Subiaco (Lazio) 12 gennaio 2018

Corruzione elettorale per CC e Riesame ma il PM archivia

“Se dalla disamina della documentazione acquisita non emerge alcuna criticità (se non qualche mera perplessità) sulla regolarità della ripetizione dei servizi svolti dalla Cooperativa Nuovi Orizzonti Sociali, non vi sono dubbi in relazione alla sussistenza del reato di corruzione elettorale, ex art. 86 del DPR 570/1960.”
con queste parole i Carabinieri della Compagnia di Subiaco stigmatizzavano quanto appreso nelle loro indagini grazie ad intercettazioni telefoniche, messaggistiche ed ambientali effettuate nell’inchiesta “Babele”.
Nel corso dell’inchiesta sono stati messi sotto intercettazione il sindaco del comune di Subiaco Francesco Pelliccia, sua moglie Cecilia Segatori, il segretario generale del comune di Subiaco Pietro La Torre, e l’ex assessore alle politiche sociali del comune di Subiaco Enzo Timperi.
Le indagini prendono il via a seguito di una denuncia presentata a seguito di un messaggio inviato da Silvia Mercuri a tutti gli assistenti educativi che lavorano nelle scuole del comune di Subiaco.
La Mercuri, esponente del direttivo del PD sublacense fino ad ottobre dello scorso anno nonché stretta parente di un altro esponente del PD locale, (Enrico Panzini, nominato commissario del Parco dei Monti Simbruini), rivestendo il ruolo di coordinatrice del servizio di assistenza educativo culturale (AEC) agli alunni scrisse in un messaggio whatsapp: ” CMQ la questione è prettamente politica in vista delle comunali… se il 5 giugno vincerà di nuovo il sindaco attuale anche prox anno il servizio sarà gestito dalla coop nuovi orizzonti sociali
altrimenti in balia degli eventi quindi nuovo bando e quanto altro… così m ha riferito l’assessore ai servizi sociali uscente”.
Anche il Tribunale del Riesame si è espresso sulla vicenda quando ha dovuto esaminare la richiesta di dissequestro del telefonino dal quale era partito il messaggio, ravvisando anch’esso la presenza del reato:
“Quanto alle deduzioni di merito sollevate dalla difesa, si rileva come l’asserita legittimità della deliberazione di proroga della durata del servizio non costituisca elemento idoneo a far venire meno il fumus delle contestazioni ipotesi di reato. Il reato di cui all’art. 86 dpr 570 del 1960, meglio noto come corruzione elettorale, non differisce dalle ipotesi di corruzione attiva e passiva descritte dagli artt. 318 e ss. c.p.. pertanto, anche
laddove la scelta di procedere alla ripetizione dei servizi fosse formalmente lecita, non verrebbe meno l’illiceità dell’utilità promessa ed, in seguito, effettivamente riconosciuta. E’ evidente come l’esercizio di un potere discrezionale, ove sia volto non al perseguimento di un interesse pubblico ma meramente privato, non assolva più alla funzione per la quale è conferito.
In ogni caso, si evidenzia come l’esercizio del potere discrezionale sia di fatto sfociato in un provvedimento (delibera n. 179 dell’08.09.2016) che appare viziato e non conforme a legge. Risultano mancanti, in concreto, i requisiti richiesti dalla norma (art. 57 d.lgs. 163/2006 e nuovo art. 63 d.lgs. n. 50/2016) per poter ricorrere alla procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando. La disposizione richiede, infatti, oltre alla previa indicazione negli atti di gara della facoltà di cui si riserva l’amministrazione, un’adeguata e congrua motivazione che dia conto della sussistenza dei relativi presupposti nonché l’indicazione nella misura della base d’asta del costo della ripetizione del servizio…”.
Nonostante tutto, lo scorso 4 gennaio il giudice per le indagini preliminari archivia l’inchiesta ed il Pelliccia fa outing in uno sfogo liberatorio afferma che è stata “ristabilita la verità. Ora basta con l’odio e il livore. Un appello a tutte le forze politiche e cittadine: torni la politica delle idee; torni la comunità”.
Pelliccia afferma inoltre di essere rimasto sbalordito inoltre dal fatto che “i tre querelanti, incredibilmente, anziché accettare il verdetto hanno proposto opposizione, senza alcun motivo nuovo o sostanziale. Ciò mi ha costretto ad una straziante camera di consiglio, in cui il GIP ha dovuto ascoltare le ragioni dell’accusa e della difesa. A seguito di ampia disamina, il GIP ha confermato la richiesta del PM e disposto la definitiva archiviazione”.
IpS, la compagine politica che sostiene l’attuale maggioranza, ha definito la vicenda “zero politica, solo politica ed odio personale”.