Giudizi critici su John Sutherland
JOHN SUTHERLAND*
Un espressionista astratto ad Ischia
A ridosso dell'ultimo conflitto bellico la Germania di Hitler bolla pesantemente tutte le espressioni artistiche non figurative, decretandole "Arte Degenerata". Le Avanguardie emigrarono in parte negli Stati Uniti, ma molti rimasero nella vecchia Europa diradandosi tra la Svizzera e l'Italia. Qui, verso il mare, sull'Isola di Ischia, nell'elegia di un paesaggio solare e classico, si dinamizzò un epicentro di Arte Espressionista a lungo vitale. John Sutherland, di origine australiana, ne fu attratto negli anni '70. Pare che i colori e le luci dei Mediterraneo abbiano avuto un notevole influsso sulla sua sensibilità coloristica, abile, come si è rivelato, nel far affiorare calde patinature per una necessità pittorica sentimentalmente più coinvolgente. Non è il "segno", ma il gesto che lo precede immediatamente a muovere a spatola quel magma cromatico intessuto di fermenti incontrollati e disinibiti. La sua espressione artistica va ad allacciarsi a radici storiche di scottante evoluzione che comunque non esauriscono la straordinaria carica di magnetismo sprigionante dalle sue opere viste ed analizzate dal vivo. La spatola, oppostamente al pennello, agisce rapida, incisiva e dà l'immagine immediata di ciò che Lui vuole esprimere. L'artista, intimamente munito di cultura umanistica, fa capo alle varie tendenze espressionistiche e astratte del Centro Europa, negli anni '40, in cerca di un punto di fusione. Il grande esodo dei Surrealisti in America è l'evento che fa coagulare le correnti portanti, l'irrazionale e il simbolico. Sutherland si pone esattamente al crocevia dell'esperienza europea e dell'avventura americana: con sorprendente originalità da questa elabora la procedura a colore puro gettato sulla tela con la spatola e modellato con gesto istantaneo (da cui Gestualismo o Neogestualismo), da quella invece estrae il valore parametrico della Storia e dell' Uomo che gli consente un approccio addirittura letterario e psicologico al soggetto, partecipe del malessere politico e sociale che affligge l'umanità di ogni parte della Terra dalla ricostruzione postbellica in poi, soprattutto se, in un paese come l'Italia, al restauro dei monumenti e alla riedificazione delle case non ha potuto corrispondere quello delle coscienze.
(Giulia Sillato, rivista "Arte" Mondadori, aprile 1997)
*Opere in permanenza presso il Centro Ricerche d'Ambra Via S. Vito, 56 ? Forio d'Ischia (NA) ? Tel. e fax 081/997117
[E-Mail: dambran@gmail.com]
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Special Guest
John Sutherland
at Maffei Palace of Verona, 1996
The exhibition Rifugio Precario, Artisti Intellettuali Tedeschi in Italia dal 1933 al 1945 (Temporary shelter, German Intellectual Artists in Italy from 1933 to 1945 Mazzotta Catalogue, 1995) was held last year in Milan in the rooms of Palazzo della Ragione. On display were works of artists, mostly German, some still alive, who, during the second World War, had been branded by the severe and pointless Nazi Decrees on "degenerate art". The decrees banned all those forms of Art which pursued the image of inner expression, far removed from traditional stereotypes, emblems of the Imperialism of the Third Reich. Some avant gard artists emigrated to the Union States, others remained in old Europe , In Switzerland and Italy . Here, by the sea, on the island of Ischia , in an elegiac sunny and classic landscape, o centre of Expressionist Art was founded, from which stems the present, and still vital artistic trend. The Australian artist John Sutherland was attracted by it in the Seventies, The graphic "gesture', not the sign, determines his violent and problematic pointing, where the colour is given in jets and with a broad knife, following quick and powerful impulses which imply o composition of uncontrolled and uninhibited chromatic turmoil. He clearly finds inspiration from the Abstract Expressionism of the New York group, where forms and colours reach a total freedom of expression as o symbolic protest against world disaster and social unease. But Sutherland's pointing has a humanistic base: In the confusion of forms and colours, so congenial to him, he gives vent to the anger of a person who does not shirk moral judgement. In this sense, it is worth mentioning his works of 1994 inspired by the war in Bosnia and by Italian problems, such as the historical and political changes deriving form the "Clean Hands" strategy against corruption, and the appointment of a new man, Silvio Berlusconi, as Prime Minister John Sutherland's presence in Verona at Palazzo Maffei, for the 1996/97 Selezione Maffeiana is a great cultural event. In November, works of artists from Campania will be on display. The culture from Ischia will open up in many directions and provide talented people, coming from the most unexpected parts of the world, with the rich legacy of values and images represented by the human warmth of the inhabitants, the unique picturesque landscape and the remains of its millenary history. [Giulia Sillato]
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John Sutherland dans ses toiles en acrylique, présente une peinture où l'idée d'espace est vécue comme vision cosmologique: les couleurs s'introduisent et s'éloignent du centre pour avoir des effets dans une vision complète. Dans sa planification il parait avoir une vision obtenue à travers un vol rasant où le rependre de la couleur est effet et forme d'un devenir cosmique.
[ Gennaro Corduas ]
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Il pittore John Sutherland ha compiuto studi umanistici ed è laureato. Si è formato principalmente attraverso lo studio dell'evoluzionismo, dell'esistenzialismo e delle correnti artistico-letterarie del Novecento. Caposcuola del neogestualismo esistenziale (Zagler). Nelle sue opere non vi è mai alcuna descrittività: gli elementi sono ridotti ad essenzialità emblematiche, individuabili in particolari atmosfere, da cui traspare la viva partecipazione e l'intensa emozione dell'artista. realizza i suoi dipinti con un linguaggio ai limiti dell'astrazione, tra l'espressionismo e l'informale. Alterna momenti di distensione lirica a vere e proprie esplosioni cromatiche che lo proiettano in una dimensione carica di energia gestuale (G. Trabini).
Ha illustrato diversi libri ed ha partecipato a numerose mostre in Italia e all'estero. Le sue opere sono custodite in collezioni, associazioni culturali, pinacoteche ed Enti pubblici e privati in varie città e comuni italiani. E' presente nei più prestigiosi annuari e cataloghi d'arte moderna e contemporanea.
(Pubblicato nel Catalogo IV Festival Internazionale della Pittura contemporanea).
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JOHN SUTHERLAND
Gli ultimi romantici. Così furono definiti gli artisti che negli anni quaranta affidavano la loro espressione artistica alla sola forza del gesto, imprimendo una carica sentimentale ai propri quadri magari a danno d'un contenuto non sempre voluto. Sutherland riscopre un esperienza fatta da grandi maestri che gli permette di esprimere sentimenti ed emozioni in modo forte ed incisivo. La pittura di John Sutherland è carica del fermento artistico che attraversa l'intero mondo occidentale negli anni quaranta e cinquanta. Le sue tele esprimono una conoscenza profonda dell'arte informale. Anche se fondamentalmente gestuale la sua pittura si esprime anche attraverso la componente segnica facendo propria la lezione di Giuseppe Capogrossi (1900-1972) e riproponendola con un interpretazione personale. I lavori sui moduli di Capogrossi sono riproposti con un modulo che non è mai geometrico. Il modulo in Sutherland, "giocato con tanti e tali modi e con tanta libertà inventiva", viene ad essere il segno pittorico, la pennellata carica del gesto espressivo che contraddistingue il pittore. Un gesto che diventa un denominatore comune intorno al quale l'artista è libero di esprimersi secondo i diversi insegnamenti dei maestri della pittura informale. Nel "Caprone Ribelle" Sutherland fa uso dello stesso gesto più volte riproposto, con un passo che si rincorre lungo il perimetro del quadro in dimensioni talvolta piccole altre volte meno, crescendo man mano che si sposta l'attenzione verso il centro del quadro, dove il gesto si amplia per imporre la ribellione del caprone del quale rimangono tracce di profili lungo il percorso. Un moto che è presente di frequente nei suoi quadri. Il dinamismo e la staticità sono percezioni che vengono fuori chiaramente dai suoi quadri. Riguardo all'aspetto dinamico possiamo distinguere due movimenti fondamentali: il movimento concentrico e il movimento lineare. Il movimento concentrico è rappresentato nella "Festa di Vendemmia" dove la danza dei contadini, stilizzati in rosso e blu, che compaiono sul fondo giallo-oro, che simboleggia il colore del vino ma anche il valore prezioso dello stesso, è una sorta di girotondo all'interno del torchio. Ne " La Danza della Fecondità" su un lenzuolo di tela bianco protuberanze e rientranze si inseguono, si penetrano e si lasciano in una sorta di danza che vede protagonisti gli organi sessuali che talvolta si rendono anche in maniera figurativa. Tutti i quadri legati all'azione del vento sono espressi da un movimento concentrico. "Il Vento" viene rappresentato con un rosso su bianco quasi a voler chiarire il segno che sarà presente negli altri quadri come la "Bufera" e "Lo Scirocco di Primavera" dove in ognuno col sapiente uso del colore Sutherland esprime magistralmente le varie condizioni in cui l'azione eolica diventa protagonista. Altro momento in cui l'azione concentrica vive è nei quadri legati al mare da cui "Risacca sulla Scogliera" e "L'Elica nel Porto", dove in ogni il il mare è costretto, a volte artificialmente altre volte naturalmente, ad un azione concentrica che richiama fortemente una sorta di moto interiore: rappresentazione di un intenso sconvolgimento operato nel profondo del mare ma potrebbe essere anche nel profondo dell'anima. Anche "Festa d'Autunno" esprime una danza dove i soggetti ricordano molto i contadini della "Festa di pienamente l'impressione d'un rincorrersi l'un l'altro rivelando il senso giocoso che la trottola trasmette in chiunque abbia voglia di abbandonarsi a qualcosa di semplice ma bello. "Il Buco Nero" rappresenta tutto ciò che è avvolto da mistero e dall'impenetrabile corteccia dell'ignoto. L'abisso nel quale l'uomo affonda con la personalità e la capacità cognitiva delle cose. Il quadro è un olio del 1995 dove il movimento concentrico viene geometrizzato con un rosso sangue contrastato da un nero con sfumature verdi e viola. Nel centro del quadro il rosso sparisce risucchiato da un misterioso contrasto di colori Il movimento lineare è riscontrabile in quadri come "Lo scatto del Podista" e "Campionessa di Nuoto a Rana". Sutherland esprime diversamente l'idea del movimento lineare. Nel primo caso il senso dinamico è ottenuto con una sequenza di fotogrammi rappresenta il podista in una serie di fasi che rendono lo scatto proprio nell'atto della partenza, quando lo sforzo agonistico è maggiore. Nel secondo caso il senso dinamico è ottenuto da una serie d'incisioni sull'acrilico che richiamano alle bollicine che ci lasciamo dietro quando attraversiamo la gravità marina. Le incisioni sono ottenute con l'azione della spatola, tecnica presente di frequente nei suoi quadri a conferma dell'estro e della conoscenza del pittore che fa uso di tutto il bagaglio tecnico che le avanguardie hanno lasciato. Anche " La Fuga (Braccato)", un acrilico del 1994, è legato alla galleria dei quadri la cui dinamica è legata allo scatto,all'attraversamento del segno pittorico da una parte all'altra del quadro. Sutherland in questo caso rappresenta un topo in fuga, ma il topo è solo l'attore d'un azione ( la Fuga ) che caratterizza il quadro dal basso verso l'alto con mutazioni cromatiche che vanno dal nero al verde al viola al lilla al rosso e sfumando nel marrone. Una metamorfosi che si conclude con il profilo del topo in alto. La staticità è un altro aspetto importante della pittura di John Sutherland. Egli riesce ad ottenere questo effetto facendo uso di colori ed associazioni degli stessi in modo combinato. Quadri emblematici a proposito sono "Autoritratto" dove la presenza del pittore che si scruta dentro è addirittura figurativa. Il quadro rappresenta il cranio del pittore visto dal di dietro mentre guarda in una direzione dove potrebbe esserci uno specchio, o meglio ancora lo specchio della sua stessa anima. Sutherland tratta questa parte del quadro con l'intenzione di ottenere una profondità. Egli ci riesce attraverso un moto concentrico e sfumato dei colori eludendo la costruzione geometrica della prospettiva, ottenendo così un senso che di profondità interiore e non visiva, come quello ottenuto con la costruzione geometrica della prospettiva. Il risultato è la visione dell'artista perso nella sua meditazione e nello scrutare la sua anima, un momento d'intensa riflessione. Fisicamente è tutto immobile mentre all'interno c'è un rigurgito dove delle macchie di colore più intenso ci danno l'idea di episodi forti che s'impongono pensiero dell'artista. Un altro quadro dove il senso d'immobilità è forte, se non assoluto, è "Desertificazione". Un acrilico su tela che ci catapulta nelle zone più calde e torride del deserto dove la vita si dissolve sotto la violenza della luce che finisce per risucchiare a se l'unico colore che ne testimonia l'esistenza. Ma la drammaticità del colore così caldo non ci esime dal catapultarci in un Day After dove a tutto sopravvive, e a stento, solo il colore. Il quadro testimonia l'inaridirsi della terra di fronte al sopruso speculativo che porta l'uomo a distruggere foreste e boschi interi. "Il Dubbio" è un quadro dove tutto galleggia. I colori, a testimonianza del titolo, non assumono mai una loro definizione precisa. Il marrone e il colore oro si combattono per riscattare una prevalenza definitiva, mentre il blu pieno di contaminazione non riesce a liberarsi mai definitivamente per affermarsi nella sua totale tonalità. Alla fina la resa del dubbio è assoluta. Ne "L'Angoscia" il riferimento alla alienazione dell'uomo contemporaneo rappresentata da Munch ne "L'urlo" è evidente. L'immagine monocromatica è segnata da un verde più scuro che delinea il profilo dell'"uomo urlante" visto in primo piano. Ma l'urlo stavolta non agita il paesaggio come con Munch: l'urlo della coscienza stenta a superare la coltre epidermica dell'uomo contemporaneo che non ha nemmeno più la forza di urlare e ribellarsi allo stato di cose che lo alienano da se stesso e dalla cura di se stesso, cercando con le stesse un compromesso che lo esima dalla sofferenza necessaria per ribellarsi alla società di massa. Nei quadri del pittore australiano viene fuori la conoscenza e lo studio dei grandi maestri che hanno fatto la storia dell'arte informale. Ne "L'armatura di Ettore" Sutherland esprime la sua capacità di sintesi ricordando Franz Kline (1910-1962) dove "nella sua opera era evidente la preminenza del gesto". Nel quadro tutto viene ridotto ad un gesto pittorico, un nero su fondo bianco. L'opera di sintesi è portata all'estremo, ci si affranca dall'effetto di contrasti e accostamenti, mai come in questo caso "l'immagine trova la sua unica espressione nell'energia del gesto che l'ha tracciata" (De Fusco). La pennellata qui acquista il significato segnico che la coltellata di Lucio Fontana rappresentava nelle sue tele "Concetto spaziale-attesa", ma la perentorietà espressiva ci può ricondurre alla poesia "Ed è subito sera" di Salvatore Quasimodo o ad alcune poesie di Giorgio Caproni degli anni sessanta. Ma Sutherland dimostra di passare dall'estrema semplicità de "L'Armatura di Ettore" alla complessità composita delle "Ispezioni della Memoria" che sono i quadri più recenti, segni della nuova strada intrapresa dal maestro. Nelle "Ispezioni della Memoria" e in "Lettera d'Artista" Sutherland sembra rifarsi a Jackson Pollock (1912-1956), capostipite della Action Painting americana, e ai lavori che successivamente eseguì Mark Tobey. L'effetto è di un esplosione di segni, di linee, di incisioni, e di colori che nel caso di Sutherland presentano uno studio cromatico più ordinato con tonalità di rosso, verde e giallo che si compenetrano con sapienza e armonia, creando una sorta di contrasto tra i segni e le incisioni che si susseguono in modo frenetico e i colori che, in alcuni casi, si posano con tranquillità sulla tela. I segni della spatola sulla tela danno l'impressione d'uno scavo disperato e romantico di dita che cercano confusamente nei ricordi che il tempo ha portato lontano dalla memoria dell'artista. Sutherland non fa uso del dripping, tecnica cara a Pollock e De Kooning, ma agisce in modo chirurgico come era l'operare di Tobey, che si rifaceva alla scrittura microcinetica della cultura T'ang cinese. Ed a proposito della cultura T'ang, è proprio al mondo orientale che Sutherland guarda quando si produce nel quadro "Attori del Nò giapponese". Il Nò è una forma teatrale giapponese evolutasi intorno ai secoli XIII e XIV da antiche danze dell'epoca cinese dei T'ang. La rappresentazione prevede la partecipazione di due attori, simboleggianti due figure retoriche: il protagonista e l'antagonista. Nel quadro gli attori si distinguono per la ricchezza dei colori che li rappresentano, ma alla loro ricchezza cromatica si contrappone un atmosfera tetra, a testimonianza della drammaticità della cultura giapponese. La figura dell'antagonista quasi si dissolve sotto la tonalità dei colori scuri che descrivono la scenografia della rappresentazione teatrale. La figura dell'attore teatrale Sutherland l'approfondisce nel quadro "Attore Tragico" del 1995. L'attore è coinvolto da stati passionali, il rosso sulla destra del quadro, e celebrali, il giallo a sinistra del quadro. Un nero intenso avvolge il quadro esaltandone la profondità e i colori che lo caratterizzano. L'innovazione del pittore australiano sta nell'aver portato a quest'esperienza pittorica un attenzione verso tematiche e sentimenti che prima gli informali rifuggivano. Sutherland ha saputo far propria un esperienza pittorica, un linguaggio forte e immediato dell'arte del novecento per piegarlo alle proprie esigenze espressive e poter rappresentare temi vicino alla nostra società e al nostro tempo. A proposito ricordiamo i quadri d'interesse politico come: "Bosnia 94" legato alla tragedia che ha investito i paesi baltici in questi ultimi anni, il quadro rappresenta uno squarcio su una tempesta di sangue che inonda il paese, a sinistra la tempesta assume sembianze umane; "Dachau" rappresenta il dramma delle deportazioni di ebrei che camminano curvi su se stessi con la paura e il presentimento di ciò che li aspetta; "In morte di Gabriele Cagliari" è legato al periodo di tangentopoli e all'aspetto più delicato che la vicenda ha suscitato, la custodia cautelare che ha visto trattenuti in galera non sempre persone colpevoli, Cagliari è stato tra i primi a pagare ed era un segnale che l'artista ha immediatamente avvertito, mentre chi di dovere ancora non si è deciso ad affrontare il problema per cercare di trovare una soluzione; "Italia 1994, la speranza" ci riporta all'anno in cui si andò a votare per passare dalla prima alla seconda Repubblica, il verde che dovrebbe rappresentare la speranza è debole, il colore che prevale è il giallo - oro che tutti in quei giorni sognavano grazie a delle propagande illusorie che hanno lasciato gli italiani ancora seduti ad aspettare come si nota nel quadro in basso; "Il Passero e l'Aquila Reale" è legato al tema della guerra e della eterna ed impari lotta tra il più debole ed il più forte, qui veniamo colpiti dalla dignità che il pittore conferisce al più debole rappresentato dal Passero che in alto a destra si mostra in tutta la sua figura senza piegarsi al destino di soccombente, la dignità è dentro di noi e deve venire fuori proprio quando il destino la mette a dura prova; "Libri Violati" è legato all'attentato all'Accademia dei Georgofili di Firenze che sembrava riportare l'Italia verso il clima del terrore degli anni settanta che rimane ancora fresco nelle memorie degli italiani, una strategia che non ha più funzionato, il quadro rappresenta dei libri viola-ti su un fondo scuro trasmettendo il profondo dolore che l'attentato ha suscitato negli italiani colpiti nel segno dell'arte e della storia. La violenza viene fuori anche da " La Rissa ", un acrilico del 1996, dove i personaggi emergono da un fondo bianco, ma ad emergere dal fondo è soprattutto la loro ira. Anche in questo caso i colore che prevale è il viola. Altri temi sono legati all'ecologia come "Agonia di Tartaruga Marina (Caretta Caretta)" con una rappresentazione della tartaruga marina che si vede in modo quasi figurativo, il colore dell'animale non esiste più, la tartaruga confonde il proprio colore con il colore del mare dissolvendosi in esso. Ma è un mare tradito-traditore, un mare tradito dall'uomo che lo inquina e traditore verso la propria fauna che ne resta inquinata. Ma noi sappiamo che i due protagonisti del quadro, il mare e la tartaruga, sono entrambi vittime di azioni ignobili di qualcun'altro. Altro problema sentito dall'artista è rappresentato da un olio del 1995 " La Danza del Fuoco": foreste e boschi spesso sono presi da fiamme che costringono la natura a danzare alla presenza del fuoco che ne muta i colori, lasciando il verde per il giallo, prima di diventare cenere. Il fuoco è rappresentato in basso al centro con discrezione quasi a volerne sminuire la responsabilità di "istigatore alla danza". La selva torna protagonista ne "Il Cruccio del Bosco", un acrilico del 1994 legato alla stessa tematica, dove le fiamme giallo-oro si alzano dalla terra marrone e si confondono con il verde intenso che termina il quadro in alto. Ma le sue tematiche rappresentano sentitamente anche aspetti della cultura italiana, penso al " La Mattanza ", "Festa di Vendemmia", "Festa d'Autunno" e "San Martino del Carso". La pittura informale con Sutherland trova l'urgenza di dire qualcosa d'importante che vada oltre il solo riscatto della pittura e del colore fine a se stesso. Secondo Argan "l'esperienza che l'artista compie in una determinata opera, senza disegno o intenzione preordinati, passa interamente e immediatamente nell'"altro", ma, nello stesso tempo, lo choc percettivo non lascia conseguenze, si disperde con la stessa rapidità con cui si è prodotto". Ma del lavoro di Pollock e dei suoi amici Sutherland ne conserva il carattere di "Opera Aperta", "vale a dire un opera dotata di una sostanziale indeterminatezza, così che il fruitore è indotto a completarla con una serie di possibilità interpretative, di letture sempre variabili" (U. Eco). Ed è proprio il carattere di Opera Aperta a coinvolgere lo spettatore in un lavoro interattivo che lo avvicina in modo forte all'autore. I titoli ai quadri potrebbero essere vincolanti a questo fine, ma ciò non avviene. Il concetto di opera aperta si mantiene, anche se si finisce per ottenere una "variazione su tema", che è un concetto cardine della musica jazz. Ma a differenza del jazz dove il musicista compie la variazione sul tema attraverso l'improvvisazione, adesso la variazione sul tema è affidata all'"altro", al fruitore che diventa parte attiva della riuscita emotiva del quadro, partecipando direttamente all'evento artistico come nelle rappresentazioni teatrali dei dadaisti. L'artista non abbandona l'"altro" a se stesso, con il titolo gli indica un campo all'interno del quale è possibile muoversi secondo la propria sensibilità: una struttura che lo guidi all'interazione col quadro, così come la struttura armonica aiuta il musicista nell'improvvisazione. In ultima analisi non si può non fare riferimento alle Opere su Carta dove la sua fama di instancabile sperimentatore trova piena conferma. Sutherland ha sentito il bisogno di superare la tecnica dell'acquerello provando a mischiarlo con l'acrilico ed ottenendo dei risultati notevoli. Il quadro viene fuori con tutta la sua potenza materica ed in alcuni casi lasciando dei percorsi che richiamano ad un paesaggio lunare (surreale) o ad una corteccia d'un albero (reale). Anche i colori usati talvolta ci confermano una materia viva, mentre altre volte assumono sfumature irreali. Con John Sutherland la pittura gestuale ritorna sulle tele con uno spessore diverso. La possibilità di farla confrontare con tematiche sociali e culturali la rinnova e le d'un apporto contenutistico che prima le mancava. Tutto ciò fa di Sutherland un pittore di notevole spessore artistico, con una capacità unica di comunicare la cultura pittorica e sociale del novecento. (Silvano Arcamone).
"Davanti ad un'opera d'arte scattano meccanismi onirici che fanno emergere sentimenti e valori culturali, senza che con ciò venga annullato il rapporto con la quotidianità ed il vorticoso ritmo della vita contemporanea.
Si potrebbe dire che si tratta di una pausa: per un momento il pensiero si sposta dall'ingegneria genetica, dalla cibernetica, dall'interattività dei mezzi informatici per dare spazio ad un processo di introspezione, di riflessione e, perchè no?, di poesia. E si può anche affermare che una vera opera d'arte stimola sempre il nostro immaginario e la nostra sensibilità, qualunque sia il linguaggio espressivo e i materiali usati. E' il caso delle opere di John Sutherland. L'artista, dopo aver svolto ricerche assolutamente autonome attraverso le varie avanguardie, ha sviluppato ed imposto uno stile innovativo ed evolutivo, collocabile ai limiti dell'astrazione, tra l'espressionismo e l'informale. Esperienze, emozioni, conscio e subconscio, realtà e sogni, alimentano una singolare forza cromatica che con grande vivacità, o assoluta tenuità, rende immediatamente percepibili i messaggi di un'arte innegabilmente ispirata, un'arte di ampi contenuti. John Sutherland possiede veramente la straordinaria capacità dio dare voce alle meditazioni dell'animo e alle percezioni sensoriali che scaturiscono dall'osservazione delle cose e degli eventi. E lo fa con un'istintiva e limpida scorrevolezza, con una semplicità e una umanità suadente, incisiva, estremamente coinvolgente. E' un'artista che ha personalità e valenza" (Gino Trabini, Dizionario Enciclopedico Internazionale d'Arte Contemporanea, 200/2001, Ferrara).
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