Inviato da veliero79
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25 Gennaio 2008
Il paese che vedete nel filmato è Badolato, si trova in Calabria, provincia di Catanzaro, sul versante jonico. Un paese come tanti altri paesi del Sud, arroccati su una collina o in montagna, ma Badolato ha una caratteristica che, per fortuna, non hanno tutti i paesi come questo: Badolato è un paese spopolato, abbandonato o meglio lo è stato fino a pochi anni fa, oggi ci abitano una quarantina di persone e vi dirò come e perché. Lo spopolamento avvenne fra gli anni '50 e '60, frutto della miseria, della povertà, figlie a loro volta del latifondo feudatario e che portarono a una massiccia emigrazione verso il Nord Italia o il Nord America o altri paesi europei, una piaga questa, comune a tutto il meridione e infatti di paesi come Badolato, abbandonati e solitari, ce ne sono molti altri in Calabria stessa, in Campania ed altre regioni del Sud, diversi ce ne sono anche al Nord. In Calabria, tra gli altri, c'è un paese completamente abbandonato, si chiama Roghudi (con la H) e che è stato definito il paese più infelice del mondo. Roghudi, fra l'altro ha una caratteristica unica in Italia e forse al mondo : è un paese diviso in due parti che si trovano a ben 40Km di distanza l'una dall'altra e non sono nemmeno confinanti in nessun lembo. Io ho scoperto Badolato anni fa in un servizio fatto dal TG2 e mi ha subito colpito, mi ha dato subito un senso di nostalgia, di romanticismo, di amore, di treni carichi di valigie e di esseri umani, bambini oggi adulti che forse non hanno più memoria del paese dove sono nati, di affetti spezzati e forse mai più riuniti, di separazione e tutto questo è molto triste perché identifica il destino di un popolo, quello meridionale, che ha dovuto forzatamente espiantarsi dalle proprie radici per non morire di fame. Le separazioni sono una cosa costante nella mia vita e le vivo in maniera angosciante ma rassegnata, come una cosa connaturata alla vita degli esseri umani e a Badolato, come in qualsiasi altro paese, immagino che le partenze siano avvenute in una atmosfera piena di patetiche promesse ( tornerò, ci rivedremo ), di baci e abbracci prolungati, di malinconici addii e di brevi esortazioni febbrili ( su coraggio, non piangere ), le madri certamente erano strette ai figli e le mogli ai mariti, gli amici che restavano abbracciavano gli amici che partivano, e tutto questo come se ognuno avesse dovuto accomiatarsi dagli altri per sempre, come se quella separazione fosse stata il preludio alla grande separazione finale. Badolato nuova fu costruita successivamente, moderna e con le strade larghe e spaziose diversi chilometri più a valle, vicino al mare che si trova non lontano dalla Badolato vecchia e da dove si gode di un panorama eccezionale. Nella vecchia Badolato si può arrivare con la macchina fino all'ingresso del paese, all'interno si deve andare a piedi perché le strade sono strette, fatte solo per uomini e animali, le macchine non possono accedervi, quindi. Io ci sono andato per la prima volta circa tre anni fa e ci sono tornato ancora, spesso, perché mi affascina e mi coinvolge totalmente. Dicevo all'inizio : spopolato del tutto fino a qualche anno fa! Oggi a Badolato, infatti, ci abitano una quarantina di curdi che sono sbarcati sulle spiagge dello jonio e hanno chiesto asilo politico: il sindaco offrì loro la disponibilià delle case di quel paese fantasma, i curdi hanno cominciato a lavorare e i loro figli hanno frequentato gli asili e le scuole di Badolato e Guardavalle e da allora le grida festose dei bambini che giocano rimbombano, finalmente, di nuovo, per le strette strade del paese: il paese è rinato, la vita è tornata a Badolato, spopolata dalla miseria e dall'emigrazione, ripopolata dalla stessa miseria e dalla stessa emigrazione coniugate in una lingua diversa. Molto spesso ci dimentichiamo le sofferenze, molto spesso non abbiamo più memoria del nostro passato e diventiamo astiosi ed egoisti, sospettosi e paurosi mentre dovremmo pensare che coloro che sono partiti quando sono arrivati in luoghi per loro totalmente estranei hanno certamente provato la stessa paura e la stessa ansia. Anche io a 18 anni, a un mese dal diploma, sono partito per Milano, come tanti altri. Il giorno della partenza arrivò quasi senza che me ne accorgessi, mia mamma mi aveva preparato due enormi valigie e, ad ogni cosa che ci metteva dentro, mi diceva di stare attento perché "questa è di lana, questa è di cotone" etc etc. Non mi fece capire, però, il suo stato d'animo né la sua tristezza nemmeno quando mi salutò davanti la porta di casa. Mi disse solo " buon viaggio....e stai attento" con un lieve bacio sulla guancia. Mio padre, invece, mi accompagnò fino al traghetto per la Calabria e restò li, in attesa, per tutto il tempo che il treno ci impiegò a fare la manovra per essere imbarcato, lui a terra che si spostava secondo i movimenti del treno impegnato in un avanti e indietro per potersi accoccolare del tutto nella pancia del ferry boat e io a guardarlo dal finestrino con un gghiummiru in gola; poi dalla banchina di attracco, laterale alla invasatura, mentre la nave si staccava dal molo, mi salutò agitando un fazzoletto; da lontano mi sembrò pure che si asciugasse gli occhi, ma di questo non ne fui sicuro o non volli esserne sicuro. In ogni caso quel saluto mi fece sentire ancora più in colpa di quanto non lo fossi già, aumentò notevolmente la tristezza che avevo dentro, che se avessi potuto sarei saltato giù dalla nave e sarei di nuovo tornato a casa assieme a lui. Quel modo di salutarmi, così intenso e forse commosso, mi sorprese come del resto mi sorprendevano sempre certi suoi atteggiamenti: era in netto contrasto con il suo modo di fare e di apparire ma, a ben guardare, la mia sorpresa era ingiustificata poiché la sua vera natura era proprio quella: era lui, vero e intimo, quello che salutava dal molo, in contrasto con la sua figura severa e poco incline a mostrare i sentimenti, segno di debolezza! Oggi dunque i bambini giocano di nuovo per le strade di Badolato, rimbombano e riecheggiano le loro grida allegre e festose, forse si confondono con le stesse grida allegre e festose dei bambini che tanti anni fa hanno dovuto lasciare Badolato e i loro giochi spensierati e non sono più tornati, ma le loro grida sono state allora catturate dai muri delle case e dal selciato delle strade, tristi anche essi per la partenza di quei bambini e ora che altri bambini sono venuti a dare la vita al paese abbandonato, anche i muri e le strade sorridono di nuovo felici di accoglierli e di non essere più freddi muri e strade e confondono volutamente le voci di Giuseppe, Antonio, Salvatore, Graziella, Maria con quelle di Artin, Birusk, Bilind, Hiwa, Estere. Ciao Badolato, verrò a trovarti ancora!
Su un muro di San Nicola di Nicastrello:
Lu marchisi di Panaia
Si pigghiau a casa mia
Eu ragioni ed iru tortu
Mi pigghiau a casa e l'ortu
Casa mia de taju
Nenti avia e nenti aju
Comu vinna mi 'nde vaju
Colonna sonora: José Feliciano - " Che sarà "
Su un muro di San Nicola di Nicastrello:
Lu marchisi di Panaia
Si pigghiau a casa mia
Eu ragioni ed iru tortu
Mi pigghiau a casa e l'ortu
Casa mia de taju
Nenti avia e nenti aju
Comu vinna mi 'nde vaju
Colonna sonora: José Feliciano - " Che sarà "
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