Continua a salire il bilancio di vittime e feriti delle proteste contro il governo di Mubarak. Solo oggi, 'venerdì della collera', i morti sarebbero 4. Due persone (una donna e un uomo) avrebbero perso la vita al Cairo, nel corso delle manifestazioni di piazza Tahrir e della vicina piazza Abdel Muniam Riad.
Un'altra persona è morta a Suez, in Egitto, negli scontri tra manifestanti e polizia. Lo riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya', che cita come fonte alcuni testimoni oculari. Una vittima si registra anche ad Alessandria, come riferisce l'emittente satellitare al-Jazeera. L'inviata della tv afferma di aver visto la folla che trasprtava un corpo insanguinato, scandendo slogan antigovernativi. La giornalista precisa che nella città, come in molti altri centri, i manifestanti hanno preso il sopravvento, costringendo la polizia a retrocedere. Al-Jazeera riferisce che gli agenti si sono ritirati dal centro di Alessandria dopo alcune ore di scontri con i manifestanti. Secondo voci non confermate ci sarebbero ancora poliziotti all'interno del palazzo del governatore, preso d'assalto dai manifestanti, mentre alcuni facinorosi avrebbero sequestrato tre ufficiali della sicurezza.
Anche al centro di Suez la polizia si è ritirata i propri uomini dalle vie dove si trovano i manifestantilasciando il posto ad alcuni reparti dell'esercito. La notizia è arrivata dopo che i manifestanti hanno chiesto l'intervento dei militari contro le cariche della polizia. I manifestanti che protestano a Suez hanno preso d'assalto la sede della polizia del quartiere di al-Arbain e ne hanno assunto il controllo. Secondo la tv 'al-Arabiya', i manifestanti hanno anche dato fuoco a diverse auto della polizia, che si trovavano in strada nel tentativo di bloccare la protesta.
Diversi feriti si registrano anche tra i manifestanti che sono scesi in strada a el-Menoufia, sul delta del Nilo, nota per essere la città natale del presidente Hosni Mubarak. Per le strade della città oggi sfilano circa 30mila persone che chiedono le dimissioni del presidente.
La polizia egiziana, dopo avergli impedito - insieme ad altri capi dei partiti di opposizione di partecipare alla manifestazione di Giza, avrebbe imposto gli arresti domiciliari al leader dell'opposizione, Mohammed ElBaradei. Lo riferisce una fonte della sicurezza citata dalla tv 'al-Arabiya'. L'inviato della tv araba aveva infatti sottolineato come "da dopo la preghiera del venerdì, la polizia aveva fermato ElBaradei a Giza e da quel momento non avevamo più avuto sue notizie".
In mattinata per disperdere il cordone di manifestanti che si era formato attorno al premio Nobel per proteggerlo, gli agenti hanno usato i manganelli. I sostenitori del politico, indicato come il principale sfidante del presidente alle prossime elezioni, sono quindi stati picchiati dalle forze dell'ordine, che per disperdere la folla hanno anche fatto uso di idranti.
Nel mirino della polizia ci sono anche i giornalisti. Una troupe della Cnn è stata attaccata da poliziotti egiziani in borghese mentre seguiva le manifestazioni in corso in Piazza Tahrir, nel centro della capitale. La tv parla di una violentissima repressione ai danni di manifestanti e giornalisti e di un massiccio uso di idranti e lacrimogeni, oltre che dell'interruzione delle telecomunicazioni. Un racconto confermato dal corrispondente della Bbc, che ha avuto difficoltà a portare a termine un collegamento a causa degli effetti dei lacrimogeni. L'emittente britannica ha inoltre confermato la notizia circolata ore fa circa l'aggressione del suo giornalista Assad Alsawy, duramente picchiato dalla polizia egiziana in borghese nel centro del Cairo. "Mi hanno picchiato con bastoni di metallo - ha raccontato lo stesso reporter - intorno a me c'erano alcuni giornalisti stranieri che sono stati caricati su furgoni. Oggi la polizia è incredibilmente violenta".
Reparti della polizia avrebbero inoltre aggredito due troupe della tv satellitare al-Arabiya nel centro della capitale, sequestrando il materiale filmato. Sono stati invece rilasciati i quattro reporter francesi arrestati nelle scorse ore al Cairo, mentre seguivano le proteste in corso contro il governo. E' quanto ha rivelato una fonte al quotidiano 'Le Figaro'. Secondo alcune fonti, citate dal quotidiano, i quattro reporter lavorano per 'Le Journal du Dimanche', 'Le Figaro', l'agenzia fotografica 'Sipa', e il settimanale 'Paris-Match'. L'arresto dei reporter era stato confermato stamani dal portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero.
A Damietta, nel nord, e Kom Ombo, nel sud del Paese sono state date alle fiamme le sedi del Partito nazionale democratico, al governo in Egitto. Un attacco a una sede del Partito nazionale democratico si registra anche a Ismailiya, mentre una manifestazione è in corso davanti la sede centrale della formazione politica.
Dal canto suo, pur mostrando le immagini delle manifestazioni, la tv di Stato egiziana cerca di lanciare messaggi rassicuranti alla popolazione e all'estero. In un flash apparso poco fa, il comando della polizia assicura che "la situazione della sicurezza è sotto controllo in tutte le zone del paese". La stessa fonte assicura che "le manifestazioni si svolgono pacificamente, ma in alcune zone gruppi di violenti hanno attaccato gli agenti". In un altro messaggio dell'ultim'ora, si legge che "il traffico aereo all'aeroporto del Cairo è regolare".
La censura è scattata anche sul web. L'accesso a internet è stato bloccato in tutto l'Egitto. Da ieri sera, inoltre, riporta lo stesso giornale, è impedito l'accesso al social network Facebook e al sito di micro-blogging Twitter. I due siti erano stati utilizzati dai dimostranti scesi in piazza nei giorni scorsi contro il governo per organizzare le manifestazioni.
Le autorità egiziane hanno anche bloccato il servizio di telefonia mobile in diverse zone del paese. Secondo la tv araba 'al-Jazeera' non solo al Cairo, ma anche in altre città non è possibile effettuare telefonate con i cellulari. Da questa mattina bloccato anche il servizio degli sms. Le autorità hanno cercato in questo modo di impedire ai movimenti di opposizione di invitare i cittadini alla protesta evitando ogni possibile coordinamento tra le persone.
Il black out delle linee di telefonia mobile e di Internet è stato condannato dagli Usa. E, con un gesto fortemente simbolico, il dipartimento di Stato ha diffuso la condanna con un messaggio su Twitter. "Siamo preoccupati per il fatto che le comunicazioni, compreso Internet, i social media e perfino questo messaggio tweet, sono bloccati in Egitto", ha scritto il portavoce del dipartimento P.J. Crowley.
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Great! Excellent piece of reality!
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eh si
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