Al Festival di Giornalismo investigativo di Marsala anche Nicola Biondo (qui nell'intervista di Angelo Cimarosti), giornalista dell'Unità e di BluNotte, e Sigfrido Ranucci di Report e di Rainws24, hanno pubblicato "Il patto" (Chiarelettere). Tra lo Stato e la mafia c'è stata o non una trattativa? Questo è l'interrogativo che i due giornalisti si rivolgono e su cui tentano di far chiarezza. Tutto parte dalle rivelazioni di Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso di Palermo, che in una nuova inchiesta racconta ai magistrati come dopo la stagione delle stragi, la cattura del boss Totò Riina, i clan siciliani vennero a patti con Marcello Dell'Ultri, braccio destro di Silvio Berlusconi e allora fondatore di ForzaItalia. In realtà dice Biondo un patto tra Stato e malaffare in Sicilia è sempre esistito.
I passaggi di questo Patto sono molteplici:
- il papello con le 12 richieste di Totò Riina per fermare la stagione delle stragi
- gli incontri avuti da vito ciancimino con due Ufficiali dei Carabinieri
- la mancata perquisizione del covo di Riina quando fu catturato
- la troppo lunga e sospetta latitanza di Bernardo Provenzano
Questa è storia più o meno nota: ma qui viene presentata la testimonianza di un infiltrato, Luigi Ilardo, un uomo che lo Stato ha insinuato all'interno della malavita organizzata e che già nel '96 ha raccontato cosa e soprattutto chi ha visto: ha portato i carabinieri al covo di Provenzano ma questi non l'hanno catturato e il boss ha potuto usare quel nascondiglio fino al 2006.
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