Il 17 gennaio la provincia di Milano brucia, in ogni paese un fuoco per scacciare l'inverno e propiziarsi la primavera. Attorno alla festa di Sant'Antonio Abate si sono concentrate leggende e significati antichissimi, che l'hanno trasformata in una delle date chiave del calendario popolare. In molte località d'Italia è tradizione per Sant'Antonio accendere un enorme falò. L'accensione del falò ripete un'antichissima usanza legata ai riti della fertilità e delle feste celtiche e pagane. L'inizio dell'anno era sacralizzato come momento di passaggio tra la morte invernale della natura e la sua rinascita primaverile. Il falò è il simbolo del fuoco distruttore delle cose vecchie, creatore delle cose nuove, conforto dei rigori del clima. Sant'Antonio, vissuto tra il 250 e il 356 è associato al fuoco in virtù di un'antica leggenda: avrebbe, infatti, sfidato le fiamme dell'inferno per salvare le anime dei peccatori. Per millenni e ancora oggi, si usa accendere i cosiddetti "focarazzi" o "ceppi" o "falò di Sant'Antonio", che hanno una funzione purificatrice e fecondatrice, e segnano il passaggio dall'inverno alla primavera, non è un caso che i falò si accendano a Sant'Antonio, quando l'anno è appena iniziato.
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