{"id":119910,"date":"2015-07-18T00:49:36","date_gmt":"2015-07-18T00:49:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.youreporter.it\/video_speziale_libero_sedici_gradoni_ultras_teramo\/"},"modified":"2015-07-18T00:49:36","modified_gmt":"2015-07-18T00:49:36","slug":"video_speziale_libero_sedici_gradoni_ultras_teramo","status":"publish","type":"video","link":"https:\/\/www.youreporter.it\/video\/video_speziale_libero_sedici_gradoni_ultras_teramo\/","title":{"rendered":"SPEZIALE LIBERO Sedici Gradoni Ultras Teramo"},"content":{"rendered":"<p>SPEZIALE LIBERO<br \/>\nQuante volte, nel corso degli anni, questa espressione ha scatenato lo scandalo e lo sdegno della \u201csociet\u00e0 civile\u201d nel nostro paese.<br \/>\nIl caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello di Pietro Arcidiacono, calciatore. Il 17 novembre del 2012 \u00e8 impegnato con la sua squadra, il Cosenza, che milita in serie D, nella partita contro il Sambiase. Quando Arcidiacono segna, nell\u2019esultanza, mostra una maglia, su cui c\u2019\u00e8 scritto \u201cSpeziale innocente\u201d. Il ragazzo, nonostante si assuma totalmente la responsabilit\u00e0 del gesto, giustificandolo come un atto di vicinanza ad un amico, nato nel suo stesso quartiere a Catania, rimedia un Daspo di tre anni. Caso forse unico nel mondo del calcio: tanto vale l\u2019espressione di un pensiero, molto di pi\u00f9 di tante scorrettezze che nei campi si vedono ogni giorno e che in altri luoghi varrebbero anche pi\u00f9 di un Daspo. Arcidiacono messo alla gogna mediatica da giornalisti, sindacati di polizia e istituzioni varie, riceve la solidariet\u00e0 delle curve.<br \/>\nA Lecce viene esposto lo striscione \u201cSpeziale innocente, adesso diffidateci tutti\u201d, e l\u2019invito viene subito raccolto da chi di dovere. Le conseguenze non si fanno attendere: viene diffidato un ragazzo di 22 anni.<br \/>\nUltima in ordine di tempo \u00e8 la famosa maglietta indossata da un esponente della Curva A di Napoli, ritenuta dai media e dall\u2019opinione pubblica una \u201caggravante mediatica\u201d degli incidenti avvenuti a Roma prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.<br \/>\nMa perch\u00e9 in uno Stato, che costituzionalmente garantisce la libert\u00e0 di espressione, si \u00e8 penalmente perseguibili se viene chiesta la libert\u00e0 per un ragazzo?<br \/>\nLa stessa non dovrebbe essere garantita, indipendentemente dal grado di giudizio nel quale il soggetto che riceve tali attestati si trova?<br \/>\nMa chi \u00e8 Antonino Speziale?<br \/>\nCosa ha fatto?<br \/>\nE\u2019 perch\u00e9 noi ci uniamo a quel coro che ne chiede la libert\u00e0?<\/p>\n<p>2 FEBBRAIO 2007<br \/>\nIl 2 febbraio 2007 a Catania si gioca il derby di Sicilia, tra la squadra locale e il Palermo. Previsto inizialmente per il 4 febbraio, in seguito ad una lettera del sindaco di Catania al ministero dell&#8217;Interno si \u00e8 deciso di rimandarlo per la concomitanza con la festa di Sant&#8217;Agata. In molti auspicano ad un rinvio alla fine del mese, ma l&#8217;incontro viene anticipato per il giorno 2, con inizio alle 18.30. In avvio di partita partono i fuochi d&#8217;artificio predisposti in onore della contemporanea festa di sant&#8217;Agata, patrona di Catania.<br \/>\nI tifosi ospiti arrivano dieci minuti dopo l&#8217;inizio del secondo tempo per problemi organizzativi.<br \/>\nFuori dallo stadio si verificano i primi scontri, con alcuni tifosi locali che tentano di entrare in contatto con la tifoseria ospite. A questo punto inizia uno scambio di lanci di petardi e fumogeni. La polizia tenta di disperdere i tifosi e vengono usati dalle forze dell\u2019ordine, in due riprese, all&#8217;interno della curva nord, dei lacrimogeni, che generano il panico sugli spalti, dove migliaia di tifosi stanno assistendo all&#8217;incontro, ignari degli scontri che avvengono all&#8217;esterno. Una moltitudine di persone tenta quindi la fuga ma trova gli ingressi dello stadio sbarrati. Si crea una calca pericolosissima che provoca diffuse scene di isteria collettiva. La partita viene quindi sospesa per quaranta minuti dall&#8217;arbitro Stefano Farina per l&#8217;aria irrespirabile. Durante la fuga, molti tifosi di casa cercano di entrare in contatto con gli avversari: cominciano gli scontri veri e propri. Intanto la partita termina (vince il Palermo per 2 a 0) e, all&#8217;esterno dello stadio, decine di persone dal volto coperto attaccano le forze dell&#8217;ordine. Le immagini vengono trasmesse in diretta da Sky.<br \/>\nSi parla di uno schieramento imponente: 1.200 agenti. Alla fine, si contano 71 feriti tra le forze dell&#8217;ordine, pi\u00f9 altrettanti civili. Vengono fermati la sera stessa una ventina di ultras. Di questi, nove vengono arrestati e quattro sono minorenni.<br \/>\nContemporaneamente, si viene a sapere che l&#8217;ispettore capo del X Reparto Mobile di Catania, Filippo Raciti, \u00e8 stato ucciso. In un primo momento la voce che circola \u00e8 considerata falsa ma, successivamente, arriva la conferma intorno alle 22.<br \/>\nLa causa della morte \u00e8 da ricercare in un grave trauma interno del fegato. Vani sono i soccorsi ed il ricovero immediato all&#8217;Ospedale &#8220;Garibaldi&#8221;: l&#8217;uomo spira dopo tre quarti d&#8217;ora di agonia, per arresto cardiaco. Insieme a lui viene ricoverato un altro poliziotto, in gravi condizioni, ma non in pericolo di vita.<\/p>\n<p>IL DECRETO AMATO<br \/>\nIn seguito a questo evento, come sempre succede in Italia, quando accadono disgrazie di questa portata, l\u2019unica soluzione urlata ai quattro venti, nei salotti televisivi, portata avanti da schiere di giustizialisti in un perbenismo dilagante e raccolta nelle stanze dei poteri legiferanti in materia di sicurezza negli stadi, risponde solo ed esclusivamente ad una ulteriore e sempre pi\u00f9 asfissiante repressione nei confronti del mondo delle curve e del tifo organizzato.<br \/>\nTutte le leggi speciali, infatti, che negli anni si sono succedute, non hanno risolto il problema della violenza, ma sembrano, pi\u00f9 che altro, volte ad ostacolare la libert\u00e0 d\u2019espressione e di movimento del tifo da stadio. L\u2019inasprimento di pene gi\u00e0 spropositate, se rapportate al contesto in cui sono applicate ed in base ai reati commessi, come l\u2019arresto in flagranza differita e l\u2019uso spropositato di strumenti come il daspo, da molti considerato incostituzionale, a cui si aggiungono il biglietto nominale , il divieto d\u2019acquisto nella citt\u00e0 ospitante del tagliando in trasferta, costituiscono le ultime trovate partorite dal decreto Pisanu, precedente ai fatti narrati. E\u2019 questa dunque la situazione contingente in cui si svolge la vicenda. Il tutto, ovviamente, non accade a caso, ma favorisce il crescente business del calcio che, ormai, affonda le sue fondamenta nello spettatore televisivo e sempre meno nel tifoso da stadio, con lo scopo di trasformare definitivamente quest\u2019ultimo in un vero e proprio cliente. Quello che esce fuori, nell\u2019immediatezza di quei giorni, dopo i fatti di Catania, \u00e8 qualcosa di ancora pi\u00f9 spaventoso, se possibile, giuridicamente parlando: il cosiddetto Decreto Amato. Nonostante ipocrite rassicurazioni sul presunto cambiamento del modo di affrontare il problema da parte dello stato e la volont\u00e0 di ricercare una soluzione definitiva al problema della violenza negli stadi, il decreto, di fatto, pone il veto finale su striscioni, bandiere, tamburi, megafoni e qualsiasi altro strumento di tifo e coreografico.<br \/>\nTutto ci\u00f2 che, fino a quel momento, ha rappresentato il pane quotidiano di ogni tifoso, ultras e gruppo organizzato, \u00e8 adesso al vaglio delle autorit\u00e0 di pubblica sicurezza, alle quali bisogna chiedere il permesso per esporre un simbolo, introdurre uno striscione o una bandiera, rinunciare, quindi, al proprio modo di essere e di concepire il calcio, di vivere la partita di pallone, come si \u00e8 sempre fatto, di generazione in generazione. Questa pratica di controllo totalizzante da parte delle istituzioni, smentisce, di fatto, il fine ultimo del decreto di legge stesso che, da un lato si propone di debellare il fenomeno della violenza, mentre in realt\u00e0, nega ad una determinata categoria di cittadini il diritto di esprimersi, usando quelli che da sempre sono i propri strumenti, senza che tra le due cose ci sia una bench\u00e8 minima relazione. Chi legifera in tal senso dovrebbe infatti spiegare quale nesso ci sia nel vietare l\u2019uso di un tamburo, di un megafono o l\u2019esposizione di uno striscione che non ha contenuti che possano istigare alla violenza o creare turbative dell\u2019ordine pubblico, con la prevenzione di eventuali disordini all\u2019interno o nelle vicinanze di un impianto sportivo. Lo stesso decreto prevede, inoltre, l\u2019introduzione della tessera del tifoso, che altro non \u00e8 se non una ulteriore schedatura di massa per chiunque voglia mettere piede in uno stadio.  Verr\u00e0 ripresa ed introdotta in modo definitivo qualche anno pi\u00f9 tardi, da un altro ministro, particolarmente attivo nel proporre ulteriori misure restrittive, in una sua particolarissima crociata anti-ultras: Roberto Maroni.<br \/>\nUn decreto, insomma, che uccide libert\u00e0 costituzionalmente garantite, quali quella di espressione e di libera circolazione sul territorio nazionale.<br \/>\nTutto questo cosa c\u2019entra con la violenza? <\/p>\n<p>DECRETO AMATO: IN NOME DEL \u201cDIO DENARO\u201d OGNI DIRITTO COSTITUZIONALE HA SACRIFICATO!<br \/>\nSi fa largo l\u2019idea che durante quel 2 febbraio, ma soprattutto nei giorni successivi, un accadimento tragico sia realmente servito a qualcuno. Si \u00e8 volutamente scelto di cavalcare l\u2019onda emotiva, sulla morte di un uomo, per il tornaconto di chi, da sempre, del calcio vuole fare solo ed esclusivamente una macchina da soldi. L\u2019occasione che si presentava era troppo ghiotta, per dare una spallata definitiva a quelle voci fuori dal coro ed eliminare gli ultimi rimasti a puntare il dito contro il marcio nella gestione del mondo del calcio (gli ultras e le curve) e  spianare finalmente la strada, per trasformare quella larga massa di appassionati in clienti consumatori.<br \/>\nDistruggere l\u2019aggregazione che il tifo da stadio produce: questo \u00e8 l\u2019unico obbiettivo che si evince chiaramente dal Decreto Amato. Il resto, la violenza, sembrano solo chiacchiere da dare in pasto al popolino assopito, seduto a cena davanti al TG.  <\/p>\n<p>CHI HA UCCISO L\u2019ISPETTORE RACITI?<br \/>\nGli investigatori analizzano da subito le immagini e le stesse restituiscono i gesti di un ragazzone grande e grosso che con altri cinque o sei ultras afferra e poi scaglia verso gli agenti un pezzo di lamiera. Lo stesso pezzo, secondo le ricostruzioni degli investigatori, verrebbe usato contro il plotone di divise blu a m\u00f2 di ariete. Ma questo le immagini non lo mostrano. E\u2019 in quegli attimi, compresi tra le 19,04 e le 19,09 che, secondo  la Procura dei minori e la Squadra mobile di Catania, Raciti riceve il colpo mortale che gli recide una vena del fegato. Ed \u00e8 qui, sul filo dei minuti e dei fotogrammi, che rischia di sommarsi il dramma di un ultr\u00e0 minorenne, Antonino Speziale, all\u2019epoca diciassettenne.<br \/>\nInterrogato l\u20198 febbraio, l\u2019indagato si riconosce nei fotogrammi, ammette di aver scagliato il pezzo di lamiera e anche di averlo \u201cspinto una volta\u201d contro gli agenti, ma sostiene di non aver colpito nessuno. Per gli investigatori l\u2019assenza d\u2019immagini determinanti \u201c\u00e8 un dettaglio marginale\u201d, perch\u00e9 sostengono, \u201c\u00e8 rigorosamente logico che ci sia l\u2019impatto\u201d tra il giovane e l\u2019ispettore. L\u2019ordine di arresto per omicidio viene emesso il 27 febbraio 2007 dal Gip Alessandra Chierego del Tribunale pei i minori di Catania.<br \/>\nLa ricostruzione di tutta la vicenda processuale, e le distorte ricostruzioni con le quali si \u00e8 arrivati a processare Speziale, nell\u2019arringa, dell\u2019avvocato della difesa, Lipera, tenuta nella Corte d\u2019appello di Catania il 18 dicembre del 2011. Il procedimento penale scaturito dall&#8217;uccisione dell\u2019ispettore Raciti ha visto le seguenti sentenze:<br \/>\n\u2022\til 9 febbraio 2010 il Tribunale dei Minori di Catania ha irrogato la pena di 14 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale ad Antonino Speziale, minorenne all&#8217;epoca dei fatti;<br \/>\n\u2022\til 22 marzo 2010 la Corte di Assise di Catania ha irrogato la pena di 11 anni (dieci anni per omicidio preterintenzionale, pi\u00f9 un anno per resistenza a pubblico ufficiale) a Daniele Natale Micale, ventitreenne, il quale avrebbe partecipato in concorso con lo Speziale all\u2019omicidio di Raciti.<br \/>\n\u2022\til 21 ottobre 2011 la Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello di Catania ha confermato la condanna a 11 anni di reclusione per Daniele Micale per omicidio preterintenzionale.<br \/>\n\u2022\til 21 dicembre 2011 la Corte d&#8217;Appello per i minorenni di Catania ha condannato Antonino Speziale a 8 anni di carcere per omicidio preterintenzionale.<br \/>\n\u2022\til 14 novembre 2012 la Corte di Cassazione ha confermato le sentenze di appello disposte nei confronti di Speziale e di Micale. Nei confronti di Micale il verdetto dei giudici sar\u00e0 addirittura peggiore: la condanna inflittagli per concorso in omicidio preterintenzionale sar\u00e0 di anni undici, tre in pi\u00f9 rispetto alla pena stabilita per Speziale. Gi\u00e0 nei numeri, il processo scaturito in seguito alla morte dell&#8217;ispettore Raciti indurrebbe chiunque a pensare che, forse, c\u2019\u00e8 qualcosa che non va. Perch\u00e9 colui che sarebbe stato ritenuto l&#8217;esecutore materiale dell&#8217;omicidio avrebbe ottenuto una pena pi\u00f9 lieve rispetto alla persona che lo avrebbe aiutato?<br \/>\nLa domanda se fosse rivolta all&#8217;avvocato Giuseppe Lipera, il difensore di Antonino Speziale, avrebbe una sola risposta certa, pronunciata senza l&#8217;ombra del dubbio: la pena \u00e8 sbagliata perch\u00e9 ad essere sbagliato \u00e8 stato il processo. Lipera che ha difeso Speziale in tutti i gradi di giudizio, non ha mai dimostrato perplessit\u00e0 nel ribadire che la persona da lui difesa, Speziale appunto, non sia l&#8217;uccisore di Filippo Raciti. Anche dopo aver perso la battaglia processuale nei tre gradi di giudizio ha continuato a ribadire, in privato come in pubblico, che la storia non fosse affatto finita. Ha inoltrato una serie di ricorsi, presentati in ragione di nuovi elementi raccolti. Il 3 Marzo 2013 la madre  di Antonino Speziale, la signora Rosa Lombardo , dopo aver denunziato per falsa testimonianza il poliziotto autista del discovery, nonch\u00e9 collega di Raciti, rivolge un appello che ha come obiettivo la Verit\u00e0 ed invita il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catania a chiedere alla Corte di Appello di Messina la revisione della sentenza di condanna del figlio. Si chiama Salvatore Lazzaro e quella sera era alla guida del Discovery sul quale sedeva anche l&#8217;ispettore e che secondo la tesi sostenuta dai legali di Speziale sarebbe stato il mezzo con il quale Raciti sarebbe stato investito. Un incidente stradale. Questa sarebbe stata allora la causa della morte dell&#8217;ispettore. Niente a che vedere con le lesioni provocate dall&#8217;utilizzo del sotto lavello \u201c a m\u00f2 di ariete\u201d, cos\u00ec come invece hanno sostenuto per tutta la durata del processo, i membri della pubblica accusa che alla fine hanno per\u00f2 ottenuto il benestare dell&#8217;organo giudicante. E&#8217; passata la tesi per cui l&#8217;arma del delitto fosse appunto l&#8217;oggetto dal peso di 5,8 kg, molto simile ad un sotto lavello, che secondo l&#8217;accusa, Speziale scagli\u00f2 contro il corpo dell&#8217;ispettore Raciti.<br \/>\nDunque il sotto lavello. Ma allora cosa c&#8217;entra il Discovery? C&#8217;entra dal momento in cui, il poliziotto che lo guidava la sera dei fatti, cio\u00e8 Salvatore Lazzaro, ha dichiarato dinanzi ai suoi colleghi che lo hanno ascoltato in Questura la sera del 3 febbraio 2007 &#8211; dunque a poco pi\u00f9 di 24 ore di distanza dai fatti &#8211; \u201c di aver sentito una botta, dopo aver fatto una retromarcia e visto l&#8217;ispettore Raciti portarsi le mani alla testa per essere soccorso e portato in ospedale\u201d. Dichiarazioni che sono state messe a verbale dagli agenti della Questura di Catania e che secondo gli avvocati di Speziale costituirebbero niente altro che una confessione da parte di Lazzaro che avrebbe cos\u00ec ammesso di essere stato a lui ad \u201cinvestire\u201d l&#8217;ispettore provocando quelle lesioni che poi sarebbero risultate mortali. Lazzaro tuttavia chiamato a testimoniare anche in aula, dinanzi ai giudici, cambier\u00e0 la versione precedente dicendo che l&#8217;ispettore c&#8217;era, ma era distante dieci metri e non si trovava invece, come dichiarato in Questura la sera del 3 febbraio 2007 ai colleghi che hanno messo tutto a verbale, \u201calla mia sinistra\u201d.<br \/>\nMa invece a dieci metri di distanza dal Discovery. Dunque a distanza. Troppo lontano per essere urtato dalla retromarcia di cui Lazzaro aveva parlato ai suoi colleghi. I giudici finiranno per credere a questa seconda versione, nonostante Lazzaro, anche in aula durante il processo, incalzato dall&#8217;avvocato Lipera che gli chieder\u00e0 di confermare o meno la prima versione, dichiarer\u00e0 che si, quello che aveva raccontato la sera del 3 febbraio 2007 a proposito della \u201cbotta\u201d e della \u201cretromarcia\u201d fosse tutto vero. Eppure i giudici crederanno alla seconda versione, quella che servir\u00e0 a Lazzaro per evitare di essere incriminato e passare cos\u00ec direttamente da testimone ad accusato.<br \/>\nLa risposta l&#8217;avrebbero data i carabinieri scientifici del Ris di Parma, ai quali il Gip aveva chiesto una perizia tecnica sulla compatibilit\u00e0 del sotto lavello, ritenuto dall&#8217;accusa, essere stata l&#8217;arma del delitto. I Ris dopo aver riprodotto in laboratorio la dinamica dell&#8217;impatto, simulando artificialmente la scena dello scontro, e ripetendola ben 15 volte, utilizzando allo scopo un manichino dotato di sensori, e un sotto lavello uguale per dimensioni all&#8217;oggetto \u201coriginale\u201d, si pronunceranno, pur mantenendo comunque una certa cautela, in favore dell&#8217; \u201cinidoneit\u00e0\u201d dell&#8217;oggetto ad essere l&#8217;arma che ha ucciso Filippo Raciti. Inizier\u00e0 a questo punto una vera e propria guerra medico-legale tra le parti in causa che proseguir\u00e0 anche nel corso del processo quando i giudici chiederanno un&#8217;altra perizia, incaricando questa volta i tecnici della Scientifica, ossia poliziotti e non pi\u00f9 carabinieri. E non sar\u00e0 un dettaglio dato che il contenuto di questa seconda perizia, verr\u00e0 valutato dai giudici di Tribunale, Corte d&#8217;Appello e infine Cassazione, come idoneo a dare ragione all&#8217;accusa. Le cose, saranno andate proprio come stabilito dai pm. Sosteranno questo, nelle pagine di motivazioni alla sentenza, nonostante per\u00f2, all&#8217;interno di esse, si fatichi e molto a leggere di una prova certa e concreta che dimostri, al di la di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza di Speziale e Micale.<br \/>\nLa Corte di Appello di Messina ha per\u00f2 rigettato l&#8217;istanza nel maggio del 2013.<br \/>\nIl 24 aprile del 2015 anche la Cassazione di Roma ha rigettato la richiesta di revisione del processo.<\/p>\n<p>IL MONDO ULTRAS ANDAVA CRIMINALIZZATO DA QUEL 2 FEBBRAIO QUALCUNO CI HA GUADAGNATO! VERGOGNA!<br \/>\nGridiamo forte l\u2019innocenza di Antonino Speziale.<br \/>\nGli Ultras della Curva Est di Teramo lo fanno unendosi a quel coro di voci contro l\u2019ennesimo caso d\u2019ingiustizia, perpetrato nei confronti di un ragazzo, condannato a pagare qualcosa che non ha commesso.<br \/>\nLo facciamo perch\u00e9 crediamo che, non solo Antonino Speziale sia innocente, ma siamo fermamente convinti che egli rappresenti il capro espiatorio per chi ha usato la sua vicenda per i propri scopi e per giustificare l\u2019ennesimo pacchetto di leggi speciali, che hanno l\u2019unico obiettivo di criminalizzare il movimento Ultras e favorire gli affari di chi ha trasformato quello che era una volta uno sport popolare in un carrozzone che qualcuno definisce la seconda industria di questo paese.<br \/>\nChi sono, quindi, i veri criminali?<\/p>\n","protected":false},"author":7889,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","categories":[1],"tags":[],"geo":[5828,55,5864],"class_list":{"0":"post-119910","1":"video","2":"type-video","3":"status-publish","5":"category-cronaca","6":"geo-bari","7":"geo-puglia","8":"geo-santeramo-in-colle"},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video\/119910"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/types\/video"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/users\/7889"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/comments?post=119910"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/video\/119910\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/media?parent=119910"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/categories?post=119910"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/tags?post=119910"},{"taxonomy":"geo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.youreporter.it\/api\/wp\/v2\/geo?post=119910"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}