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24 Giugno 2009
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I carabinieri del nucleo operativo
ecologico di Venezia e del nucleo operativo di Padova hanno
messo i sigilli a quattro aziende, tra Padova e Rovigo, del
gruppo Levio Loris con sede a Badia Polesine (Rovigo), che opera
da 25 anni nel settore del trattamento dei rifiuti nel Veneto.
Nell'ambito dell'operazione, denominata "Serenissima", sono
state eseguite due ordinanze di custodia cautelare, una a carico
del titolare della ditta, Levio Loris, 50 anni, e una nei
confronti di una cittadina cinese, e sono stati sequestrati 70
camion e 60 milioni di euro in beni mobili ed immobili alla
ditta, che ha sedi operative anche nel padovano: a Grantorto,
Selvazzano e Vigonza.
I rifiuti erano marchiati come materie prime secondarie, ma
si trattava, secondo i carabinieri, di rifiuti pericolosi per
l'ambiente. I militari hanno contabilizzato, dall'avvio
dell'indagine nel 2005 il trattamento di oltre 230 mila
tonnellate di rifiuti tossici che partivano, con destinazione la
Cina, da Venezia, Genova e Ravenna. Il sospetto dei carabinieri
é che i rifiuti, per lo più carta e plastica contaminata,
venissero utilizzati per essere bruciati nei termovalorizzatori
cinesi, oltre che finire in discarica o essere utilizzata per la
produzione di materiale destinato alla produzione di casalinghi
o giocattoli, potenzialmente pericolosi.
Le ipotesi di reato contestate ai due arrestati e ad altre
undici persone denunciate sono di associazione a delinquere
finalizzata al traffico illecito di rifiuti e falso
documentale.
I carabinieri del nucleo operativo
ecologico di Venezia e del nucleo operativo di Padova hanno
messo i sigilli a quattro aziende, tra Padova e Rovigo, del
gruppo Levio Loris con sede a Badia Polesine (Rovigo), che opera
da 25 anni nel settore del trattamento dei rifiuti nel Veneto.
Nell'ambito dell'operazione, denominata "Serenissima", sono
state eseguite due ordinanze di custodia cautelare, una a carico
del titolare della ditta, Levio Loris, 50 anni, e una nei
confronti di una cittadina cinese, e sono stati sequestrati 70
camion e 60 milioni di euro in beni mobili ed immobili alla
ditta, che ha sedi operative anche nel padovano: a Grantorto,
Selvazzano e Vigonza.
I rifiuti erano marchiati come materie prime secondarie, ma
si trattava, secondo i carabinieri, di rifiuti pericolosi per
l'ambiente. I militari hanno contabilizzato, dall'avvio
dell'indagine nel 2005 il trattamento di oltre 230 mila
tonnellate di rifiuti tossici che partivano, con destinazione la
Cina, da Venezia, Genova e Ravenna. Il sospetto dei carabinieri
é che i rifiuti, per lo più carta e plastica contaminata,
venissero utilizzati per essere bruciati nei termovalorizzatori
cinesi, oltre che finire in discarica o essere utilizzata per la
produzione di materiale destinato alla produzione di casalinghi
o giocattoli, potenzialmente pericolosi.
Le ipotesi di reato contestate ai due arrestati e ad altre
undici persone denunciate sono di associazione a delinquere
finalizzata al traffico illecito di rifiuti e falso
documentale.
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