Prima parte del reportage di Stefano De Nicolo e Martino Madelli in Francia al di là del confine italiano dove sorgono 6 centrali nucleari, tutte collocate tra 100 e 160 km in linea d'aria dall'Italia.
Ognuna di queste centrali ha avuto nella migliore delle ipotesi qualche anomalia, se non veri e propri incidenti, alcuni recentissimi, come quello di livello 2 a Tricastin lo scorso febbraio.
A Cruas i problemi sono di queste ore, con un black-out inaspettato al reattore 3.
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Le alpi sono la migliore barriera che ci possa essere, un eventuale incidente potrebbe causare problemi in funzione delle correnti e dei venti che potrebbero veicolare pulviscolo radioattivo, se al posto delle alpi non ci fosse nulla o una pianura, allora è come se le avessimo a casa nostra, in realtà le montagne sono l unico e il migliore deterrente alla contaminazione diretta da radiazioni ionizzanti
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non in caso di nube radioattiva e pioggia, però: non sono sufficienti alte per fermarla
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Le alpi non sono una protezione di qualche tipo nei confronti delle ricadute radioattive, conta molto la direzione del vento.
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freelens1 parlavo di contaminazione diretta, le ricadute radiative sono indirette
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In che senso diretta, forse l'emissione diretta Gamma ?
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si esatto gamma e vari isotopi, poi dipende dal tipo di sorgente
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Bisogna ammettere che è un'energia possente, le torri di raffreddamento sono enormi, pensate quante caldaiette a gas servono per ottenere una tale energia ?
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freelens1, possente e affascinante tanto quanto è pericolosa, il nucleare lo definirei un detenuto guardato a vista ma sempre pronto alla fuga appena diminuisce la attenzione su di lui
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