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Brindisi (Puglia) - 10 Agosto 2010

Inaugurata la mia associazione

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BRINDISI - I Radicali hanno scelto Brindisi per denunciare la gravissima situazione che si vive nelle carceri italiane. Proprio nell'istituto di detenzione cittadino pochi giorni fa l'ultima vittima di questa mattanza silenziosa: un tunisino si era tolto la vita legandosi al collo un cappio fatto con la maglietta. Eppure proprio recentemente un'ispezione della sottosegretaria Mariaelisabetta Alberti Casellati e del senatore Michele Saccomanno aveva promosso la struttura per metà ristrutturata e che ospita solo 180, al massimo 200 detenuti con 153 unità della Polizia penitenziaria. Secondo l'«Osservatorio permanente sulle morti in carcere» ci sono stati solo nel 2010 40 suicidi (34 impiccati, 5 asfissiati col gas e 1 sgozzato). Da qui la denuncia dei Radicali di una situazione «esplosiva», con il sovraffollamento che «ha superato anche i livelli di guardia».

LA DENUNCIA - Alla presenza del leader radicale Marco Pannella, il presidente dell'associazione «Nessuno tocchi Caino», Sergio D'Elia, ha invocato oggi l'istituzione di un «Garante regionale dei detenuti» per la Puglia chiedendo a Nichi Vendola di cominciare ad applicare una legge apposita approvata quattro anni fa. «Siamo ormai a quasi 70 mila detenuti - ha detto D'Elia - e la Puglia è la seconda regione in quanto a sovraffollamento. Si sta rischiando di battere anche un altro triste primato, quello dei morti in carcere per suicidi. Sono già quattro dall'inizio dell'anno». «Chiedo a Vendola, difensore dei diritti umani e soprattutto degli "ultimi" - ha aggiunto - di istituire questa figura che non è garante solo per i detenuti, ma che serve a garantire la vita della comunità penitenziaria e quindi anche degli operatori delle carceri, vittime tutti della stessa catastrofe umanitaria e del vero e proprio stato di illegalità in cui versano le nostre carceri».

PANNELLA - «È una situazione di tortura per milioni di famiglie italiane - ha aggiunto Pannella - addirittura un terzo del popolo italiano, secondo una valutazione del Consiglio d'Europa, che è alle prese con i problemi del malfunzionamento della giustizia italiana. Nei, in media, dieci anni di percorso processuale le famiglie vengono letteralmente distrutte. È una tragedia civile». «Noi radicali - ha insistito il vecchio leader- ci auguriamo che si ricordi che esiste una legge che consente l'accesso alle carceri non solo ai politici, ma anche gli ecclesiastici, ai rappresentanti di tutte le religioni e ai magistrati».

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