Le antenne della vergogna.
Si fa presto a dire: "Hai il telefonino in tasca, come fai ad essere contrario agli impianti necessari a garantirne il funzionamento?".
Gia', ma qui non stiamo parlando di una, due o nove antenne: su quella Torre ci sono ben 24 impianti! Forse la piu' alta concentrazione romana.
Parte dei trasmettitori sono celati dietro vetri opachi, cosi' prima di renderci conto della loro presenza ci siamo accorti che qualcosa non andava, perche' non e' normale che nel palazzo piu' vicino alla Torre in ogni appartamento abitato stabilmente ci sia almeno un caso di tumore. Oramai quello stabile e' soprannominato "il reparto oncologico".
"Qualcuno e' vivo, qualcuno e' morto" canta Lucio Dalla, ma in quel palazzo nessuno canta la mattina quando, aprendo le finestre, dal sonno passa all' incubo generato dalla vista delle antenne che svettano arroganti ed inesorabili, diffondendo quel veleno che chiamiamo "elettrosmog".
Come altri veleni l'elettrosmog e' invisibile, ma ci dicono che al di sotto di una certa soglia e' praticamente innoquo. Ma quanto innoquo ci chiediamo? Quanto il DDT prima che fosse vietato nel 1978? Quanto le fibre di amianto prima del 1992, anno in cui ne fu vietato l'uso? Quanto la diossina prima di Seveso e Bophal? Quanto il nucleare civile prima di Three Miles Island e Chernobyl? O quanto, per tornare nel piccolo ambito del nostro Municipio, l'elettrosmog da elettrodotto verificato come dannoso da un' indagine epidemiologica dell'Istituto Superiore di Sanita' nei pressi di un vecchio impianto a tensione relativamente bassa e pressocche' inutilizzato alla Longarina, del quale tutti, meno che i residenti, dicevano che era ricolo dirne male?
Solo indagini serie ci diranno, probabilmente tra molti, troppi anni, se quei 24 impianti sono o non sono responsabili di tante sofferenze e se e' vero o meno che quelle emissioni - cosi' come sospettano alcuni medici - inficiano gli effetti dei trattamenti chemioterapici.
Nel dubbio sulle conseguenze derivanti dall'esposizione a lungo termine all'elettrosmog va evitata almeno la sovraesposizione, come quella subita da chi abita nei pressi della Torre ACEA di Ostia.
Negli ultimi anni, con il sostegno del locale Comitato Parco della Vittoria e con la partecipazione dei cittadini, i malati hanno chiesto che quel "nido di antenne" fosse eliminato. In due occasioni gli amministratori ci hanno "accontentati": una prima volta a febbraio del 2007, quando il Comune ha chiesto ed ottenuto che ACEA, proprietaria della Torre, disdicesse i contratti di locazione con i gestori di telefonia. ACEA ha effettivamente inviato le disdette, peccato che locatore, locatario e amministrazione sapessero benissimo che quelle disdette sarebbero state inefficaci per via delle garanzie che la legge da' al servizio di telefonia mobile, considerato un servizio primario alla stregua dell'acqua o dell'energia elettrica. Poi a novembre del 2007 si giunse ad un accordo (leggibile su www.parcodellavittoria.it) che impegnava Comune, Municipio e gestori, grazie al quale, con modalita' diverse, in tempi successivi e nell'arco di un anno, tutti gli impianti sarebbero stati rimossi. Tra un paio di settimane l'anno sara' trascorso ma le 24 antenne della vergogna sono ancora li'.
Malati e cittadini rivendicano ancora ed energicamente il rispetto di quest'ultimo accordo, perche' le amministrazioni - ne siamo tutti convinti - devono lavorare per i cittadini che rappresentano e non prenderli in giro sfacciatamente per servire poteri forti, quali sono TIM, VODAFONE, WIND e LA3.
Togliere le antenne dalla Torre ACEA di Ostia senza pregiudicare la qualita' del servizio e' possibile e va fatto, perche' chi abita li' vicino ha gia' pagato un prezzo eccessivo in termini di lutti, sofferenze e perdita della serenita'.
Chiudo con un pensiero al nostro Silvio Messina, morto dopo essere stato investito durante un picchettaggio organizzato per impedire l'installazione di ulteriori impianti. Anche lui era convinto che dire "prima la vita, poi il profitto" non e' di destra ne' di sinistra: e' solo necessario.
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