Capo D'orlando (Messina, Sicilia) - 24 Novembre 2008

Capo d'Orlando: l'opera "ostinata"...






















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Come può uno scoglio arginare il mare...
Così cantava Lucio Battisti negli anni '70 e così pensa pure l'ufficio provinciale della Protezione Civile che sconfessa il proprio Capo Guido Bertolaso. La storia infinita di un cantiere permanente a Capo d'Orlando.
Va giù duro l'ambientalista Enzo Bontempo nel mettere in evidenza le contraddizioni della Protezione Civile: "Invece di prevenire i rischi li alimenta".
Ad innescare la polemica è la decisione dell'Ufficio Provinciale di Messina della Protezione Civile di autorizzare e finanziare in parte la ricostruzione di un muro in cemento a filo di battigia.
Il muro è quello che delimita il tratto terminale della Via Trazzera Marina nell'estremo lembo ovest del territorio di Capo d'Orlando. La strada conduce al depuratore e da tempo è diventata un cantiere permanente per via dei numerosi interventi di rifacimento dei muri di sostegno che nel corso degli anni hanno impegnato una spesa di circa 5 miliardi di lire. Interventi discutibili dal momento che l'onda batte a pochi metri dal muro e l'esigua striscia di spiaggia tende a scomparire.
Ma questo non è l'unico problema.
Quella strada in riva al mare si presta in modo straordinario a favorire discariche abusive di qualsiasi genere di materiale. Si arriva con i camion a qualsiasi ora del giorno e della notte, nessuno vede, nessuno controlla, rischi di sanzione zero.
Da molti anni si parla di abbandonarla, spostando la viabilità di servizio sulla strada di penetrazione agricola ancora chiusa al traffico perché manca un raccordo di qualche centinaio di metri. Si risolverebbero così parecchi problemi, dai danni delle mareggiate all'alleggerimento del transito sulla asfittica viabilità esistente. Il Piano Regolatore del paese prevede questa soluzione, ma non se ne fa nulla. Vai a capire il perché!
Del caso era stato interessato lo stesso Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso il quale, da persona pratica e di buon senso, aveva rassicurato affermando di avere invitato Comune e Regione a non ricostruire opere in aree soggette erosione ed a delocalizzare le infrastrutture a rischio.
Evidentemente, però, c'è scarsa comunicazione tra la Protezione Civile Nazionale e gli Uffici Provinciali se un funzionario dell'Ufficio di Messina, partecipando ad una conferenza dei servizi, ha dato parere favorevole alla ricostruzione del muro e la disponibilità del Dipartimento a finanziare parte dell'interno intervento (costo complessivo 1.600.000 euro).
Negli anni '60 era stato il regista Michelangelo Antonioni a descrivere il tema della incomunicabilità, indubbio fatto sociale, che diventa pericoloso quando investe apparati dello Stato che hanno il coordinamento delle azioni come missione principale.
La questione rimane comunque aperta: la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina, assente alla Conferenza dei Servizi al pari dell'Assessorato Regionale al Territorio ed il Genio Civile Opere Marittime, ha già comunicato il proprio parere contrario; e poi, del caso è stato nuovamente informato Guido Bertolaso.
Raccontati i fatti, la domanda sorge spontanea: ma non è più semplice realizzare il raccordo con la strada esistente ed abbandonare quel tratto ormai indifendibile? Oppure si pensa di poter arginare il mare dopo avere squassato il regime dei torrenti e le dinamiche di formazione delle spiagge?


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