Arzano (Campania) 05 luglio 2014

Arzano

 Arzano – Sit-in di protesta dei lavoratori della Dytech Sinter Group Spa  operante nel settore auto-motive: a rischio 130 tra operai e impiegati. Da giorni, i tecnici specializzati hanno incrociato le braccia e inscenato un capannello pacifico davanti alla struttura sulla provinciale Arzano-Casandrino per attirare le attenzioni degli organi preposti e conoscere le intenzioni future della fabbrica che, secondo i diretti interessati, non sarebbe stata carente di commesse, ma assente di piani di rilancio industriali.  Una problematica che ha visto il 4 luglio scorso l’istituzione di una Cabina di regia presso la Giunta Regionale della Campania. Cabina di regia che ha portato al tavolo delle trattative su intervento dell’Assessore al Lavoro, Severino Nappi, il responsabile delle Risorse Umane della Sinter Giacinto Guida, e i sindacati di categoria Cgil Cisl, Ugl, Failms e Uil. Incontro che ha visto i vertici dell’azienda comunicare l’interesse da parte del gruppo indiano “Samvardhana Motherson”, all’acquisto dell’azienda. Ma fino ad ora, secondo dipendenti e sindacati, nulla si è ancora mosso con il rischio concreto che dopo il 15 luglio, subentri l’amministrazione controllata fino alla messa in liquidazione dell’azienda. In un accorato appello i lavoratori chiedono il sostegno delle istituzioni.  Stabilimento che ha la sua sede centrale nella città di Torino con alla guida l’imprenditore Giuliano Zucco, ex patron dell’Ivrea calcio.  “ Sono ormai mesi che lavoriamo senza certezze”, affermano i dipendenti. “ Con tanto sacrificio e abnegazione stiamo sottostando a tutte le esigenze che nascono, pur di portare avanti e garantirci il futuro ”.  La Dytech nasce dalle ceneri della gloriosa Merisinter, operante nel settore dell’industria automobilistica ricevendo commesse da quasi tutti i grandi marchi presenti nel mondo. “ Fino ad oggi abbiamo continuato a garantire il servizio consapevoli delle enormi difficoltà, lavorando con grande spirito di sacrificio a tutela del nostro posto di lavoro e sperando in un futuro migliore. Però ormai siamo allo stremo, non ce la facciamo più”, affermano i manifestanti. Le incombenze economiche a cui dobbiamo fare fronte sono sempre più pressanti, iniziamo ad avere difficoltà anche per le spese di prima necessità. Per questo chiediamo l’aiuto delle istituzioni (Comune, Regione e Prefetto), per sbloccare una situazione che danneggia unicamente gli operai”. Una situazione che tiene con i nervi a fior di pelle gli operai che di fronte ad un muro di silenzio, sperano in uno spiraglio di chiarezza in una vicenda che sta logorando gli operai stessi e le loro famiglie. Una vera è propria emorragia di aziende in crisi o sull’orlo del baratro, per non parlare di dismissione e delocalizzazioni,  che ad Arzano stanno distruggendo il tessuto lavorativo- economico del territorio. Intanto, Arzano diventa sempre più come la città dipinta nel best seller : “ Io Speriamo che me la cavo…!”.