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Afghanistan, Estero - 27 Marzo 2011

Da Libia ad Afghanistan: la sabbia un nemico in più

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Le operazioni militari nel deserto hanno da sempre un nemico in più: la sabbia che si infila ovunque, basta guardare i rotori di CH47 italiani in Afghanistan cosa riescono a tirare su in atterraggio a Farah.
La manutenzione è un duro lavoro, essenziale per permettere ai piloti e al personale di lavorare in sicurezza, con mezzi costantemente sottoposti ad usura. Ad Herat la task force Fenice dell'aviazione dell'esercito ha dovuto schierare anche gli Ab205, elicottero ormai destinato ad essere sostituito ma ora aggiornato e comunque ancora molto efficiente. I piloti ci sono affezionati, gli danno del "lui" come se il mezzo fosse un collega
Ogni giorno bisogna aprire gli scomparti, controllare, ripulire accuratamente. La sabbia ne fa di tutti i colori, è abrasiva, una guerra continua per i motori e gli ingranaggi, molto collaudati ma sempre e comunque delicati.
Lo stesso accade con i mezzi.
I bersaglieri a Farah hanno i veicoli blindati Dardo, tra i più moderni ed efficienti del nostro eservito.
Ma anche qui la polvere non perdona. I reparti manutenzione si devono dare da fare in continuazione, smontare i motori, rimontarli, rimetterli in condizione. Tutto può accadere fuorchè un mezzo nato per essere determinante in azione si trasformi in un pericolo per i soldati che lo utilizzano. Perché la macchina della missione non venga fermata dal classico granello di sabbia.
immagini Angelo Cimarosti

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