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Pisa, Toscana - 19 Gennaio 2010

Esondazione Serchio: ancora aziende sott'acqua

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foto-video-reportage/ www.pisanotizie.it
http://pisanotizie.it/index.php/news/news_20100120_viaggio_zona_industriale_migliarino.html

Alluvione Serchio: ancora aziende sott'acqua
Il viaggio di Pisanotizie nelle zone rimaste sotto la morsa dell'acqua. A un mese dall'esondazione, segnalate alcune situazioni di drammatica emergenza nella zona industriale. Il racconto di un sopralluogo, tra devastazione e detriti, in un'azienda ancora alluvionata.

È passato quasi un mese dall'esondazione del Serchio che la mattina di Natale ha colpito duramente la zona di Vecchiano tra Migliarino e Torre del Lago, fino a Lucca e Viareggio. Il fronte dell'emergenza più 'caldo' in queste settimane è stato considerato, a ragione, quello di Migliarino, per il maggior numero di abitazioni e per la presenza della zona industriale di via Traversagna, la prima colpita dall'onda di piena, e la più prossima al punto di rottura dell'argine a Nodica.

Tuttavia l'inondazione che ha investito le case a Nodica e le aziende di via Traversagna, seppur disastrosa nelle sue conseguenze, è durata lo spazio di qualche giorno. L'acqua è defluita lasciando ingenti danni e devastazione, permettendo tuttavia alle famiglie e alle aziende di rimboccarsi le maniche e ricominciare a vivere e a lavorare. Ad oggi la situazione, seppur tra molte difficoltà, è tornata in qualche modo alla normalità.

Dalla strada che costeggia le aziende verso nord il territorio si presenta ancora come un'enorme distesa d'acqua a perdita d'occhio, il 'lago di Massaciuccoli 2', l'ha ribattezzato qualcuno. Da qui sembra che non ci siano abitazioni per alcuni chilometri, ma solo campi, fino al lago. Tuttavia sono state segnalate alcune situazioni ancora di drammatica emergenza dall'altra sponda del nuovo lago. In redazione decidiamo così di andare a vedere.

Ma per raggiungere la zona alluvionata di Torre del Lago, devo allungare di 30 o 40 chilometri, vista la chiusura della SS1. L'aurelia, infatti, è ancora chiusa al traffico e provo a percorrere quel tragitto che molti pendolari saranno costretti a fare ancora per qualche tempo (l'apertura della SS1 non avverrà prima di un mese).

Da Pisa Nord prendo l'autostrada fino a Viareggio e da lì raggiungo Torre del Lago sull'Aurelia in direzione sud, fino al nuovo blocco; da lì attraverso un cavalcavia sull'autostrada, dove ad attendermi c'è Maurizio Virde, titolare della M.S.G. Cantiere Navale di Viareggio, che con i mezzi anfibi messi a disposizione dai vigili del fuoco, deve raggiungere il capannone della sua azienda per fare un sopralluogo.

La prima cosa che mi colpisce sono i grandi contenitori di plastica, serbatoi di diversi colori, appartenenti alla Zeta Plast, arenati ai margini dell'autostrada, o nel mezzo della "laguna". Così a occhio ne avvisto almeno una ventina. Hanno attraversato i campi per diversi chilometri per giungere fino a qui, alle porte di Viareggio, spinti dall'ondata di piena, e questo dà una idea della forza devastatrice del fenomeno.

Parlo con Maurizio: "Ci eravamo insediati in questa zona - ci racconta - per non dar fastidio al centro abitato, pensavamo fosse stata una buona scelta. Fino ad ora abbiamo lavorato con tranquillità noi e l'atro cantiere navale, Euro Yacht, ma questa è pur sempre l'area della bonifica. Qui è la vera apocalisse, ci siamo trovati con 2 metri d'acqua, non abbiamo un computer, se qualcuno volesse chiamarci non potrebbe farlo, non abbiamo più nulla".

"Da 6 anni facciamo costruzioni di barche in alluminio per grossi cantieri italiani tra cui Baglietto, San Lorenzo - continua Virde - ora è tutto sommerso. Dal giorno di natale abbiamo perso tutto, non si sa quando potranno accedere normalmente alla nostra azienda i 15 dipendenti, l'acqua sta pian piano calando, ma è impossibile fare una previsione reale".

Chiedo a Maurizio una stima dei danni: "Mancata produttività, mancato fatturato, mancato tutto, non saprei proprio fare una stima, speriamo che ci vengano incontro in questo momento. Basta guardare questo mare di acqua per capire la nostra situazione, non servono parole".

"Il comitato che abbiamo costituito con le altre aziende - prosegue Murizio - le iniziative della Provincia di Pisa e della Regione sono tutte cose molto positive, ma del resto se non ce la dà lo stato una mano in questo momento?... non sappiamo proprio cosa fare. Le altre aziende hanno in qualche modo ripreso le attività, ma noi da quasi un mese siamo in questa situazione. Al momento non posso far altro che stare a casa, o venire qua a guardare questo mare d'acqua".

Maurizio Virde sembra molto giù, ma dice di voler andare avanti e continua ad aver fiducia. Decido di salire con lui sui mezzi anfibi dei Vigili del fuoco per vedere con i miei occhi, da vicino, le condizioni in cui versa questa piccola, e sfortunata, area industriale. Mi colpisce, ancora prima di salpare, una volpe che si trova lì vicino dove finisce l'acqua e comincia la salita del cavalcavia, morta, adagiata su una tavola di legno. Sembra quasi che dorma. Avrà nuotato per raggiungere la terra ferma, ma poi, evidentemente, non ce l'ha fatta. "La vedevamo sempre qui - dice Maurizio - nelle vicinanze del cantiere".

Ottengo il permesso e ci imbarchiamo. Con noi c'è anche il proprietario dell'immobile con i suoi tecnici, e un tecnico della Vodafone, con il compito di verificare lo stato di alcune strutture. Il mezzo anfibio procede lentamente, preoccupandosi di seguire la strada, anche se non si vede. In alcuni tratti non si tocca il suolo, dove la strada è più bassa, e il mezzo comincia a galleggiare spinto dalle eliche, per poi ritrovare la carreggiata.

Ora siamo nel bel mezzo del 'Massaciuccoli 2', e lo scenario è desolante. Ettari di terreni sommersi dalle acque, che per molto tempo non produrranno un bel niente. "Gli ulivi della zona, difficilmente potranno sopravvivere", ci spiega ancora Maurizio. E poi si chiede: "Chissà quanti detriti. Quale sarà il reale inquinamento che le acque, passando attraverso la zona industriale, hanno trascinato e riversato nei campi?"

Andiamo avanti. La prima fermata è presso una colonnina dell'energia elettrica. Il tecnico della Vodafone fa alcuni scatti con la sua fotocamera, poi chiama qualcuno e comunica desolato che difficilmente per il momento potranno essere riattivate alcune forniture elettriche da questo punto. "L'elettricità bisognerà prenderla da un'altra parte", dice.

Proseguiamo fino all'ingresso dell'azienda, un vigile del fuoco si immerge per aprire il cancello poi risale a bordo ed entriamo. Il capannone è ancora sott'acqua. Le tettoie dei parcheggi all'esterno sono totalmente sommerse. Ci saranno 90 centimetri, un metro d'acqua. Ma notiamo i segni del livello raggiunto dall'inondazione, e sono 2-3 volte più alti sulle mura esterne del capannone. Il proprietario dell'immobile scende con alcuni tecnici ed entrano nell'immobile.

Noi facciamo un altro giro attorno al capannone. Qui lo scenario è un po' come ci aspettavamo, simile a quello dei primi giorni, quello delle aziende della Traversagna, a Nodica. Probabilmente spiegano molto di più le immagini che alleghiamo a questo racconto. Infatti gli uomini del reparto dei vigili del fuoco scendono e aprono le grandi porte scorrevoli per farmi vedere e fotografare gli interni. Macchinari sommersi e inutilizzabili, materiali di produzione, legni e oggetti di ogni tipo che galleggiano. Tra questi su un tavolo Maurizio Virde scorge un pezzo di alluminio. "Quello a forma di U, spesso un centrimetro, proprio quello". È riuscito a recuperare un pezzo per lui importante. Una mancata consegna. Probabilmente ora riuscirà a far contento uno dei suoi committenti.

Prima di toccare di nuovo terra facciamo un ultimo giro presso una casa di contadini, una famiglia padovana, ora sfollata. "Stavano andando a messa la mattina di Natale, li ha sorpresi l'onda del Serchio, sono riusciti a salire sul tetto della macchina, poi li ha salvati un nostro elicottero. Poteva andare peggio" è il racconto dell'autista del mezzo anfibio. Anche qui, stessa desolazione.

Facciamo ritorno a terra, la squadra dei vigili riprende le operazioni, saluto Maurizio che va via e gli auguro "il nostro in bocca al lupo". Il viaggio continua però, per l'ultima tappa. Mi hanno consigliato di raggiungere il mare, a Torre del Lago, lì c'è qualcosa di "interessante", che devo assolutamente vedere.

Dopo poco sono sul posto, ed è davvero uno spettacolo sorprendente, inaspettato. Mentre il Serchio riversava in mare una quantità inimmaginabile di detriti, la mareggiata degli ultimi giorni dell'anno spingeva di nuovo tutto a terra, sulla spiaggia. E ora dal molo di Viareggio fino alla foce del Serchio il litorale è un ammasso interminabile di detriti, non solo tronchi e legni.

Questi formano un muro che, negando l'accesso alla battigia, quasi copre il mare alla vista.
È una giornata bellissima e per certi versi lo scenario è suggestivo, ma ragionevolmente ci troviamo di fronte ad un'altra emergenza ambientale.

Percorro un tratto di spiaggia, incontro un signore che sta raccogliendo un pò di legna. È imbarazzato dalla mia curiosità. "Ne prendo pochi, per il camino, ce ne saranno tonnellate e tonnelate". Gli spiego che sono sorpreso e mi domando come e quando verrà rimosso tutto questo materiale. Più avanti un altro incontro. Un ragazzo mi spiega che siamo all'interno del Parco di S.Rossore, che quindi niente verrà rimosso, visto anche che l'ammasso di detriti rinforzerà la spiaggia. Sarà, ma qui avvicinandosi alla foce ci sono sempre più rifiuti, di tutto, moltissima plastica, pneumatici e anche un paraurti. Giunto alla foce, qualcuno pesca: "Qui pesci non se ne vedono".