La storia di Venezia passa attraverso percorsi inconsueti, magari nascosti da un campo di mais come questo.
Qui un tempo c'era un ramo del delta del Brenta, prima che il corso fosse deviato. Dove gli archeologi dell'università Ca' Foscari stanno scavando, nella campagna estiva 2010, sorgeva uno dei più importanti monasteri ai bordi della laguna, quello di Sant'Ilario e Benedetto.
Le suo origini si perdono proprio in quell'alto medioevo che vede Venezia diventare autonoma, ed iniziare il suo percorso di gloria e potenza. Siamo nell'anno del Signore 819.
L'occhio esperto degli studiosi riconosce gli ambienti, le prime strutture, persino un'area produttiva dove si preparava la malta. Segno di una grande attività edilizia, di cui ancora si trovano le tracce nelle case coloniche più antiche.
Un simbolo di religiosità e un centro di potere, Sant'Ilario, che sorgeva dove ora ci sono i campi di Dogaletto di Mira.
I giovani ricercatori, guidati dal professor Sauro Gelichi, rilevano la pianta, classificano i ritrovamenti, ed indagano sulle tombe e sugli scheletri scoperti dopo secoli. Non ci sono solo corpi inumati, semplicemente, come capitava di solito in quell'epoca: qui ci sono anche tombe in pietra, che riportano ai protettori del monastero, i primi dogi della Serenissima, Agnello e Giustiniano Partecipazio.
Una sola nota: peccato per la campagna di scavo, troppo breve: d'altronde i finanziamenti sono con il contagocce, e con circa 15.000 euro non si può fare molto di più. Perché questo è il valore che si dà alla storia e alla cultura in Italia.
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