Libano, Estero - 10 Marzo 2009

Don William tra campane, minareti e Nasrallah






















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video di giulia

di Elena De Vincenzo
per YouReporter.it

Derdegaya, villaggio cristiano maronita nel cuore del Libano meridionale, a prevalenza sciita.
Le campane della chiesa suonano per minuti dopo le celebrazioni domenicali. Ci sono paesi arabi dove vengono rese silenziose, non qui, nella zona sud-ovest del Libano, dove le contraddizioni hanno i volti di santi, patriarchi, di papi, combattenti, uomini politici.
Entriamo nella casa del prete maronita di Derdegaya, don William Naklè. In alto la foto di Nasrhallah, il leader di Hezbollah.
Dietro la scrivania quella di papa Giovanni Paolo II. Sul comò un fucile e proiettili, va a caccia, dice.
E' lui stesso, è don William, a raccontarci di un'amicizia con l'uomo del partito di dio, la bandiera gialla col pugno che stringe il fucile. Il leader musulmano sciita Nasrallah.
"Come uomo del sud del Libano, che è la terra di Gesù Cristo, sono fiero di avere n rapporto diretto, un amicizia con il signore di cui tengo la foto, Nasrallah, perché è un uomo che ha difeso la nostra terra, la terra di Cristo, dall'aggressore israeliano".
Don William mentre parla non guarda nessuno, sembra fissare il vuoto, vede le sue parole. Ci racconta della guerra, della resistenza al nemico comune.
"Nonostante la terribile distruzione la gente è stata sempre a fianco della resistenza, perché è un simbolo di dignità, di libertà. Col cuore e con la mente è stata vicina a quei ragazzi che hanno combattuto per cacciar via Israele".
Quei ragazzi sono i guerriglieri di Hezbollah.
"Abbiamo un vicino qui in Palestina che da quando esiste fa la guerra, l'ultima nel 2006 e hanno ucciso la gente, i bambini. Lo stesso accade in Cisgiordania, a Gaza. Israele è come una malattia che si trova in questa parte del medioriente. La gente ha combattuto non solo contro Israele, ma contro gli Stati Uniti d'America che armano Israele e contro quei paesi occidentali che l'appoggiano"
Ci racconta il suo sogno: l'unione fra cristiani e l'unione delle fazioni musulmane, e poi, insieme, un'unità nazionale per proteggere il Libano".
"Durante l'ultima guerra abbiamo ospitato circa 70 persone in una grande sala vicino alla chiesa: 12 famiglie, e non solo musulmani, ma anche cristiani, e ci si aiutava a vicenda"
"Io sono prima di tutto un prete, ma sono anche arabo e come tale non posso andare in pellegrinaggio in Palestina".
Il prete di Derdegaya chiede un Libano unito, con cristiani e musulmani, senza quelle fazioni che lui dice "sono appoggiate dall'America e ostacolano la resistenza". Parla di un popolo che vuole la pace.
"Noi in Libano, Israele dall'altra parte, non c'è nessun bisogno di avere un contatto diretto".
Difficile indovinare quali siano i segni del tempo o quelli delle bombe, in questo piccolo villaggio. Ci sono i soldati dell'onu - questi sono i Lagunari, inquadrati nella brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli - ci sono poche macchine, molti rottami. Palazzi costruiti a metà, o distrutti, ulivi. Si sentono le campane e in lontananza si vede una moschea.

in tv e online: PeaceReporter.net, Polisblog.it
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