La processione del Venerdì Santo di Savona è un antico rito della tradizione cristiana che affonda le sue radici nel medioevo, ovvero all'epoca dei flagellanti del Duecento.
Con essa l'organizzazione del Priorato Generale delle Confraternite intende mantenere viva una tradizione storico-religiosa molto antica che continua a richiamare fedeli della Chiesa cattolica da ogni parte della Liguria.
Si svolge a cadenza biennale, negli anni pari, con partenza dalla cattedrale per concludersi dopo un percorso di circa un chilometro e mezzo in piazza Sisto IV.
La processione - accompagnata da canti di mottetti sacri composti per l'occasione - è articolata in poste, ovvero stazioni scandite dai capocassa che guidano le quindici casse lignee delle sei Confraternite savonesi. Si tratta di gruppi scultorei pesanti da cinquecento ai milleduecento kg e rappresentanti i "misteri" della Passione, che risalgono a epoche diverse e sono quindi ispirati a differenti modelli stilistici. Le più antiche sono due casse della confraternita dei Santi Pietro e Caterina, giunte da Napoli nel 1623 e raffiguranti "La Flagellazione" e "Cristo cade sotto la croce", molto arcaiche e statiche nella composizione. Alla stessa confraternita appartiene anche la cassa più recente, l' "Ecce Homo", realizzata nel 1978 dalla scultrice savonese Renata Cuneo in sostituzione di una cassa seicentesca di identico soggetto (opera dello scultore genovese Gio Andrea Torre) andata perduta durante il secondo conflitto mondiale.
la Processione del venerdi santo "la deposizione dalla croce"
L'ordine delle quindici casse processionali lignee è il seguente:
* La Promessa del Redentore, di Filippo Martinengo (1777);
* L'Annunciazione, di Anton Maria Maragliano (1717 circa);
* L'orazione nell'orto, attribuita ad Anton Maria Maragliano (1728);
* Il bacio di Giuda, di Giuseppe Runggaldier (1926);
* Gesù legato alla colonna, di ignoto genovese (1728);
* La Flagellazione, di scuola napoletana (acquistata nel 1623);
* L'incoronazione di spine, di Anton Maria Maragliano (1710);
* Ecce Homo, di Renata Cuneo (1978);
* Cristo cade sotto la croce, di scuola napoletana (acquistata nel 1623);
* Cristo spirante, di Anton Maria Maragliano (1728 circa);
* Il Cristo morto sulla croce, di scuola romana;
* La deposizione dalla croce, di Filippo Martinengo (1793);
* La pietà, di Stefano Murialdo (1833);
* La deposizione nel Sepolcro, di Antonio Brilla;
* L'Addolorata, di Filippo Martinengo.
La processione è aperta da una croce in legno detta in dialetto "Cruxe du Pasciu" (Croce di Passione) o volgarmente "Cruxe du Gallu" (Croce del Gallo), poiché porta dipinti e sagomati tutti i simboli della Passione (tra i quali, appunto, il gallo che cantando annunciò il tradimento di Pietro), ed è chiusa dal Reliquiario della Santa Croce contenente un frammento della Vera Croce.
Oggi come un tempo, i camalli (gli addetti al trasporto delle casse, termine dialettale comune con il quale si indicano anche gli scaricatori portuali), indossano la cappa in tela con i coll9ori delle Confraternite, bianca con i vari nastri colorati, oppure rossa (confraternita della Santissima Trinità) oppure turchina (confraternita di Santa Maria di Castello), con un cappuccio un tempo calato in testa, in segno di umiltà ed anonimato, oggi, più comunemente, ripiegato e appeso al colletto.
fonte wikipedia
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