Sono in via di definizione in questi giorni le modalità di uscita dal lavoro di oltre 5000 dipendenti del gruppo lombardo-piemontese che, con la vecchia legge, avrebbero maturato il diritto alla pensione nei prossimi cinque anni.
Aggirati, per loro sì per altri no, ma si sa che l'accordo coi sindacati per gli esodi l'aveva firmato l'allora AD di Intesa San Paolo oggi ministro dello sviluppo Corrado Passera, i dettami della demenziale riforma pensionistica voluta da Mario Monti e portata a termine dalla sua burattina Elsa Fornero, i 5000 e più sono pronti a lasciare il loro posto per essere traghettati alla pensione con un comodo 80% della retribuzione.
Al loro posto dei giovani (molto meno pagati), dicono sindacati e azienda, quanti saranno e se ci saranno lo vedremo.
Indiscrezioni che trapelano dall'interno, abbiamo sentito non ufficialmente un dipendente interessato dall'operazione, parlano di due finestre di uscita per i nuovi esodati, adeguiamoci a chiamarli con questo orrendo termine, 30 giugno 2012 e 30 giugno 2013, abolita la prevista finestra 31 dicembre 2012.
- A me interessa sapere che andrò, poco importa se sarà subito o tra un anno - ci dice la nostra fonte - e sapere per certo che potrò dedicarmi alle mie passioni, i viaggi e la pittura, a tempo pieno, senza dover rubare il tempo al sonno. -
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