Trieste (Friuli-Venezia Giulia) 08 giugno 2016

Anche per il ballottaggio Trieste Libera invita al non voto

In vista del turno di ballottaggio di domenica 19 giugno, il Movimento Trieste Libera prosegue la sua campagna di “non voto”. Il rifiuto del Movimento a partecipare a elezioni italiane si fonda sull’articolo 21 del Trattato di Pace, firmato dall’Italia a Parigi il 10 febbraio 1947, articolo che ha stabilito la cessazione della sovranità italiana su Trieste, divenuta esecutiva il 15 settembre dello stesso anno con la costituzione del Territorio Libero di Trieste da parte del Governo Militare Alleato. Inoltre, il successivo Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954, riconfermando la sovranità del Territorio Libero, in esecuzione del Trattato di Pace ne ha soltanto affidato al governo italiano l’amministrazione civile provvisoria. “Lo Stato italiano non ha quindi il diritto di indire proprie elezioni a Trieste fingendola sotto sua sovranità”, dichiara Trieste Libera. Non solo, ma, come afferma il Movimento, “anche l’adesione dell’Italia all’Unione Europea non riguarda in alcun modo il Territorio Libero di Trieste, che quale Stato non vi ha mai aderito e secondo il Trattato di Pace, deve ricevere il benestare del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per affiliarsi ad altre organizzazioni internazionali”.
Come per il primo turno di voto, l’invito rivolto alla cittadinanza triestina è di “rifiutare il sistema politico-istituzionale italiano inetto e corrotto con l’astensione passiva ed attiva”, cioè o non andando a votare al ballottaggio il 19 giugno, oppure esprimendo al seggio una scelta motivata e documentata di non voto, certamente di maggior significato ed efficacia e soprattutto inequivocabile quanto a motivazioni.
Vediamo in cosa consiste il “non voto attivo”. Il Movimento Trieste Libera distribuisce sul proprio sito web, o presso la segreteria di Piazza della Borsa 7 o ancora presso i gazebo informativi, un apposito modulo in due copie da usare per dichiarare al seggio la propria scelta di non voto. L’elettore, una volta al seggio e atteso il proprio turno, presenta la tessera elettorale ed il documento d’identità allo scrutatore addetto alla registrazione. Effettuata la registrazione, l’elettore rifiuta la scheda elettorale dalle mani del presidente e fa mettere a verbale la dichiarazione: “Rifiuto la scheda elettorale per le ragioni espresse nella dichiarazione di astensione dal voto che deposito a verbale”, consegnando le due copie di dichiarazione di astensione dal voto e ritirando, dopo che la registrazione della dichiarazione è stata effettuata, la “copia per l’elettore” timbrata e firmata dal presidente di seggio.
Il Movimento Trieste Libera chiede poi all’elettore che ha esercitato il suo diritto di non voto di recapitare alla segreteria del Movimento la copia ritirata o di inviarla per e-mail in formato PDF. E ancora, invito questo rivolto a tutti i cittadini del Territorio Libero, di sottoscrivere sempre presso segreteria la Richiesta di commissariamento temporaneo dei comuni di Trieste e Muggia che il Movimento Trieste Libera depositerà al Commissario del Governo.
Al primo turno delle amministrative di domenica 5 giugno, l’astensione a Trieste è stata pari al 46,55%. I triestini che hanno disertato le urne sono stati 86.254 sui 185.312 aventi diritto al voto. Alle precedenti elezioni comunali del 15 e 16 maggio 2011, su 184.952 aventi diritto al voto, avevano votato 104.830 elettori (56,68%). In cinque anni dunque, l’astensione alle comunali è passata da 80.122 a 86.254 aventi diritto al voto, in percentuale dal 43,32% al 46,55%. Alle politiche del 2013 a Trieste non si era recato alle urne solo il 27,18% del corpo elettorale (117.674 i votanti su 163.273 aventi diritto, dato dell’elezione della Camera dei deputati), mentre alle regionali del 21 e 22 aprile 2013, i votanti sono stati soltanto 82.982 su 184.546 aventi diritto, il 44,97%: un’astensione da record, dunque, del 55,03% ed un primo clamoroso successo del No Election Day di Trieste Libera, campagna avviata in quell’anno.