La testimonianza di chi ha assistito agli scontri in via Padova e prima all'omicidio.
La rivolta degli immigrati a Milano, dopo l'omicidio in Via Padova di un giovane egiziano da parte di sudamericani, diventa subito un caso politico a un mese e mezzo dalle regionali. La Lega parte all'attacco della politica «dell'integrazione facile», come dice il ministro Roberto Calderoli. E Matteo Salvini, eurodeputato e consigliere comunale, chiede «controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano» nei quartieri multietnici della città. Il Pd, invece, con il candidato alla presidenza della Lombardia Filippo Penati, punta l'indice contro «chi governa la città da 15 anni». Mentre Emanuele Fiano, deputato milanese, chiama il ministro dell'Interno Roberto Maroni a riferire al più presto alla Camera sugli scontri scoppiati nel tardo pomeriggio in città. «Quello che è accaduto è una risposta a tutti coloro che ritengono che l'integrazione possa avvenire per legge o per decreto - dice all'ANSA Calderoli - Sono cose da matti, stiamo pagando una ideologia sbagliata del passato e anche gli errori odierni di qualcuno che pensa che l'integrazione possa realizzarsi attraverso delle modifiche numeriche». Senza citarlo, una bacchettata a chi, come il presidente della Camera Gianfranco Fini, chiede che siano ridotti i tempi per ottenere la cittadinanza. Calderoli ricorda che la Lega considera «da sempre essenziale quantità, qualità e controllo» dell'immigrazione. «Quello che accade stasera a Milano è un segnale di una possibile nuova banlieu francese - aggiunge - Proprio mentre la Francia sta facendo proposte rigide per il controllo dell'immigrazione dimostrando come sia giusta la nostra linea». Riccardo De Corato, vicesindaco Pdl di Milano, parla di «far west tra bande di nordafricani e sudamericani. Ma il conto - dice - lo pagano i milanesi: auto e negozi distrutti, decine di uomini della polizia impegnati per ore». De Corati cita i dati dell'immigrazione in città: «200mila extracomunitari regolari, 40mila clandestini; il 15,4% della popolazione milanese fatta di extracomunitari e via Padova, la via più multietnica di Milano - aggiunge - testimonia che sono numeri enormi: così è difficile governare l'immigrazione». Un affondo che provoca la reazione di Penati, che il 28-29 marzo sfiderà Roberto Formigoni per la poltrona di governatore lombardo. «Sono 15 anni che De Corato e la destra governano la città e, di fronte ai tragici fatti di Via Padova, sanno solo dire che Milano è il far west. Non è accettabile che quando governa il centrosinistra il problema dell'ordine pubblico è colpa del governo, mentre quando lo fa il centrodestra, sia a livello locale che nazionale, non si sentono investiti da nessuna responsabilità». La verità, secondo il capo della segreteria del Pd, è che «nessuno dei provvedimenti» annunciati dal governo «ha sortito il minimo effetto». «De Corato di certo non si dimetterà, ma almeno abbia il pudore di stare zitto».
Maroni riferisca in Parlamento sui fatti di Via Padova a Milano: a chiederlo è il Pd, attraverso il responsabile sicurezza del partito, Emanuele Fiano. «La guerriglia urbana in corso a Milano in via Padova, tra gruppi di extracomunitari dopo l'omicidio del pomeriggio, preoccupa moltissimo, sia per la violenza degli scontri sia per la gravità del fatto - sottolinea - che una parte della città sia in questo momento fuori dal controllo delle autorità». «I problemi dell'integrazione e della sicurezza urbana necessitano di capacità di governo che evidentemente sono mancate. Chiederemo al ministro Maroni - conclude - di riferire in Parlamento circa i gravi episodi di quest'oggi».
Filippo Penati, capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani e candidato del Pd a governatore della Lombardia, interviene sull'omicidio del giovane egiziano e gli scontri successivi tra immigrati a Milano criticado le parole del vicesindaco Riccardo De Corato. «Sono 15 anni che De Corato e la destra governano la città di Milano - afferma Penati - e l'unica cosa che ha da dire, di fronte ai tragici fatti accaduti oggi in Via Padova, è che Milano è il far west e che le risse sono all'ordine del giorno». Per Penati, «non è accettabile che quando governa il centrosinistra il problema dell'ordine pubblico è colpa del governo, mentre quando il centrodestra governa, sia a livello locale che nazionale, non si sentono investiti da nessuna responsabilità. Senza contare che nessuno dei provvedimenti che sono stati annunciati e proclamati hanno sortito il minimo effetto. Siamo sicuri che De Corato non si dimetterà, ma almeno abbia il pudore di stare zitto».
Dopo la rivolta scoppiata in serata tra viale Padova e viale Monza a Milano in seguito all'omicidio di un egiziano, l'eurodeputato della Lega Nord Matteo Salvini ha invocato il pugno duro contro gli immigrati, sollecitando espulsioni a tappeto. «Ho già segnalato al ministro Maroni questa situazione di emergenza - ha detto Matteo Salvini - occorrono controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano». Salvini, che siede anche in Consiglio comunale di Milano, ha già rivolto al sindaco Letizia Moratti la richiesta di una seduta straordinaria dell'assemblea cittadina da convocare proprio in via Padova. Il Carroccio, intanto, ha già organizzato per venerdì prossimo una manifestazione con i comitati e i cittadini nei luoghi degli scontri.
«Credo che il migliore termine per rappresentare la situazione che si è determinata in via Padova questa sera è quella di far west tra bande di nordafricani e sudamericani. Il conto però lo pagano i milanesi: auto distrutte, vetrine dei negozi distrutti, decine di uomini della polizia di stato impegnati da quasi due ore». Lo ha affermato, all'ANSA, il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato. «Questo accoltellamento testimonia che i numeri dell'immigrazione quando sono troppo alti è difficile governali - ha proseguito l'esponente politico- . È evidente che per Milano, che ha duecentomila extracomunitari regolari e 40 mila clandestini, è un numero enorme. Il 15,4% della popolazione milanese è fatta di extracomunitari e via Padova, che è la via più multietnica di Milano, testimonia che con questi numeri è difficile governare l'immigrazione. E non si dica che Milano è una città chiusa. Gli incidenti di questa sera dicono in maniera chiara che l'integrazione la si può fare solo con numeri accettabili altrimenti si crea razzismo tra le stesse comunità di stranieri, come accade stasera tra nordafricani e sudamericani». «Le liti tra extracomunitari sono all'ordine del giorno - ha sostenuto De Corato - nei primi sei mesi del 2009 erano stati 84 gli stranieri coinvolti e 23 le denunce». «Ringrazio - ha concluso - il questore e le forze dell' ordine che hanno fatto fronte a una situazione difficile e complessa. Mi auguro che questo segnale lo capiscano tutte le istituzione, è un allarme che ci deve far riflettere e mettere in atto da parte delle forze dell'ordine interventi tempestivi. Altrimenti rischieremo di andare verso situazioni come le periferie francesi a cui non voglio nemmeno pensare».
«Quello che è accaduto questa sera a Milano è una risposta a tutti coloro che ritengono che l'integrazione possa avvenire per legge o per decreto»: lo ha detto all'Ansa il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, commentando gli scontri di Milano. «Sono cose da matti - ha aggiunto l'esponente leghista - e stiamo pagando una ideologia sbagliata del passato e anche gli sbagli odierni di qualcuno che pensa che l'integrazione possa realizzarsi attraverso delle modifiche numeriche». «Noi della Lega - ha detto Calderoli - da sempre sosteniamo che per quanto riguarda l'immigrazione la quantità e la qualità, e il loro controllo, sono essenziali. Quello che accade stasera a Milano è un segnale di una possibile nuova banlieu francese. Proprio mentre la Francia sta facendo proposte rigide per il controllo dell'immigrazione dimostrando come sia giusta la nostra linea».
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