{"id":131212,"date":"2015-05-27T12:23:44","date_gmt":"2015-05-27T12:23:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.youreporter.it\/video_all_insegna_dell_illegalit_2\/"},"modified":"2015-05-27T12:23:44","modified_gmt":"2015-05-27T12:23:44","slug":"video_all_insegna_dell_illegalit_2","status":"publish","type":"video","link":"https:\/\/www.youreporter.it\/video\/video_all_insegna_dell_illegalit_2\/","title":{"rendered":"Fuga dall&#8217; &#8220;illegalit\u00e1&#8221; 2"},"content":{"rendered":"<p>Questo video nasce non solamente dall&#8217;esigenza di raccontare il percorso di vita di uno dei membri dell&#8217;Associazione \u201cGhetto Out\u201d ma, in particolare, con lo scopo di non riprodurre materiale in cui ci si fa portavoce di qualcun altro, lasciando spazio e libert\u00e1 d\u2019espressione ai protagonisti di questo percorso. <\/p>\n<p>La storia di Lamine ricorda quella di migliaia di immigrati \u201cirregolari\u201d e mette in luce solo uno degli aspetti concernenti l&#8217;immigrazione in Italia. Per comprendere a fondo la tematica riteniamo necessario andare a ricercare \u201ccome sia possibile\u201d che cos\u00ed tanti immigrati debbano trovarsi a svolgere, senza altra scelta, il cosiddetto lavoro nero. L&#8217;inizio di tale storia va ricercato nella legislazione italiana in fatto di immigrazione, materializzata in quei luoghi \u2013 non luoghi propri dell\u2019epoca del \u201csupermodernismo\u201d e cari all\u2019antropologo Marc Aug\u00e9, in cui vige (per dirlo con il filosofo Agamben) uno stato d&#8217;eccezione che si concretizza in un vuoto giuridico, una sospensione del diritto paradossalmente legalizzata: stiamo parlando dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione per Immigrati) e dei CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo). Molti degli immigrati sono infatti costretti prima a passare per questi luoghi per poi ritrovarsi \u201cillegali\u201d ed impiegati nel settore del lavoro nero. Costretti nei CIE se, anche dopo 20 anni di soggiorno REGOLARE sul territorio italiano, si ritrovano a non avere la possibilit\u00e1 di rinnovare i propri documenti (ad esempio nel caso in cui non si sia in possesso di un contratto di lavoro) con un conseguente ed inevitabile mandato di espulsione dal territorio italiano dopo 18 mesi di detenzione nel CIE. Oppure, costretti in un CARA anche fino a due anni in seguito alla domanda di richiesta d&#8217;asilo. Per la permanenza in tali centri e per ogni immigrato vengono sovvenzionati finanziamenti statali alle cooperative per la gestione di tali centri, le quali dovrebbero occuparsi di mettere a disposizione dei servizi per una permanenza dignitosa di tali immigrati cosa che, nella maggior parte dei casi, non avviene mentre \u201ci soldi non si sa dove vanno a finire\u201d.<br \/>\nUsciti da un CIE dopo 18 mesi con un mandato di espulsione o da un CARA dopo circa due anni con un diniego della richiesta d&#8217;asilo, queste persone non sanno dove andare, non possono andare n\u00e9 avanti, n\u00e9 indietro. Non possono tornare nei loro paesi d&#8217;origine per differenti ragioni ma non avranno mai la possibilit\u00e1 di costruire una vita alla luce del sole in Italia poich\u00e9 illegalizzati. Cos\u00ed, una delle poche possibilit\u00e1 a loro disposizione, rimane quella di lavorare nel settore dell&#8217;agricoltura, in nero naturalmente (si faccia caso alla distribuzione delle concentrazioni di CIE  e CARA sul territorio italiano e alla loro stretta relazione con le zone a maggiore concentrazione di lavoro agricolo). In questo modo, si vanno ad ingrassare doppiamente le casse dello stato, prima con i CIE e i CARA e, successivamente, tramite il lavoro illegale sui campi. <\/p>\n<p>E, cos\u00ed, Lamine ci racconta: \u201c[Un giorno] ho sentito che c&#8217;\u00e9 un luogo che si chiama Foggia dove c&#8217;\u00e9 il lavoro di agricoltura e ho detto va bene, perch\u00e9 io sono qua per lavorare, posso fare tutti i lavori che possano darmi la vita dignitosa e cos\u00ed sono venuto qua. [\u2026] mi hanno dato l&#8217;indirizzo di una persona al ghetto e dopo sono venuto al ghetto [di Rignano]. [\u2026] L\u00ed non c&#8217;\u00e9 acqua potabile, non c&#8217;\u00e9 sicurezza ma&#8230; che dobbiamo fare, siamo arrivati e non possiamo tornare indietro. [\u2026] per abitare dentro le baracche devi fare un pagamento di 20 o 25\u20ac e ti danno un materasso [\u2026] ma tutto a terra. [\u2026] c&#8217;\u00e9 un ristorante [\u2026] e sei costretto a comprare il cibo l\u00ed. [\u2026] Certo, tu puoi andare via perch\u00e9 non \u00e9 che sei costretto a vivere l\u00ed, non \u00e9 un obbligo ma una scelta. Io, per esempio, non avevo la possibilit\u00e1 di andare via [\u2026].\u201d <\/p>\n<p>L&#8217;economia sommersa, con un 28% del prodotto nazionale, risulta raggiungere in Italia la percentuale pi\u00fa alta di tutta L&#8217;Europa. Lamine ci dice che \u00e9 una scelta libera ma gli immigrati illegalizzati (alias non in possesso di un \u201cregolare\u201d permesso di soggiorno), in realt\u00e1, dipendono proprio da questa \u201ceconomia sommersa\u201d (e viceversa): infatti, la continua richiesta di lavoro nero in condizioni che pi\u00fa assomigliano alla schiavit\u00f9 necessita lavoratori illegalizzati, complice la legislazione sull&#8217;immigrazione che ha eliminato quasi del tutto forme regolari di ingresso nel \u201cnostro\u201d Paese. Tale richiesta di lavoro nero risulta avere un \u201cpull effect\u201d (o meglio un effetto calamita) sull&#8217;immigrazione illegalizzata in Italia. Infatti, molte occupazioni non esisterebbero se non facessero parte del settore dell&#8217;economia sommersa e molte delle piccole (e grandi) industrie agricole non avrebbero possibilit\u00e0 alcuna di sopravvivere se non ci fossero i lavoratori stagionali illegalizzati disposti, causa forze maggiori, ad accettare qualsiasi tipo di lavoro. Ci\u00f2, per\u00f2, da vita ad un\u2019 ulteriore conseguenza negativa visibile nell&#8217;effetto stigmatizzante secondo il quale la disponibilit\u00e1 degli immigrati extra-europei ad accettare un lavoro poco desiderato e poco stimato tra i cittadini italiani, li posiziona in una fascia pi\u00fa bassa della societ\u00e1 e questo, contemporaneamente, sembra rivelare ad una buona fetta di italiani aspetti negativi circa le loro qualit\u00e1 umane.<br \/>\nMa cosa c&#8217;\u00e9 di pi\u00fa inumano che vivere in un ghetto come quello descritto da Lamine, privati dei pi\u00fa elementari diritti umani? Un luogo che diventa anch&#8217;esso uno stato d&#8217;eccezione sotto gli occhi di tutti e che finisce per diventare \u201cnormale\u201d, per trovare accettazione e indifferenza tra i pi\u00fa.<\/p>\n<p>Molti dei lavoratori stagionali percepiscono questa esperienza in maniera devastante per la psiche. La maggior parte delle persone intervistate sentono che le loro vite sono esclusivamente nelle mani dei loro capi neri. Sentono di non aver nessun tipo di sicurezza e che gli possa esser fatto torto o ingiustizia in qualsiasi momento. <\/p>\n<p>Solo pochi coraggiosi hanno la forza di prendere in mano la situazione e di avviare un percorso che persegue come obiettivo finale una vita nella legalit\u00e1. Con la complicit\u00e1 delle istituzioni si avvia nel 2012 il progetto dell&#8217; \u201cEcovillaggio Sankara\u201d per il conseguimento della chiusura (pi\u00fa o meno) immediata del ghetto di Rignano ed il loro progressivo spostamento all&#8217;ecovillaggio, luogo in cui lo slogan \u201cvivere nella legalit\u00e1\u201d sarebbe dovuto essere parola d&#8217;ordine. Regolari permessi di soggiorno e regolari contratti di lavoro rappresentavano i punti di partenza in tale progetto. Ma la voce di Lamine ci confronta con un&#8217;altra realt\u00e0: \u201cMa che contratti? Non abbiamo mai visto dei contratti o permessi di soggiorno, sono delle parole che entrano di qua e escono di l\u00e1, non abbiamo visto niente. M&#8217;hanno detto all&#8217;inizio (le cooperative e associazioni italiane parte di questo percorso) che quando sei qua dobbiamo aiutarti ad avere un permesso di soggiorno per lavorare senza il lavoro nero, ma da quando sono qua non ho mai visto neanche una persona che mi abbia fatto questa proposta.\u201d<\/p>\n<p>Ad oggi, il ghetto di Rignano continua ad essere parte integrante dello scenario delle campagne in Capitanata, immobile, bruciato dal sole ed insensibile alle sofferenze umane, mentre il progetto dell&#8217; \u201cEcovillaggio Sankara\u201d sembra quasi essersi trasformato in una reminiscenza, un paesaggio spettrale dimenticato da tutti, ma il cui nucleo pullula e pulsa vita. A maggio 2015 \u00e9 abitato da 10 membri dell&#8217;Associazione \u201cGhetto Out\u201d, per lo pi\u00fa senegalesi, giovani (e una famiglia) desiderosi di portare a termine ci\u00f3 che da tempo \u00e9 stato iniziato: \u201cNoi siamo costretti ad andare avanti perch\u00e9 abbiamo fatto una lotta da anni per avere questo posto che si chiama Casa Sankara, oggi non possiamo andare via o lasciare questo posto. [..] Vogliamo lavorare con le istituzioni, in particolare con la regione Puglia, noi siamo pronti ad andare avanti in questo progetto di autocostruzione e agricoltura, siamo pronti, anche oggi. [..] ma siamo bloccati, qua siamo senza niente, senza i mezzi di trasporto, senza il cibo, senza acqua, siamo senza niente. Neanche un centesimo per comprare una scheda telefonica per chiamare la tua famiglia, non abbiamo pi\u00fa niente.\u201d Ancora una volta un gruppo di immigrati a cui erano stati promessi mari e monti si ritrova ad essere stato strumentalizzato e vittima di sfruttamento. Ci chiediamo quando finir\u00e1 tutto questo!<\/p>\n<p>E quasi come al tramonto di un sogno Lamine termina la sua intervista con queste parole che riecheggiano nella solitudine di una campagna ormai stanca di soprusi: \u201cDobbiamo lottare per il nostro avvenire qua a Casa Sankara\u201d.<\/p>\n","protected":false},"author":11090,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","categories":[1],"tags":[],"geo":[5902,55,5952],"class_list":{"0":"post-131212","1":"video","2":"type-video","3":"status-publish","5":"category-cronaca","6":"geo-foggia","7":"geo-puglia","8":"geo-san-severo"},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video\/131212"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/types\/video"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/users\/11090"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/comments?post=131212"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video\/131212\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/media?parent=131212"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/categories?post=131212"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/tags?post=131212"},{"taxonomy":"geo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/geo?post=131212"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}