{"id":88011,"date":"2015-01-17T18:16:55","date_gmt":"2015-01-17T18:16:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.youreporter.it\/video_omaggio_a_pino_daniele_e_al_nonno_tommaso_martire_posatore\/"},"modified":"2015-01-17T18:16:55","modified_gmt":"2015-01-17T18:16:55","slug":"video_omaggio_a_pino_daniele_e_al_nonno_tommaso_martire_posatore","status":"publish","type":"video","link":"https:\/\/www.youreporter.it\/video\/video_omaggio_a_pino_daniele_e_al_nonno_tommaso_martire_posatore\/","title":{"rendered":"Omaggio a Pino Daniele e al nonno Tommaso Martire posatore"},"content":{"rendered":"<p>Immersi nel mondo iper-tecnologico di oggi, spesso tendiamo a dimenticare. Ma non lo facciamo apposta. Sono i nuovi dispositivi tecnologici che, via via con gli anni, si stanno sostituendo alla nostra mente. Ne alterano facolt\u00e0 e percezione. Ma soprattutto memoria. E senza memoria non c\u2019\u00e8 storia. E senza storia non c\u2019\u00e8 identit\u00e0. Pertanto si ritiene fondamentale, per salvaguardare le nostre di identit\u00e0, ripercorrere la storia dei luoghi che abitiamo, a partire dagli antichi mestieri. Quelli che, ad esempio, hanno reso possibile lo sviluppo economico e infrastrutturale dei Paesi Vesuviani e non solo. Uno di questi \u00e8 il mestiere del \u201cvasularo\u201d, in italiano posatori di basoli (o basole) e lavoratori della pietra lavica. Il basolato \u00e8 una tipologia di pavimentazione stradale che risale addirittura all\u2019antica Roma. Furono i cittadini dell\u2019Impero di Duemila anni fa, infatti, i primi a beneficiare di questo tipo di manto stradale. Le vie urbane e gli snodi che collegavano Roma al territorio circostante necessitavano di materiali che garantissero durata, resistenza e una certa velocit\u00e0 nei trasporti. Il basolo riusciva a garantire tutto questo. Dalle strade dell\u2019Impero Romano a quelle degli abitanti alle falde del Vesuvio, il comune denominatore \u00e8 rappresentato dal sudore e dal sacrificio di chi, quelle enormi pietre, le lavorava e le posava a terra. A Boscoreale, dove si pu\u00f2 godere di un suolo fertilissimo e della pietra lavica, evidentemente il mestiere del \u201cvasularo\u201d \u00e8 stato sempre naturalmente affine al territorio circostante. C\u2019\u00e8 stato un tempo, infatti, in cui il lavoro era davvero la trasformazione, per mano dell\u2019uomo, di oggetti comuni come le pietre, in beni utili per l\u2019intera collettivit\u00e0, come le strade. La famiglia Martire, ad esempio, ha lasciato preziosa testimonianza dei lavori eseguiti grazie alle mani forti e sapienti dei suoi componenti, quasi tutti \u201cvasulari\u201d come Tommaso Martire (al centro nella foto in basso), ultimo interprete di questo antico mestiere. Strade, banchine di porti, piazze, portoni, ancora oggi rappresentano delle vere e proprie opere d\u2019arte di cui spesso non ci accorgiamo perch\u00e8 fanno parte di quell\u2019arredo urbano che, con troppa facilit\u00e0, diamo per scontato. La squadra di lavoro Per poter portare a termine un lavoro imponente come quello di creazione, messa a terra e movimentazione dei basoli, ci voleva una squadra ben organizzata e affiatata. Questa era composta dal mastro \u201cvasularo\u201d e due \u201cvotta palo\u201d che preparavano, ciascuno, un piano di posa, sul quale il manovale addetto alla preparazione della malta versava la stessa. Essi poi vi adagiavano la pietra da posare e la tenevano ferma con un palo di ferro. In quel frangente, il mastro \u201cvasularo\u201d vi batteva sopra con una mazza di ferro, da otto chilogrammi circa, per metterla a livello. Vi era, inoltre, il misuratore che selezionava le pietre da posare scegliendole della stessa larghezza. Il suo occhio doveva essere molto attento. Se c\u2019era bisogno, infatti, segnava il pezzo in pi\u00f9 da tagliare. Tale lavoro era affidato a uno o due scalpellini, detti di \u201cpianta\u201d, i quali avevano anche il compito di preparare il pezzo di pietra per completare le file di basole sui lati, con un pezzo a forma di triangolo chiamato \u201cspighetto\u201d. Per la movimentazione delle pietre vi erano due portatori che in origine usavano un\u2019asta di legno detta \u201cvarra\u201d alla quale veniva agganciata una corda con catena, detta \u201cmusciello\u201d. In pratica si imbragava la pietra, che, una volta sollevata sulle spalle, veniva portata sul luogo di posa. Solo in seguito \u00e8 arrivato il carrellino con le ruote che alliev\u00f2 la fatica dei portatori. Completava la squadra un manovale addetto al livellamento del letto di posa del lastricato, detto \u201cuomo di pianta\u201d. Gli attrezzi Gli scalpellini utilizzavano scalpelli di ferro con punte di vario tipo. A punta larga, a punta fine detti \u201cpuntilli\u201d, corti e a punta larga detti \u201cscapezzini\u201d, mazzuola piccola per gli scalpelli, mazzuola media detta \u201cmazzetta \u2018e spacco\u201d poich\u00e8 dava il colpo finale dopo aver fatto delle incisioni nella pietra con il \u201cpuntillo\u201d (da \u201cpuntiare\u201d, ossia dividere in due parti la pietra da posare). Vi era poi la bocciarda detta \u201cbuciarda\u201d per lavorare la parte in vista delle pietre a buccia pi\u00f9 o meno fine. Per i posatori, invece, c\u2019era il classico piccone detto \u201csciamarro\u201d, una mazzuola grossa da 8 kg circa detta \u201c\u2019a mazza\u201d, il palo di ferro detto \u201c\u2019o pal e fierr\u201d, i picchetti e le lenze guida fatte di cordame. Vi erano, infine, gli attrezzi per l\u2019impasto, cio\u00e8 le pale, la zappa, i secchi in ferro per la malta, i secchi di smidollino per il trasporto degli scarti delle lavorazioni, la carriola, la cazzuola. Per il livellamento, vi erano altri strumenti detti biffe formate da una tavoletta di legno con palo di sostegno dipinte di bianco, poi c\u2019era il \u201cbiffone\u201d che era pi\u00f9 alto e fatto con due bande colorate, una rossa e una bianca, sempre su sostegno. L\u2019elemento che sorprende \u00e8 che gli attrezzi per la lavorazione e la posa delle pietre sono rimasti quasi inalterati per millenni. I mestieri millenari sono accanto a noi ma spesso non facciamo caso al loro valore storico che viene tramandato da secoli. \u00c9 tempo di riscoprirli e di ridare una memoria storica alla nostra collettivit\u00e0. Senza identit\u00e0 rischiamo di essere come foglie in balia del vento e degli eventi, quando ci sarebbe bisogno di seminare e far crescere nuovi alberi. (Ezio Petrillo).<\/p>\n","protected":false},"author":5459,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","categories":[1],"tags":[],"geo":[45,1240,1223],"class_list":{"0":"post-88011","1":"video","2":"type-video","3":"status-publish","5":"category-cronaca","6":"geo-campania","7":"geo-casalnuovo-di-napoli","8":"geo-napoli"},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video\/88011"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/types\/video"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/users\/5459"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/comments?post=88011"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video\/88011\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/media?parent=88011"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/categories?post=88011"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/tags?post=88011"},{"taxonomy":"geo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/geo?post=88011"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}