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Rivoli Veronese (Verona, Veneto) - 26 Marzo 2009

Bambini rom costretti a rubare, maltrattati

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video di LupoPD

IL VIDEO FA RIFERIMENTO ALL'OPERAZIONE DELLA POLIZIA DEL 30 GIUGNO 2008 PRESSO IL CAMPO ROM DI RIVOLI VERONESE.

Polizia smantella organizzazione criminale specializzata in furti in appartamento: gli adulti, obbligavano i bambini a rubare, maltrattandoli e punendoli se si rifiutavano di delinquere, minacciandoli anche di violenze sessuali.


La Polizia di Stato di Verona ha eseguito nella mattinata odierna nr. 4 Ordinanze di Custodia Cautelare in Carcere a carico di altrettanti soggetti rom croati, costituenti una associazione a delinquere finalizzata a commettere furti aggravati in abitazione, mediante maltrattamento e sfruttamento di bambini non imputabili.

L'indagine in argomento denominata "catene spezzate" scaturiva in seguito all'aumento di eventi criminosi - furti aggravati in appartamenti compiuti nel mese di gennaio u.s. - culminati in una escalation di 47 delitti tentati e consumati nell'arco temporale di 23 giorni e che avevano minato la sicurezza dei cittadini veronesi.

Da una prima analisi e da un successivo screening dei dati acquisiti, si evidenziava come detti furti aggravati fossero stati posti in essere da giovani nomadi non imputabili, quasi sempre bambini, attività predatorie organizzate, gestite e controllate direttamente dai nomadi maggiorenni che periodicamente si accampavano fuori dal centro abitato. Infatti, in detto periodo, oltre ad essere state fermate per più giorni consecutivi delle giovani nomadi di etnia croata, si accertava che nella immediata periferia di Verona, nel Comune di Sona, erano lì accampati dei camper di nomadi rom di etnia croata.

Per tali furti, venivano predisposti mirati servizi al fine di individuare ed arrestare i responsabili dei delitti in argomento procedendo ad esaminare, ogni qualvolta veniva fermato un rom minorenne, i dati in memoria al telefono cellulare in loro uso.

La Squadra Mobile provvedeva così ad identificare fisicamente i minori nomadi stranieri sprovvisti di documenti immediatamente verificabili, che spesso fornivano false generalità per beneficiare delle regole processuali e degli istituti riservati agli infraquattordicenni e infradiciottenni e per sottrarsi alla conseguenza della recidiva.

Si delineava così una ben articolata associazione a delinquere operante nel settore dei furti aggravati in abitazione, estremamente mobile in tutto il Nord Italia, ed avente come punto di forza "l'elemento minore straniero non accompagnato" che permetteva all'organizzazione criminale, oggetto della presente indagine di poter sfruttare in modo indisturbato i minori non imputabili,
atteso che il minore una volta fermato era collocato presso idonee strutture per minori, siti da cui subito dopo la collocazione si allontanava.

Nel corso dell'indagine sono quindi stati accertati e riscontrati centinaia di furti aggravati in abitazione, commessi in Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Emilia Romagna.




L'indagine in argomento ha evidenziato come i bambini utilizzati dagli appartenenti al sodalizio criminoso venivano sottoposti quotidianamente ad un regime di maltrattamenti che andava da pesanti insulti alle vessazioni di ogni genere finanche a ritorsioni di tipo sessuale.

Si delineavano così i flussi del provento delle attività predatorie, in particolar modo l'oro, particolarmente ricercato nel corso dei furti in ragione dell'alto valore del metallo prezioso, ricettato ad euro 13,20 al grammo. Elevati i profitti illeciti ricavati, tanto che gli indagati oltre a possedere un parco automezzi costituito da mercedes e camper nuovissimi, risultavano aver acquistato degli appartamenti in Veneto.

Emergeva quindi un quadro indiziario che vedeva gli appartenenti alle famiglie SULIC di Slavonski Brod (HR) girovagare per il Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia ed Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, utilizzando anche documenti di identità illegittimi, con a seguito numerosi bambini non imputabili, alcuni propri figli ed altri probabilmente avuti in affido dalle rispettive famiglie, che venivano indotti mediante maltrattamenti e vessazioni a commettere furti aggravati, procurando ai sodali monili d'oro e danaro, abbandonandoli al loro destino ogni qualvolta venivano fermati dalle FF.PP. e non procuravano a loro quanto preteso.

La locale Squadra Mobile, cristallizzava ulteriori responsabilità attraverso le sommarie informazioni rese dai cinque bambini sfruttati dai Sulic. Dalle testimonianze delle piccole vittime emergevano pesanti violenze del tipo cinghiate, pugni, calci, isolamento in stalle e sottoposizione a digiuni prolungati, addirittura minacciandoli di sottoporli a violenze sessuali ogni qualvolta i bambini si rifiutavano di andare a rubare oppure non rubavano abbastanza nella casa individuata dagli adulti.

Alla luce delle ulteriori attività di indagine svolte dalla locale Squadra Mobile, il competente Pubblico Ministero Dr. DE ANGELIS della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rovereto (TN), richiedeva ed otteneva dal G.I.P. trentino Dottoressa Maria Teresa DIENI, Ordinanze di Custodia Cautelare in Carcere in ordine ai reati di associazione per delinquere, maltrattamenti in famiglia, induzione e sfruttamento di minori utilizzati per la commissione di furti aggravati in abitazioni, nei confronti dei seguenti indagati:

1.SULIC Dragan, di Milos e di Jovanovic Mileva nato a Slavonski Brod (Croazia) il 12.09.1976, ivi residente in Italia senza fissa dimora, sedicente, zingaro di etnia rom, con numerosi alias;
2.SULIC Zoro, di Milos e Jovanovic Mileva nato il 24.08.1980 a Collegno (TO), cittadino croato, zingaro di etnia rom, in Italia senza fissa dimora, con numerosi alias;
3.NIKOLIC Rade, nato a Buvce (Croazia) il 10.09.1956, cittadino croato, residente a Canda (RO) in via Manin nr. 170, pregiudicato;
4.DURIC Miriana, nata a Bosanski Petrovac (Bosnia) il 01.01.1958, moglie convivente di Nikolic Rade.

Nel medesimo procedimento risultano altresì indagati in stato di libertà ulteriori tre persone.

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