Stai usando una versione obsoleta di Explorer. Aggiorna alla versione 10
Fallo subito! Solo così potrai caricare i video su YouReporter e vederli alla miglior qualità possibile. Oppure usa Firefox o Safari.
Grosseto, Toscana - 11 Ottobre 2010

Una sirena a Grosseto

Condividi su FACEBOOK- Condividi su TWITTER- DOWNLOAD EMBED

  • Dimensioni: -
    Autoplay: Si No

10/10/2010
Individuato con il Georadar un sirenio fossile di 5 milioni di anni fa

E' stato Simone Casati, noto scopritore di fossili del Gruppo Avis Mineralogia e Paleontologia di Scandicci, a notare alcuni frammenti di ossa portati alla luce durante l'aratura di un campo presso Arcille, nel comune di Campagnatico a pochi chilometri da Grosseto. Il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa, subito coinvolto nelle ricerche, per verificare se si trattasse di frammenti isolati o se nel sottosuolo si nascondesse uno scheletro intero, ha voluto testare l'utilizzo del Georadar. Questo strumento era già stato sperimentato per la ricerca dei fossili negli anni 80 del secolo scorso da Walter Landini, docente di Paleontologia dell'Università di Pisa, ma in seguito era stato impiegato prevalentemente per individuare resti archeologici. Il Georadar invia impulsi elettromagnetici nel terreno e dalla loro riflessione ricava una sorta di radiografia del sottosuolo che evidenzia le eventuali anomalie presenti, cioè i corpi estranei, che potrebbero essere anche dei fossili. La prospezione con il Georadar fatta ad Arcille è stata coordinata da Adriano Ribolini, docente di Geomorfologia Radar del corso di laurea magistrale in Geofisica ed Esplorazione Applicata dell'Università di Pisa. I risultati dell'indagine sono stati sorprendenti: hanno permesso, non solo di individuare la presenza dello scheletro, ma di determinarne le dimensioni e la profondità di seppellimento. Queste informazioni sono risultate utilissime per pianificare lo scavo che ha poi confermato le indicazioni fornite dal Georadar. Sono stati recuperati il cranio con le zanne anteriori, la mandibola, diverse costole, alcune vertebre e parte degli arti anteriori di un sirenio, un mammifero marino parente dell'attuale dugongo.
Il recupero è stato effettuato dal Museo di Storia Naturale e del Territorio dell'Università d Pisa in collaborazione con il Gruppo Avis Mineralogia e Paleontologia di Scandicci (Firenze), il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa, la Soprintendenza Archeologica della Toscana e il Comune di Campagnatico. Il successo di questa operazione si deve all'unione di più competenze che hanno reso possibile, non solo il completo recupero del fossile, ma anche l'acquisizione, durante le fasi di scavo, di una mole enorme di dati scientifici che risulteranno di fondamentale importanza per lo studio del reperto. Attraverso l'analisi dei microfossili raccolti nel sedimento intorno al fossile, Stefano Vaiani, ricercatore dell'Università di Bologna, ha già datato il reperto a circa 5 milioni di anni fa. Inoltre, grazie alla collaborazione con il Museo Civico di Rovereto, verrà realizzata una ricostruzione digitale 3D dell'area dello scavo. Tutti questi dati verranno rielaborati da Chiara Tinelli che, sotto la guida di Giovanni Bianucci, ricercatore in Paleontologia dei Vertebrati al Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa, sta svolgendo il dottorato di ricerca sulle tecniche di recupero e sulla tafonomia dei vertebrati. Attualmente il reperto si trova a presso il Museo dell'Università d Pisa per la preparazione e lo studio.
Il fossile ritrovato è stato attribuito alla specie Metaxytherium subapenninum, un sirenio che viveva lungo le coste italiane durante il Pliocene da 5 a 3 milioni di anni fa. Come i sirenii attuali (il dugongo e il lamantino) Metaxytherium subapenninum era un mammifero marino che viveva in acque calde, costiere ed estuarine, nutrendosi di piante marine (come ad esempio la posidonia). La sua scomparsa fu probabilmente dovuta al progressivo raffreddamento del Mediterraneo in relazione all'istaurarsi e all'espandersi della calotta glaciale artica. Il ritrovamento di un animale marino nell'entroterra del grossetano si spiega con il fatto che questa area, così come gran parte delle colline toscane, durante il Pliocene era ricoperta dal mare. Insieme al sirenio sono state ritrovate numerose conchiglie marine e denti di diversi squali che probabilmente si sono nutriti della carcassa di questo grosso animale depositatasi sul fondo marino.
Nella stessa area, a pochi metri dal luogo di ritrovamento di questo sirenio, in passato erano già stati rinvenuti altri tre scheletri appartenenti alla stesa specie. Questi fossili, recuperati dal Gruppo Avis di Scandicci, sono oggi esposti nel Museo Geopaleontologico di Badia a Settimo (Firenze). La concentrazione di un numero così elevato di fossili in una stessa area è un evento eccezionale, considerando la rarità di questi ritrovamenti e il fatto che rappresentano gli esemplari più completi di questa specie ritrovati fino ad oggi. Ma le indagini ancora in corso con il Georadar potrebbero riservare nuove sorprese. E' infatti possibile che altri reperti siano ancora sepolti nella stessa area, in attesa di ritornare alla luce dopo cinque milioni di anni.