Il non poter far sapere, per un giornalista, è come morire.
Le migliaia di persone che hanno assistito al secondo Festival del Giornalismo di Inchiesta a Marsala, lo sanno. Erano lì, ad affollare gli incontri, a sentire voci, ad ascoltare chi fa quello strano mestiere che è quello del "giornalista investigativo", inviati, corrispondenti freelance, grandi nomi o precari, tutto con una passione: scavare, trovare notizie, renderle pubbliche.
Chi ascoltava ha colto benissimo l'atmosfera: non è quella davanti al capezzale di un malato terminale: giornalisti che sanno fare le inchieste ci sono.
E' piuttosto l'atmosfera di chi assiste ad un condannato a morte nel suo "Miglio Verde". Il giornalismo d'inchiesta esiste, è vivo, vende libri, basta vedere il successo di Chiarelettere, ma sta per essere soffocato per sempre (potete sentire un estratto dell'intervista di Antonella Mascali e poi cercare l'integrale tra i correlati)
Se non si viene informati, la conseguenza è non sapere: e il risultato finale è la perdita di un diritto che può pesare molto, come si sta vedendo in questi giorni sulle stragi di Capaci e via D'Amelio (parla il caposervizio dell'Ansa Palermo Giuseppe Lo Bianco, intervista integrale sempre su YouReporter tra i correlati)
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