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Siena, Toscana - 3 Maggio 2012

Un cucciolo di foca a Castelnuovo Berardenga (Siena)

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    Autoplay: Si No

I resti fossili di foche (pinnipedi) - a livello mondiale - sono generalmente rari e rappresentati da pochissimi reperti molto frammentari. Anche nei depositi pliocenici dell'Italia settentrionale centrale, dove sono invece frequenti i ritrovamenti di cetacei e di sirenia, sono stati ritrovati in passato pochi resti di questi mammiferi marini. Fanno eccezione alcuni ritrovamenti avvenuti all'inizio del 1900 nelle Colline Pisane. Uno di questi è rappresentato da uno scheletro quasi completo scoperto ad Orciano Pisano, una località famosa per aver restituito in passato un numero impressionante di vertebrati marini fossili. Il reperto di Orciano fu chiamato Pliophoca etrusca e si trova esposto presso il Museo di Storia Naturale e del Territorio dell'Università di Pisa: si tratta forse dello scheletro fossile di foca più completo scoperto nell'emisfero boreale. La Pliophoca etrusca è probabilmente uno degli antenati della foca monaca (Monachus monachus), l'unico pinnipede che vive ancora oggi nel Mediterraneo. La presenza della Pliophoca nel Pliocene italiano, intorno a tre milioni di anni fa, suggerisce una possibile origine di questa linea di pinnipedi nel Mediterraneo. Solo una specie attuale (M. monachus) ha mantenuto il suo areale in questo mare, mentre invece M. tropicalis ha raggiunto i Caraibi (per estinguersi nella metà del secolo scorso) e M. schauinslandi, le Hawaii. Il reperto di pinnipede rinvenuto dal G.A.M.P.S. a Castelnuovo Berardenga appartiene ad un individuo immaturo - un cucciolo - (denti di latte, epifisi assenti). Lo studio in corso da parte di ricercatori dell'Università di Pisa potrà chiarire se sia da riferirsi alla stessa specie trovata ad Orciano o se invece possa trattarsi di qualcosa mai descritta in precedenza. In ogni caso, questo reperto fornisce nuovi dati sulla distribuzione stratigrafica e geografica dei pinnipedi fossili nel Mediterraneo e potrà contribuire a comprendere meglio le fasi di colonizzazione e la linea evolutiva di questi mammiferi marini. La scoperta, effettuata da Marco Zanaga e Simone Casati del GAMPS, è il frutto di una assidua collaborazione con la dott.ssa Silvia Goggioli: Funzionaria Archeologa della Soprintendenza Archeologica Toscana. Un lavoro in sinergia che ha permesso in passato, sempre nei sedimenti marini di Castelnuovo Berardenga, di recuperare reperti di grande valore scientifico. Resti di vertebrati terrestri, vertebrati marini, pesci e squali dalla forma decisamente bizzarra come lo squalo serpente che attualmente vive nelle profondità abissali. Un territorio straordinario che continua a restituire frammenti di storia della Regione Toscana. Fragili resti di un passato lontano che vengono puntualmente salvati grazie ad un costante lavoro di squadra. La Pliophoca etrusca è già visibile presso i locali del G.A.M.P.S. di Scandicci insieme a tanti altri tesori che aspettano soltanto di essere ammirati, studiati e valorizzati.

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