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Trepuzzi (Lecce, Puglia) - 6 Luglio 2010

a TREPUZZI ARRESTATE 10 PERSONE

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? Diciannove ordinanze di custodia cautelare, altri due indagati a piede libero. La piaga dell'usura nel mirino del nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce e la scoperta, dopo una prima denuncia e l'accertamento di almeno una decina di ulteriori casi (altri potrebbero emergerne in seguito) di quella che viene ritenuta una vera e propria organizzazione criminale, con epicentro a Trepuzzi, ma più ramificazioni. Il blitz, nella notte appena trascorsa, messo in atto con un imponente dispositivo di uomini e mezzi dai militari del comando provinciale di Lecce. E un'inchiesta, quella coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Alessio Coccioli, che porta un nome piuttosto espressivo: "Shylock", l'usuraio protagonista de "Il mercante di Venezia", opera teatrale di William Shakespeare. L'imputazione: associazione per delinquere finalizzata all'usura, all'estorsione, all'esercizio abusivo di attività finanziaria ed al riciclaggio.

Gli arresti, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Maurizio Saso, sono stati eseguiti fra Trepuzzi, Surbo, Lecce, Lequile e Nardò, ma anche in provincia di Bologna. Dovranno rispondere delle accuse: Luigi Cinquepalmi, 55enne di Trepuzzi, Francesco Fantastico, 52enne di Nardò, Andrea Lacirignola, 33enne originario di Campi, ma residente a Medicina (provincia di Bologna), Orlando Margiotta, 71enne di Trepuzzi, Cosimo Miglietta, 45enne di Trepuzzi, Fernando Miglietta, 42enne di Trepuzzi, Alessio Perrone, 31enne di Trepuzzi (noto per essere il figlio di Antonio Perrone, già condannato per mafia e autore del libro "Fine pena mai", da cui è stato tratto l'omonimo film), Marcella Perrone, 39enne di Surbo, Salvatore Perrone, 68enne di Trepuzzi, Fernando Persano, 52enne di Surbo, Angelo Quarta, 31enne di Trepuzzi, Antonio Rizzo, 33enne di Trepuzzi, Graziano Rollo, 31enne di Trepuzzi, Alfredo Scardicchio, 37enne di Lecce, Daniela Scardicchio, 41enne di Lequile, Mario Scardicchio, 28enne di Lecce, Antonio Tarantini, 60enne di Trepuzzi, Alessandro Sciannocca, 34enne di Trepuzzi e Luigi Cosimo Durante, 72enne di Nardò (a sua volta, zio dell'assassino dell'assessore alla Cultura di Nardò, Renata Fonte, avvenuto negli anni '80).

Le indagini del nucleo investigativo leccese, coordinato dal capitato Biagio Marro, sono partite nel febbraio del 2009, proprio per la denuncia di un imprenditore di Trepuzzi. Per investigare sul caso, i militari si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche, vagliando anche i conti bancari. Ed è da qui che è affiorata l'esistenza di ben sei canali usurari. Delle dieci vittime accertate, però, solo quattro hanno fatto il passo della denuncia, affidandosi apertamente ai carabinieri e sfidando la paura. Si tratta di tre imprenditori in difficoltà e di un impiegato. Secondo quanto evidenziato nel corso di una conferenza stampa che s'è svolta questa mattina, alla quale hanno partecipato anche il procuratore capo Cataldo Motta, il comandante provinciale dell'Arma, Maurizio Ferla, ed il tenente colonnello Salvo Gagliano, tra i sistemi più impiegati, risulterebbe il cambio assegno post-datato, con interessi che toccavano quota 120 per cento annui, fino a punte, in qualche caso, del 300 per cento.

Le vittime, quelle solite dell'usura, con problemi economici di base e ridotte definitivamente sul lastrico, una volta incappate nelle maglie del meccanismo perverso della "cravatta". Non sarebbero mancate, in tutto questo, le minacce, per avere i soldi, e l'organizzazione avrebbe imposto anche la risoluzione di ogni problema facendo ottenere prestiti da società finanziarie, con il meccanismo della truffa attraverso la comunicazione di dati falsi (ad esempio, riguardanti le buste paga), costringendole poi a versare il denaro per pagare i tassi usurari. Per due degli arrestati anche l'aggravante dell'associazione mafiosa, essendo già condannati per questo tipo di reato e perché hanno agito con le tipiche modalità mafiose. Ad una delle vittime che non riusciva ad onorare il "debito" sarebbero persino stati "sottratti" un terreno ed una moto di grossa cilindrata.

Sempre secondo quanto evidenziato dai carabinieri, il giro di assegni avveniva principalmente su alcuni conti correnti ed al cambio si prestava anche una finanziaria locale, la Fin.Co di Nardò, il cui titolare, Durante, risulta tra gli arrestati. Uno di questi conti correnti, intestato ad una confraternita, sarebbe stato utilizzato da Cinquepalmi per i prestiti "a strozzo". Nel mirino delle forze dell'ordine sono poi finiti beni mobili ed immobili, di diversi fra i diciannove presunti aderenti all'organizzazione, insieme a conti correnti bancari, per un totale di circa 1 milione di euro. Si tratta, in particolare di due abitazioni fra Trepuzzi e Marittima di Diso, di un terreno nella marina leccese di Spiaggiabella, di un'auto di grossa cilindrata e di cinque conti.

La misura cautelare ? come evidenziato dal procuratore Motta - si è resa necessaria anche per le pressioni che alcuni indagati, nell'ultimo periodo, avrebbero iniziato ad attuare nei confronti delle vittime le quali, oltre a ricevere messaggi minatori, avrebbero subito anche danneggiamenti. E, in qualche caso, avrebbero ricevuto per posta macabri portachiavi con bare. Nel corso delle operazioni è stato rinvenuto e sequestrato numeroso materiale tra cambiali, assegni e computer. Alcune vittime sono assistite dallo sportello antiracket di Lecce.

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