Il filmato sul tragico destino di questo antico popolo. Vittima della deforestazione, nell'Anno Internazionale delle Foreste.
Nel 2010 è morta l'ultima donna della tribù dei Bo, nelle Isole Andamane.
E nel 2011 Gyani, l'ultima dei Kusunda, in Nepal, dice:"Sono l'ultima a parlare la mia lingua"
I popoli indigeni si estinguono, svaniscono vittime del "Progresso" e della avidità di Governi e multinazionali, che ambiscono alle risorse naturali -petrolio, foreste, diamanti, bauxite- delle loro terre ancestrali, ultimi paradisi terrestri del loro pianeta, sono ricche.
Poco importa che questi popoli dalle culture antichissime soccombano, vittime insieme alla natura stessa .
I Pigmei , popolo della foresta, hanno alle spalle almeno 60.000 anni di vita pacifica.
Diffusi nella fascia equatoriale africana, in molti Paesi non sono censiti: non esistono.
A metà fra leggenda e realtà, fin dalle prime esplorazioni hanno incuriosito il mondo per la loro bassa statura. Come fenomeni più che come esseri umani.
A tal punto che nel 1906 un pigmeo del Congo, Ota Benga, fu esibito nello zoo di New York, in una gabbia. Morì suicida.
Il termine "pigmeo " viene correntemente usato per indicare chi è di bassa statura fisica o morale, in termine dispregiativo o irrisorio.
Ne ho parlato con un amico del Camerun , e mi dice: " Nel mio Paese sì, li prendono in giro "
Eppure io, nel mio recente viaggio in Camerun in visita a diversi villaggi di Pigmei, non ho colto per nulla l'aspetto divertente dei Pigmei. E' una storia tragica e disperata.
I pigmei , una volta signori della foresta, ora ne sono cacciati con la forza a causa della deforestazione: la foresta è una delle principali risorse e il via vai continuo di camion carichi di alberi secolari desta in me una profonda inquietudine. I villaggi che visito, di Baka e Bagyeli, le principali etnie di Pigmei in Camerun , giacciono perlopiù adagiati sul ciglio della strada polverosa , vicino a villaggi bantu (principale gruppo etnico dell'Africa Centrale)
Invito i capi villaggio, con la loro gente raccolta intorno in assemblea, a parlare dei loro problemi -non possono più vivere nella foresta, c'è carenza di acqua, cibo, erbe mediche- ma la verità giunge dopo 7 villaggi , nel primo dove al mio incontro non sono presenti bantu. Gli stracci logori dei Pigmei , i visi dignitosi ma disperati , svelano qui la tragedia in atto.
" I bantu ci picchiano, ci picchiano, ci picchiano. Ci pestano sempre di botte. Ci prendono con la forza e ci fanno lavorare nei campi, e poi ci danno 200 franchi (30 centesimi di euro) per 14 ore di lavoro. Ci trattano come animali. " Mentre sono a parlare con il capo Robert e tutto il villaggio in circolo, arriva una delegazione di bantu, arrabbiatissimi.E' il momento del confronto.
"Non puoi parlare coi pigmei: devi chiedere permesso al capo bantu!"
Mi sento avvampare: "Sono qui perchè il capo Robert è mon amì, è mio amico"
Ma non sentono scuse. Sono costretta a lasciare il villaggio a capo chino.
Ho paura che dopo la mia partenza, i miei amici Pigmei vengano , ancora ed ancora, picchiati.
Nel prosieguo del cammino, in tutti i villaggi mi raccontano lo stesso martirio
con particolari più atroci.
E sempre, le voci che mi raccontano si fermano all'arrivo dei bantu padroni, e io sono costretta ad andare.
E' la disperazione. E' la sofferenza.
Discriminazione, violenza, schiavismo, violazione dei diritti umani.
I pigmei sono un popolo in agonia e in pochi anni scompariranno, per la indifferenza di tutti. E' quanto mi conferma anche l'Ambasciatore italiano in Camerun Pontesilli: "Se nessuno interviene, i Pigmei si estingueranno in pochi anni. Con la loro preziosa cultura e tradizione"
Ho contattato il CERD e altre Agenzie dell'Onu, ed alcune Associazioni umanitarie. Per ora tutto tace.
Qui è pubblicato un breve estratto di una ampia documentazione presa durante il viaggio in solitaria di Raffaella Milandri, Camerun 2011
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