{"id":145578,"date":"2017-11-07T15:48:08","date_gmt":"2017-11-07T15:48:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.youreporter.it\/video_ndrangheta_smantellato_versante_jonico_50_gli_arresti\/"},"modified":"2017-11-07T15:48:08","modified_gmt":"2017-11-07T15:48:08","slug":"video_ndrangheta_smantellato_versante_jonico_50_gli_arresti","status":"publish","type":"video","link":"https:\/\/www.youreporter.it\/video\/video_ndrangheta_smantellato_versante_jonico_50_gli_arresti\/","title":{"rendered":"&#8216;Ndrangheta, smantellato versante Jonico. 50 gli arresti"},"content":{"rendered":"<p>Operazione \u201cBANCO NUOVO\u201d:Smantellata vasta organizzazione \u2018ndranghetista operante nel versante Jonico della provincia di Reggio Calabria.<\/p>\n<p>Alle prime ore della mattinata odierna, al termine di complesse e articolate indagini coordinate da questa Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria con il supporto di numerosi pres\u00ecdi tecnologici, investigatori del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dell\u2019Arma dei Carabinieri e della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria, del Gruppo Carabinieri di Locri (RC) e del Commissariato P.S. di Condofuri (RC) e Bovalino (RC), hanno eseguito un\u2019ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria a carico di 46 soggetti (31 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 9 all\u2019obbligo di dimora), ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione mafiosa[un\u2019organizzazione di \u2018ndrangheta operante nel versante jonico della provincia reggina, dedita principalmente all\u2019assegnazione dei subappalti, forniture di mezzi e materiali al fine di assicurare un\u2019equa ripartizione dei proventi tra famiglie di \u2018ndrangheta falsit\u00e0 ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, illecita concorrenza con violenza e minaccia, turbata libert\u00e0 degli incanti,estorsione(tentata e consumata), rapina impropria,associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana), violazione della legge sulle armi (pistole di vario calibro e fucili), ricettazione, aggravati dal ricorso metodo mafioso,ovvero commessi al fine di agevolare la \u2018ndrangheta, secondo quanto previsto dall\u2019art. 7 della Legge n. 203\/91, nonch\u00e9 di cessione di quantitativi variabili di sostanze stupefacenti. <\/p>\n<p>Nel medesimo contesto operativo, sono state altres\u00eceffettuate perquisizioni domiciliari nei confronti degli stessi indagati.<\/p>\n<p>Nel particolare, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto l\u2019applicazione delle seguenti misure cautelari:<\/p>\n<p>CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE:<\/p>\n<p>1.\tALATI Annunziato, nato a Brancaleone (RC) il 05.07.1971,;<br \/>\n2.\tALATI Giuseppe, nato a Brancaleone (RC) il 20.09.1962;<br \/>\n3.\tALATI Pietro, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 19.12.1975;<br \/>\n4.\tBENAVOLI Giuseppe, nato a Brancaleone (RC) il 07.07.1956;<br \/>\n5.\tBENAVOLI Paolo, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 14.12.1989;<br \/>\n6.\tFALCOMATA\u2019 Alessio nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 03.03.1992;<br \/>\n7.\tFALCOMATA\u2019 Nicola, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 01.04.1988;<br \/>\n8.\tFERRARO Massimo Emiliano, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 05.07.1976;<br \/>\n9.\tFORGIONE Cosimo, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 29.07.1984;<br \/>\n10.\tFORGIONE Giuseppe, nato a Sinopoli (RC) il 06.03.1951;<br \/>\n11.\tFRENO Vincenzo, nato a Brancaleone (RC) il 20.07.1962;<br \/>\n12.\tGLIGORA Francesco, nato a Locri (RC) il 20.05.1972;<br \/>\n13.\tLOMBARDO Pasquale nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 12.12.1971;<br \/>\n14.\tMANTI Daniele, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 10.03.1988;<br \/>\n15.\tMORABITO Giuseppe, nato a Locri (RC) il 16.12.1978;<br \/>\n16.\tMORABITO Carmelo, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 13.09.1963;<br \/>\n17.\tMORABITO Natale, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 18.11.1965;<br \/>\n18.\tMORABITO Pasquale, nato a Bova Marina (RC) il 16.04.1954;<br \/>\n19.\tMORABITO Salvatore, nato ad Africo (RC) il 17.06.1976;<br \/>\n20.\tNUCERA Daniele, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 01.01.1988;<br \/>\n21.\tPALAMARA Filippo, nato a Brancaleone (RC) il 01.12.1962;<br \/>\n22.\tPALAMARA Giuseppe, nato ad Africo (RC) il 19.03.1968;<br \/>\n23.\tPALAMARA Salvatore, nato a Bova Marina (RC) il 31.08.1963;<br \/>\n24.\tPATEA Francesco, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 14.04.1989;<br \/>\n25.\tPERRONE Pietro, nato a Brancaleone (RC) il 19.04.1958;<br \/>\n26.\tTRIPODI Paolino, nato a Bruzzano Zeffirio (RC) il 17.10.1965;<br \/>\n27.\tTRUNFIO Fabio, nato a Brancaleone (RC) il 31.07.1972;<br \/>\n28.\tVITALE Antonino, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 19.02.1975;<br \/>\n29.\tZAPPIA Antonino, nato a Melito di Porto Salvo (RC) 29.10.1982;<br \/>\n30.\tZAPPIA Benedetto, nato a Melito di Porto Salvo(RC) il 14.11.1978;<br \/>\n31.\tZAPPIA Benedetto, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 06.12.1972.<\/p>\n<p>ARRESTI DOMICILIARI:<br \/>\n32.\tASCONE Michele, nato a Gioia Tauro (RC) il 14.05.1961;<br \/>\n33.\tMESIANO Giuseppe, nato a Brancaleone (RC) l\u201908.02.1959;<br \/>\n34.\tMORABITO Giovanni, nato a Locri (RC) il 20.11.1982;<br \/>\n35.\tPALUMBO Saverio, nato a Melito Porto Salvo(RC) il 15.08.1984;<br \/>\n36.\tTOSCANO Vincenzo, nato a Melito di Porto Salvo(RC) il 02.08.86;<br \/>\n37.\tVITALE Domenico, nato a Torino l\u201908.10.1974.<\/p>\n<p>OBBLIGO DI DIMORA<br \/>\n38.\tBENAVOLI Stefano, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 26.12.1992;<br \/>\n39.\tBONANNO Fabio, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 13.12.1983;<br \/>\n40.\tCOSTANTINO Paolo, nato in Svizzera il 25.01.1973;<br \/>\n41.\tCRISTIANO Stefano, nato a Brancaleone (RC) il 08.02.1966;<br \/>\n42.\tDE CICCO CUDA Giovanni, nato a Lamezia Terme (CZ) il 25.01.82;<br \/>\n43.\tGALLO Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 08.07.1984;<br \/>\n44.\tIELO Salvatore, nato a Reggio Calabria il 09.09.1976;<br \/>\n45.\tPROFAZIO Sebastiano, nato a nato a Palizzi (RC) il 28.06.1965;<br \/>\n46.\tSCIGLITANO Nicola, nato a Reggio Calabria il 23.12.1992.<\/p>\n<p>Nel corso delle operazioni sono stati arrestati in flagranza di reato:<br \/>\n 1.\tTOSCANO Vincenzo, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 02.08.86 (destinatario della misura degli arresti domiciliari) \u00e8 stato arrestato a Milano per detenzione di una pistola beretta cal. 7.65 con matricola abrasa;<br \/>\n 2.\tGALLO Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 08.07.1984 (destinatario dell\u2019obbligo di dimora) \u00e8 stato arrestato a Ventimiglia (IM) per detenzione al fine di spaccio di 753 grammi di cocaina.<br \/>\nNel procedimento sono confluiti gli esiti di due diversi, ma convergenti, segmenti di attivit\u00e0 d\u2019indagine svolte con riferimento alla criminalit\u00e0 organizzata di tipo ndranghetistico, radicata in Africo Nuovo, Motticella, Bruzzano Zeffirio, Brancaleone e zone limitrofe.<\/p>\n<p>In particolare, il Gruppo dei Carabinieri di Locri ha curato le indagini scaturite dall\u2019omicidio del ristoratore di Brancaleone (RC) e proprietario del ristorante \u201cVenezia\u201d CRISEO Luciano, avvenuto a Brancaleone (RC) il 28 marzo 2009, con le quali \u00e8 stato possibile accertare complessivamente una massiva infiltrazione della \u2018ndrangheta nel settore degli appalti pubblici ed il potere di condizionamento mafioso degli organi istituzionali pubblici (c.d. informativa \u201cVenezia\u201d).<\/p>\n<p>Il secondo segmento investigativo \u00e8 costituito dalle attivit\u00e0 condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Commissariato P.S. di Condofuri, da cui sono emersi reati in materia di armi e di stupefacenti da parte di un gruppo criminoso \u201cdi nuova generazione\u201d venutosi a creare in Brancaleone, ovvero la nascente cellula denominata \u201cCUMPS\u201d dai suoi stessi appartenenti, lembo di territorio che \u00e8 sempre stato considerato sotto il controllo del locale di Africo (c.d. informativa \u201cCumps\u201d).<\/p>\n<p>Fin dall\u2019avvio delle investigazioni \u00e8 emersa l\u2019appartenenza degli indagati alla \u2018ndrangheta, nelle diverse formazioni che insistono sui centri di Brancaleone, Africo e Bruzzano Zeffirio, con particolare riferimento ai nuovi assetti organizzativi e ai ruoli rivestiti dai singoli affiliati, rimodulati a seguito della \u201cpace\u201d venutasi ad instaurare tra le diverse cosche dopo la sanguinosa faida di Africo-Motticella, che aveva visto affermarsi i gruppi \u201cPALAMARA-SCRIVA\u201d e \u201cMOLLICA-MORABITO\u201d. <\/p>\n<p>Tale tendenza alla rimodulazione degli assetti &#8211; funzionale al controllo dei pubblici appalti nell\u2019area di influenza &#8211; trova specifica conferma nelle indagini che hanno interessato il territorio di Brancaleone, documentando come il processo di riorganizzazione abbia dato origine ad un\u201cBanco nuovo\u201d, con una nuova locale e la conseguente ridefinizione dei ruoli dei singoli affiliati. Gi\u00e0 nell\u2019operazione denominata \u201cCrimine\u201d si aveva modo di apprendere come: \u201c\u2026Le complessive acquisizioni investigative consentono di affermare che il termine \u201cfare il banco nuovo\u201d \u00e8 sinonimo di \u201cfare un nuovo locale\u201de, di conseguenza, costituire al suo interno una \u201cnuova societ\u00e0\u201d con tanto di \u201ccariche\u201d\u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 stata accertata la persistente intrusione della \u2018ndrangheta nella gestione dei lavori e delle opere pubblici, sia per quanto concerneil movimento terra, il trasporto e la fornitura di materiali inerti, sia con riferimento alla fornitura di mezzi e di manodopera, oltre che al pesante condizionamento degli organi istituzionali pubblici.<\/p>\n<p>Premesso ci\u00f2, va detto che il lavoro investigativo della Polizia di Stato e dell\u2019Arma dei Carabinieri ha trovato un\u2019armonica convergenza nel reperimento di elementi in ordine al gruppo facente riferimento, tra gli altri, a FALCOMAT\u00c0 Nicola e BENAVOLI Paolo.<\/p>\n<p>Il risultato delle due indagini consente di affermare, da una parte, l\u2019esistenza di una predominanza delle famiglie di Africo e Bruzzano sul territorio di Brancaleone e, dall\u2019altra, l\u2019esigenza di creare autonomi gruppi di famiglie di Brancaleone che, sempre nell\u2019ottica della visione unitaria della \u2018ndrangheta, abbiano l\u2019autonomia decisionale e operativa sul proprio territorio.<\/p>\n<p>Al \u201cBanco nuovo\u201ddi Brancaleone sono affiliati i fratelli ALATI, Annunziato, Pietro e Giuseppe, con un ruolo di assoluto rilievo nel condizionamento delle scelte di quell\u2019amministrazione comunale. Figura di spicco \u00e8 risultata indubbiamente quella di Annunziato ALATI, quale gestore di fatto della ditta TRIPODI VENERANDA e titolare di un\u2019impresa individuale di movimento terra, pulizia strade ed aree verdi, acquedotti e fognature, che attraverso continue e ripetute minacce ha sistematicamente sbaragliato la concorrenza di altri imprenditori del settore, monopolizzando il mercato e aggiudicandosi ogni pubblica commessa.<\/p>\n<p>In tale direzione sono confluiti anche gli esiti di ulteriori attivit\u00e0 investigative delegate da questo Ufficio Distrettuale al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria (nel contesto dell\u2019operazione \u201cEcosistema\u201d, che aveva toccato anche l\u2019amministrazione comunale di Brancaleone) ed al Commissariato di P.S. di Bovalino; esiti che confermavano l\u2019ingombrante presenza del gruppo Alati nel contesto criminale di Brancaleone e le pressioni sull\u2019amministrazione comunale di quel centro.<\/p>\n<p>Le indagini hanno restituito, impietosamente, l\u2019immagine di un comune, quello di Brancaleone, di fatto ostaggio dei componenti della famiglia ALATI e dei loro metodi tipicamente mafiosi: era ben nota anche agli stessi amministratori comunali la forte influenza di Pietro ALATI, fratello di Annunziato e impiegato presso l\u2019ufficio tecnico del Comune di Brancaleone, aduso a condizionare, con metodi tipicamente mafiosi, l\u2019affidamento dei lavori in somma urgenza.I motivi della mancata denuncia sono da ricercare nel sostegno politico che l\u2019amministrazione comunale in carica, nel 2014, reduce dal secondo mandato consecutivo, ha sempre avuto dagli ALATI, ricompensati, soprattutto nel quinquennio precedente, con il sistematico affidamento dei lavori in somma urgenza. <\/p>\n<p>Non sono peraltro mancati i tentativi di resistenza degli amministratori, come l\u2019adozione di meccanismi di rotazione tra gli imprenditori destinatari delle commesse comunali: tali buoni propositi, per\u00f2, si sono infranti contro il clima di terrore imposto dagli indagati, che, ricorrendo a metodi intimidatori tipicamente mafiosi, hanno costretto gli altri imprenditori del settore a rifiutare i lavori che gli amministratori intendevano affidare loro.<\/p>\n<p>Di tutte le numerose condotte intimidatorie documentate nel corso delle investigazioni, hanno un valore particolarmente significativo gli eventi del 10 luglio 2014, allorquando i fratelli Annunziato e Giuseppe ALATI irruppero nel corso di una seduta della Giunta Comunale di Brancaleone per minacciare apertamente il sindaco e gli amministratori presenti, intimando loro di assegnare i lavori di manutenzione idrica nel territorio comunale ad Annunziato, in esclusiva, senza alcuna rotazione tra le ditte da incaricare e non dando corso alla gara ad evidenza pubblica gi\u00e0 indetta.<\/p>\n<p>Se da una parte l\u2019interesse delle cosche per gli appalti pubblici ha condizionato la rimodulazione degli assetti territoriali, dall\u2019altra la consapevolezza del maggior rischio derivante da scontri armati ha generato, anche nei territori di Africo Nuovo, Brancaleone e Bruzzano Zeffirio, nuovi accordi per lo sfruttamento parassitario: nel corso dell\u2019indagine sviluppata dai Carabinieri \u00e8 stata documentata, in particolare, l\u2019esistenza di specifiche intese per la spartizione degli appalti, riservando quelli superiori alla soglia di 140\/150mila euro esclusivamente alla locale di Africo, mentre quelli al di sotto di tale soglia sarebbero rimasti appannaggio delle cosche del territorio, senza alcuna ingerenza africota. Proprio in ragione di tali accordi, l\u2019esecuzione di diverse opere pubbliche \u2013 sia per quanto concerne il movimento terra, il trasporto e fornitura di inerti, sia per la fornitura di mezzi e manodopera nell\u2019area di riferimento \u2013 \u00e8 stata portata avanti senza che la ditta appaltatrice o le ditte interessate a qualunque titolo ai lavori abbiano patito danneggiamenti.<\/p>\n<p>Non sono mancate, tuttavia, eccezioni alla regola, determinate essenzialmente dall\u2019avidit\u00e0 dei singoli affiliati: in particolare, per l\u2019appalto che prevedeva il consolidamento del cimitero di Brancaleone, ove nonostante l\u2019importo dell\u2019opera fosse decisamente inferiore a quello della soglia stabilita, la cosca africese riusciva ad inserirsi nella gestione indiretta dell\u2019appalto, oppure nei piccoli lavori di manutenzione della caserma dei Carabinieri, per i quali preventivi accordi orientati dagli affiliati determinavano l\u2019aggiudicazione a favore di una impresa compiacente, che lasciava eseguire l\u2019opera a soggetti indicati e che canalizzava la remunerazione dell\u2019appalto all\u2019affiliato che si era adoperato per l\u2019intermediazione. <\/p>\n<p>Peraltro, le conversazioni captate dei militari dell\u2019Arma confermano come la sistematica infiltrazione negli appalti prescinda dalla stazione appaltante di riferimento e dal pur pesante controllo intimidatorio degli organi amministrativi istituzionale. Ne sono riprova, in particolare, le evidenze relative ai lavori di pulizia della strada provinciale che collega la frazione di Marinella a Bruzzano Zeffirio: bench\u00e9 l\u2019opera prevedesse una pulizia dei bordi della strada per tutto il tratto della provinciale, gli operai dell\u2019impresa aggiudicataria, una volta entrati nel comune di Bruzzano per proseguire i lavori, venivano avvicinati e veniva loro intimato di non \u201csconfinare\u201d e a non proseguire nella zona di Bruzzano, poich\u00e9 di pertinenza di un\u2019altra cosca.<\/p>\n<p>Analoga situazione \u00e8 stata riscontrata dai Carabinieri di Bianco nel 2013, con riferimento alla conduzione dei lavori di ristrutturazione della Chiesa del \u201cSantissimo Salvatore\u201d della frazione Motticella, circostanza in cui l\u2019imprenditore incaricato dell\u2019opera \u00e8 stato avvicinato da affiliati alle \u2018ndrine di Bruzzano che gli hanno imposto le forniture dei materiali ed estorto denaro contante.<\/p>\n<p>Nella parte curata dalla Polizia di Stato, le indagini hanno consentito di individuare gli appartenenti al gruppo criminoso riconducibile a FALCOMAT\u00c0 ed a BENAVOLI come soggetti legati alla figura di MOLLICA Saverio cl. 1958, soggetto quest\u2019ultimo che,dagli atti della nota inchiesta \u201cIl Crimine\u201d, aveva la sua volont\u00e0 di acquisire la completa egemonia dell\u2019intero comune di Bruzzano Zeffirio. Ebbene,nelle conversazioni intercettate nel veicolo di PALAMARA Filippo, i menzionati FALCOMAT\u00c0 e BENAVOLI erano dipinti come soggetti che manifestavano insofferenza per gli africoti, manifestando l\u2019intendimento di affermare la loro supremazia sul territorio di Brancaleone.<\/p>\n<p>Contemporaneamente, un altro filone della medesima indagine consentiva di dare una chiave di lettura alla recrudescenza dei fenomeni criminali che avevano caratterizzato il territorio di Brancaleone in quel periodo, collegando gli stessi alla costante presenza in quel Comune di appartenenti alla criminalit\u00e0 organizzata africese, che si sono l\u00ec stabiliti, inquinando il tessuto sociale della cittadina jonica, anche attraverso l\u2019acquisizione di attivit\u00e0 economiche sane e floride.<\/p>\n<p>Il riferimento \u00e8 ai fratelli MORABITO Bartolo, Giuseppe e Giovanni di Rocco che contando sull\u2019appartenenza al casato criminale dei MORABITO di Africo, il cui indiscusso capo bastone nel tempo \u00e8 MORABITO Giuseppe cl. 1934, nonch\u00e9 sul suo vissuto criminale, avevano riunito intorno a s\u00e9 un nutrito e coeso gruppo di giovani, per lo pi\u00f9 residenti in c.da Razz\u00e0 di Brancaleone o vie limitrofe alla stessa, le cui gesta e la cui struttura organizzativa appaiono aver da tempo superato la fase embrionale della costituzione di un\u2019autonoma cosca.<\/p>\n<p>Ad attestare la continuit\u00e0 nel tempo dei rapporti tra i predetti personaggi militano i risultati dell\u2019attivit\u00e0 d\u2019indagine che permetter\u00e0 di accertare l\u2019esistenza di uno strutturato sodalizio nella cui disponibilit\u00e0 rientrava un appartamento allocato al piano terra del complesso residenziale \u201cSan Michele\u201d, situato sempre in Brancaleone, dove in particolare il MORABITO Bartolo era aduso a incontrare FALCOMATA\u2019 Rocco ed i figli Alessio e Nicola, TOSCANO Vincenzo e PATEA Francesco.<\/p>\n<p>Deve osservarsi, inoltre, che l\u2019impegno investigativo profuso dal personale del Commissariato P.S. di Condofuri permetteva, in data 18 febbraio 2011, di ritrovare una vera e propria \u201cSanta Barbara\u201d, composta da una considerevole quantit\u00e0 di armi clandestine, tra le quali quattro pistole semiautomatiche, di cui tre catalogate armi comuni da sparo ed una da guerra con tanto di silenziatore, un fucile a canne mozze, copioso munizionamento, una consistente quantit\u00e0 di polvere da sparo, nonch\u00e9 un efficace e tecnologico set atto alla ricarica delle munizioni. <\/p>\n<p>Nella circostanza venivano tratti in arresto due componenti della famiglia BENAVOLI, il padre Giuseppe ed il figlio Fortunato, nato a Melito di Porto Salvo il 12.09.1987.Ai due BENAVOLI, da l\u00ec a qualche giorno,si aggiunger\u00e0 un altro dei figli, Paolo cl. 1989, costituitosi spontaneamente, a carico del quale verranno successivamente raccolti altri elementi tali da ritenerlointraneo al gruppo di Brancaleone. Egli, infatti, era alla ricerca di una propria autonomia operativa ed identit\u00e0 criminale in quel di Brancaleone e trovava linfa vitale grazie ai rapporti con gli africesi e segnatamente con MORABITO Bartolo ed i suoi fratelli. <\/p>\n<p>In questo caso, le indagini hanno permesso di raccogliere ulteriori elementi a carico di FALCOMAT\u00c0 Nicola ed Alessio, per avere questi ultimi, in concorso tra loro e con BENAVOLI Paolo e Giuseppe, giudicati separatamente dall\u2019A.G. di Locri, detenuto le armi e canne sopra indicate, da considerarsi clandestine in quanto prive in tutto o in parte di matricola identificativa.<\/p>\n<p>Il dato secondo cui i personaggi sottoposti ad indagine avessero la disponibilit\u00e0 di ulteriori armi \u00e8 emerso chiaramente dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia MAVIGLIA Maurizio, allorquando egli ha dichiarato sul punto di essere a conoscenza del fatto che ulteriori armi erano rimaste nella disponibilit\u00e0 dei \u201cCumps\u201d (derivazione del pi\u00f9 classico termine di compari), essendo, peraltro, a lui noto che il gruppetto di Brancaleone aveva la disponibilit\u00e0 di armi.<\/p>\n<p>Nelle sue dichiarazioni,il MAVIGLIA non si \u00e8 limitato a parlare di un gruppo delinquenziale stabile ed organizzato, ma ha tirato in ballo addirittura lo stesso BENAVOLI Giuseppe, padre di Paolo, titolare a suo dire nella scala gerarchica del locale di \u201cndrangheta\u201d, facente capo a Saverio MOLLICA, del ruolo di \u201csantista\u201d, analogamente al di lui figlio Paolo, che invece nella stessa consorteria avrebbe la dote di malandrino ed \u00e8 collegato con Giovanni MORABITO, fratello di Bartolo, i quali hanno tanti interessi nel territorio di Brancaleone.<\/p>\n<p>Infatti, vi sono varie conversazioni da cui si arguisce che pi\u00f9 persone si sono rivolte a FALCOMAT\u00c0 Nicola per ottenere protezione e &#8220;giustizia&#8221; rispetto a reati patiti e asseritamente posti in essere da esponenti della comunit\u00e0 nomade. In detto contesto, FALCOMAT\u00c0 Nicola parlando con un nomade di nome Patrizio indirizzava al suo cospetto gravi e pesanti minacce, manifestandogli di essere determinato a compiere anche gesti di estrema violenza nei confronti degli autori del reato, come spararli e gettarli in un pozzo per farne sparire i cadaveri. <\/p>\n<p>In alcuni casi impossibile dal momento che una buona parte dei cittadini di Brancaleone ha dimostrato di preferire di rivolgersi ai \u201cCumps\u201d, piuttosto che denunciare i fatti. <\/p>\n<p>Dall\u2019ascolto delle conversazioni \u00e8 stato possibileindividuare specificireati in materia di armi pronte all\u2019uso e ad essere adoperate quando uno degli associati ne abbia bisogno anche temporaneo. <\/p>\n<p>Sempre nella parte di indagine curata dalla Polizia di Stato \u00e8 stata evidenziata anche una articolata attivit\u00e0 nel campo degli stupefacenti, riconducibile sempre ai \u201cCumps\u201d, ovvero all\u2019articolazione dell\u2019associazione mafiosa di ultima generazione sul territorio di Brancaleone e territori limitrofi.<\/p>\n<p>Le indagini hanno permesso di mettere in risalto i ruoli di soggetti che nel comprensorio brancaleonese ponevano in essere attivit\u00e0 di traffico di sostanze stupefacenti che, per una parte, si sono compiute in Sicilia ed a Bagnara Calabra (RC). Le attivit\u00e0 investigative, infatti, si sono sviluppate attraverso una intensa e proficua attivit\u00e0 tecnica nel corso della quale la Polizia di Stato ha avuto modo di delineare specifici episodi da cui sono emersi riferimenti espliciti allo spaccio di stupefacenti<\/p>\n<p>Gli spacciatori, in specie, concordavano appuntamenti con i loro clienti (e consumatori) adottando terminologia criptica, di dubbia valenza semantica in base a comuni canoni linguistici e logici, ma in realt\u00e0 pregna di significato alla luce delle emergenze fattuali riscontrate e, soprattutto, dei recuperi di sostanza stupefacente effettuati sul campo. <\/p>\n<p>Gli esiti delle attivit\u00e0 di indagine, considerati nel loro complesso, hanno consentito a questa Direzione Distrettuale Antimafia di contestare il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l\u2019individuazione di specifici ruoli per ciascuno dei sodali.  <\/p>\n<p>\u00c8 stata altres\u00ec ritenuta sussistente l\u2019aggravante mafiosa di cui all\u2019art. 7 della L. n. 203\/91 in base al fatto che l\u2019attivit\u00e0 posta in essere, in prevalenza nei territori di Africo e Brancaleone, vede operativi e attivi promotori molti dei soggetti indiziati di partecipazione all\u2019associazione mafiosa, costituendo il settore del traffico di stupefacenti uno degli ambiti privilegiati del programma criminoso della consorteria mafiosa, per come indicato dal collaboratore MAVIGLIA Maurizio e riscontrato dagli elementi di indagine raccolti nel presente procedimento.<\/p>\n<p>Su conforme richiesta della D.D.A., il G.I.P.di Reggio Calabria ha disposto ancheil sequestro preventivo delle seguenti ditteutilizzate per l\u2019esecuzione dei lavori ottenuti mediante il ricorso a condotte estorsive:<\/p>\n<p>impresa individuale TRIPODI Veneranda, con sede legale a Brancaleone, il cui reale titolare \u00e8 ALATI Annunziato(marito di TRIPODI Veneranda);<br \/>\nimpresa Teknoimpiantis.r.l. di CONDOLEO Francesca con sede in Gioia Tauro che, affidataria del servizio di custodia e manutenzione dell\u2019impianto di depurazione del Comune di Brancaleone, aveva assunto TRIPODI Paolino, cognato di ALATI Annunziato (tratto in arresto per estorsione e turbata libert\u00e0 degli incanti con l\u2019aggravante mafiosa), proprio al fine di inserire un soggetto di riferimento della consorteria all\u2019interno della gestione della manutenzione dell\u2019impianto di depurazione.<\/p>\n<p>L\u2019odierna operazionerappresenta un ulteriore ed importante step nell\u2019azione di contrasto alla \u2018ndrangheta  operante nel mandamento jonico della provincia reggina.<\/p>\n","protected":false},"author":16996,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","categories":[1],"tags":[],"geo":[44,770,833],"class_list":{"0":"post-145578","1":"video","2":"type-video","3":"status-publish","5":"category-cronaca","6":"geo-calabria","7":"geo-reggio-calabria","8":"geo-reggio-di-calabria"},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video\/145578"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/types\/video"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/users\/16996"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/comments?post=145578"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video\/145578\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/media?parent=145578"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/categories?post=145578"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/tags?post=145578"},{"taxonomy":"geo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/geo?post=145578"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}