Trani (Barletta-Andria-Trani) - 13 Ottobre 2011
Trani (Barletta-Andria-Trani) - 13 Ottobre 2011
Lavori di sondaggio geosismico e installazione di pozzi petroliferi nel mare della Puglia.
Sono tre le società straniere che hanno presentato al Ministero dell'Ambiente ed al Ministero dello Sviluppo Economico le istanze di permesso per la ricerca di idrocarburi (petrolio) in mare: La Petroceltic Else per la zona marina delle Isole Tremiti, la Northern Petroleum per il tratto di mare antistante le coste che vanno da Bari fino a Leuca e la Spectrum Geo per tutta la costa pugliese (compresa la provincia B.A.T.).
La società inglese Northern Petroleum il 28 luglio 2011 ha annunciato di aver ottenuto già due concessioni per ispezioni geosismiche per ricerca idrocarburi nel basso Adriatico, ed ha presentato istanze per il conferimento di altri sette permessi di ricerca.
Un'altra società inglese, la Spectrum Geo, in data 5 agosto 2011, ha sottoposto al Ministero dello Sviluppo Economico due istanze di permesso di prospezioni geofisiche che interessano tutto il Mar Adriatico meridionale, costeggiando in toto le coste pugliesi per una lunghezza di 3898 Km ed una superficie 16.169 Km quadrati.
Il direttore responsabile della Northern Petroleum, Derek Musgrove, sostiene che l'esplorazione dell'Adriatico meridionale è una priorità per la Northern Petroleum e che la società intende procedere velocemente con l'air-gun in modo da identificare i siti da trivellare già all'inizio del 2012.
Sul suo sito ufficiale www.northpet.com la Northern Petroleum afferma di avere come missione quella di acquisire siti esplorativi e produttivi a basso costo d'ingresso, allo scopo di aumentarne il valore per i propri azionisti.
Le ricerche di idrocarburi, se consentite, saranno svolte mediante l'utilizzo di air-gun, ovvero cannoni pneumatici che sparano onde acustiche sui fondali per valutare la risposta sismica. Agli effetti degli air-gun vanno sommati quelli dovuti alla presenza, sui fondali del basso Adriatico, di 20.000 bombe chimiche (come risulta da un'interrogazione del 22 settembre 2004 dal senatore Franco Danieli).
L'air-gun, influenza con certezza il comportamento e l'attività vitale della flora e della fauna presenti nella zona di mare interessata e, in particolare, incide sui grandi cetacei, le cui rotte attraversano il basso adriatico.
I rumori di origine antropica possono avere effetti sulla vita degli organismi marini acquatici; le specie interessate non sono solo i mammiferi marini, soggetti comunque maggiormente sensibili, ma anche pesci, tartarughe e invertebrati marini.
Nel dicembre 2009, un branco di sette capodogli maschi ha trovato la morte lungo la costa adriatica della Puglia. Tra le cause di morte non è stata esclusa la "gas and fat embolic syndrome", associata con l'esposizione diretta ad air-gun.
La stessa Società Northern Petroleum nel documento preliminare ambientale presentato alla Regione Puglia afferma che "Più in dettaglio, l'inquinamento acustico può:
? danneggiare fisicamente l'apparato uditivo o altri organi;
? causare riduzione o perdita temporanea dell'udito;
? coprire le vocalizzazioni e i rumori ambientali, obbligando ad una variazione dei livelli degli impulsi d'ecolocalizzazione e delle loro frequenze;
? ridurre o azzerare le vocalizzazioni e conseguentemente ostacolare la comunicazione tra gli individui;
? ridurre la quantità di habitat idoneo disponibile per la specie, soprattutto quando questo e concentrato in un'area limitata;
? determinare alterazioni comportamentali, quali cessazione del resting, vale a dire del riposo, del feeding, cioè dell'alimentazione, o del socializing, cioè delle attività di socializzazione tra conspecifici, nonché all'allontanamento dall'area, per periodi di tempo variabili tra pochi minuti ad ore o giorni.
La percezione del suono (prodotto dall'air-gun) da parte di organismi presenti nell'area dipende da diversi fattori tra cui la profondità dell'acqua e la posizione degli stessi nella colonna d'acqua.
I cetacei, come molti organismi marini, possono trovarsi in una varietà di posizione diverse rispetto alla sorgente energizzante quando essa è attiva (incluso direttamente sotto di essa) e per tale motivo la sua percezione e gli effetti da essa causati risultano essere complicati e variabili.
Per specie che non vivono in ambiente controllato risulta quindi non semplice valutare eventuali danni fisiologici causati direttamente dall'esposizione a questa tipologia di disturbi".
Tutto quanto innanzi citato è stato dichiarato dalla stessa Northern Petroleum.
Altro importante fattore da tenere presente è che il basso Adriatico è stato utilizzato fino agli anni '70 per lo smaltimento di munizionamento militare obsoleto e che vi sono stati affondati residuati bellici provenienti dalla bonifica dei porti pugliesi e da depositi e stabilimenti di produzione, assemblaggio e confezionamento di ordigni.
Va anche sottolineato come tali ordigni siano dispersi in un'area piuttosto ampia, che si estende dai fondali delle aree portuali fino a tratti di mare a notevole distanza dalla riva.
Difatti, lungo le coste della Puglia ci sono 4 relitti: la nave "Eden V" arenatasi a Lesina (Foggia) nel 1988, alla quale l'inchiesta di RaiNews24 ha dedicato una puntata e dietro la quale si nascondono inquietanti traffici illeciti. Nel 2007 incominciarono i lavori di smantellamento, poi sospesi.
La nave "Alessandro I", affondata nel 1991 al largo di Molfetta (Bari), trasportava 3.550 tonnellate di sostanze tossiche (dicloroetano e acrilonitrile) prodotte dall'Enichem di Gela.
Il cargo turco "Gulten Islamoglu" andò a fondo nelle acque di Monopoli (Bari), nel luglio 1994. Pare che trasportasse ferro.
La nave "Lira" affondò il 25 settembre 1997 a 500 metri dal porto di Gallipoli (Lecce), nel quale doveva attraccare, e il suo carico era sconosciuto.
Noi non conosciamo la correlazione e gli effetti che tali onde sismiche prodotte dall'air-gun potrebbero scatenare anche a distanza sia sui residuati bellici e bombe chimiche e sia sul carico dei relitti affondati nel nostro mare.
Nei progetti presentati da queste società non sono stati valutati gli effetti sinergici e cumulativi riferiti all'uso di air-gun né è stata (o sarà) condotta un'indagine preventiva dell'area di prospezione che potrebbe essere interessata da affondamenti di navi contenenti rifiuti pericolosi e radioisotopi.
Inoltre, uno studio sugli aspetti scientifici dell'inquinamento marino condotto dal gruppo Gesamp, un consorzio di esperti, creato e gestito in collaborazione con l'Unesco, la Fao, le Nazioni Unite e l'Organizzazione mondiale della sanità, stima che un tipico pozzo esplorativo scarichi fra le 30 e le 120 tonnellate di sostanze tossiche durante l'arco della sua breve vita, intenzionalmente o accidentalmente.
Vari studi hanno dimostrato che le perdite delle piattaforme petrolifere possono avere effetti dannosi sulla sopravivenza di alcune specie animali e che i sedimenti delle piattaforme possono subentrare nella catena alimentare anche per un raggio di 10 chilometri dal punto di emissione. Per di più la collocazione permanente di strutture metalliche e cementificate e tubature nel mare possono alterare gli habitat e gli equilibri marini.
Da considerare anche il settore del turismo dei comuni della costa pugliese dell'Adriatico, turismo che la Regione Puglia sostiene dando vita alle iniziative imprenditoriali giovanili e femminili, che in questa risorsa hanno ravvisato la leva per innalzare la qualità dei prodotti autoctoni, e di conseguenza ricavarsi quella nicchia per ovviare alla crisi economica destabilizzante che sta attanagliando la regione e l'intero Paese.
L'economia turistica pugliese è tra le poche in Italia a poter contare sulla forte connotazione e sulla ricchezza dell'identità del territorio come fattori propulsivi di crescita nel lungo periodo.
Ai progetti di queste società "affariste" manca una visione globale di quello che la costa pugliese intende essere per i suoi abitanti, per il suo turismo, per le aspirazioni del suo popolo e dietro le quali ci sono anni di investimenti dei cittadini, leggi regionali per la difesa dell'ambiente e istituzioni di riserve, parchi e aree protette, in terra e in mare.
A difesa del nostro territorio si segnala la presa di posizione della Giunta provinciale di Foggia contro l'autorizzazione del Governo alle trivellazioni nel Mar Adriatico, al largo delle Isole Tremiti. Il presidente della Provincia di Foggia Antonio Pepe ha deciso di appoggiare la scelta della Regione Puglia di costituirsi in giudizio, impugnando il decreto ministeriale che autorizza l'esecuzione delle ispezioni geosismiche da parte della società Petroceltic Else.
L'Assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro ha dichiarato, tra l'altro: "siamo di fronte ad una frenetica corsa all'oro, come del resto testimoniano le numerosissime richieste pervenute in Regione".
Il Consiglio regionale ha varato la proposta di legge rivolta alle Camere dei Deputati e del Senato: "Divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque del mare Adriatico, applicato anche ai procedimenti autorizzatori avviati e non conclusi alla data di entrata in vigore della presente legge" (pubblicata nel B.U.R.P. n.126 del 11agosto 2011).
Sono intervenute in materia anche la deputata Teresa Bellanova con una interrogazione in Commissione del 07/09/2011 e la senatrice Adriana Poli Bortone con una interrogazione parlamentare del 21/09/2011.
In considerazione di tutto ciò, gli Enti provinciali e comunali, i rappresentanti del mondo politico ed i cittadini pugliesi, pescatori, commercianti, operatori turistici, sindaci ed assessori all'ambiente, unitamente ai rappresentanti del mondo accademico ed ecclesiale, devono manifestare la propria contrarietà e presa di posizione alla presenza di infrastrutture petrolifere nei propri litorali, richiedendo l'annullamento dei permessi di ricerca già rilasciati ed il diniego a rilasciarne altri.
Questa manifestazione popolare dev'essere espressa anche se la "furba" società Northern Petroleum, per evitare di coinvolgere nella procedura di Verifica di Impatto Ambientale tutti gli Enti Locali ricadenti entro 12 miglia nautiche dall'area delle attività, così come previsto dal D.Lgs 128/2010, ha spostato l'area del rilevamento e ispezioni geosismiche a una distanza minima dalla costa pari a circa 15.4 miglia marine, per cui nessun Ente Locale è direttamente coinvolto nel procedimento.
Difendiamo l'ambiente e l'ecosistema marino e, di concerto con le associazioni politiche e ambientaliste, rendiamoci promotori di una mobilitazione popolare nei comuni interessati per impedire che i lavori di ispezioni geosismiche prima e di successiva costruzione di queste piattaforme petrolifere colpiscano la fauna marina, l'ambiente e il turismo dell'intero territorio costiero pugliese.
Questo anche in relazione alle possibili conseguenze disastrose che potrebbero comportare le trivellazioni di petrolio, le piattaforme petrolifere ed il via vai di navi petroliere nel nostro mare adriatico, a soli 15,4 miglia dalla costa, in considerazione anche dei ripetuti incidenti alle petroliere, non ultimo quello ancora in corso a WELLINGTON (NUOVA ZELANDA) dove il petrolio fuoriuscito dalla nave che si è incagliata ha già raggiunto le coste dell'isola: un grave disastro ecologico!
Tutti possiamo attivarci anche presentando più petizioni, le quali possono essere orali, scritte o trasmesse attraverso internet, rivolte ad Enti e Ministeri e persino al parlamento europeo.
"Qualsiasi cittadino dell'Unione europea o residente di uno Stato membro può presentare una petizione al Parlamento europeo, individualmente o in associazione con altri, su una materia che rientra nel campo d'attività dell'Unione europea e che lo concerne direttamente. Il diritto di petizione, garantito dal trattato, è riconosciuto anche alle società, organizzazioni o associazioni con sede sociale nell'Unione europea.
Una petizione può assumere la forma di una denuncia o di una richiesta e può fare riferimento a questioni d'interesse pubblico o privato.
La petizione può contenere una richiesta personale, un reclamo o un'osservazione riguardo all'applicazione della normativa comunitaria o invitare il Parlamento europeo a pronunciarsi su una determinata questione. Queste petizioni offrono al Parlamento europeo la possibilità di richiamare l'attenzione su eventuali violazioni dei diritti dei cittadini europei da parte di uno Stato membro, di autorità locali o di un'istituzione".
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