immobili. Scrivono alle Ferrovie chiedendo la rescissione anticipata del contratto che aveva la durata di sei anni, ottenendola misteriosamente senza pagare alcun dazio nonostante tutti i danni arrecati a quelle aree.
Nel mese di febbraio 2008 il presidente dell’Associazione Stella Cometa, che svolgeva le sue attività nei locali della chiesa principale del paese, animato da una grande voglia di trovare nuovi e più consoni spazi dove poter svolger attività sociali, culturali e ricreative rivolte a giovani, bambini, adulti e agli anziani, non disponendo, purtroppo, di risorse finanziarie, puntò gli occhi su quella vecchia stazione FS abbandonata.
Dopo essersi consultato con i Soci, contattò gli uffici della Società RFI per avere notizie tese ad ottenere la struttura in comodato d’uso. Le Ferrovie, anche per rimediare a tutto quel degrado, concessero un comodato per cinque anni.
Era un comodato gratuito ma molto, forse troppo oneroso per un manipolo di volontari che operavano a mani nude e senza risorse finanziarie.
Oggi, dopo cinque anni, lo Stato attraverso le Ferrovie e anche con una nota della Prefettura di Napoli, ha fatto sapere a quei volontari pazzi, un po’ sognatori (o forse sciocchi), che non appena sarà firmato il decreto di dismissione da parte del Ministro dei Trasporti, gli immobili dovranno essere alienati.
In pratica chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato.
Sembra essere questa la conclusione amara dell’avventura di quel manipolo di uomini e donne, che si sono fatti essi stessi Stato in quella vecchia stazione e che hanno rimediato all’inefficienza dell’Amministrazione Comunale di Boscoreale coprendo, con il loro lavoro e con i loro sacrifici, la distrazione di chi aveva ripreso indietro degli immobili ridotti quasi a dei ruderi poco più di 5 anni fa.

Gli appelli numerosi dei volontari per restare ancora nei locali e continuare a valorizzarli, lanciati alle Istituzioni Nazionali, non hanno sortito nessun effetto fino ad oggi.
Quando gli immobili saranno messi in vendita, i volontari sperano che la comunità di Boscoreale insorga, contro questa grave ingiustizia, e faccia capire a chi amministra, con atti concreti, ma pacifici, che essere volontari non è sinonimo di sciocchi e che i cittadini di Boscoreale saranno sempre al fianco di quell’esercito civile che si è battuto per ridare lustro alla STAZIONE.
I volontari dal canto loro, lotteranno fino alla fine per non farsi sottrarre troppo presto un luogo divenuto ormai simbolo di legalità e di partecipazione.
Un bene comune ricostruito solo ed unicamente con le sole risorse di semplici cittadini non può diventare merce di scambio per affaristi senza scrupoli dell’ultima ora.