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Torino (Piemonte) - 19 Ottobre 2016

Colpo da 20 mln, spray contro telecamera: presi lo stesso

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La Polizia di Stato di Torino, ha arrestato 18 persone, ritenute responsabili del reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine.
Nello specifico, l’attività si riferisce all'attività d’indagine condotta dalle Squadre Mobili di Torino, Napoli e Milano ed iniziata a seguito dell'ingente furto perpetrato presso la banca San Paolo di Torino nei giorni tra il 23 e il 26 aprile del 2016 quando un gruppo di criminali si era introdotto nel caveau della banca forzando centinaia di cassette di sicurezza ed asportandone il contenuto per un valore stimato di circa 20 milioni di euro.
La banda, composta da oltre 10 persone, si era introdotta nell'istituto attraverso un foro praticato nel muro perimetrale del seminterrato approfittando della complicità di due guardie giurate di un istituto di vigilanza esterno che prestavano servizio presso la sala controllo, ubicata a Milano nella sede della Banca Intesa San Paolo. I complici avevano silenziato gli allarmi provenienti dalla sede torinese consentendo al gruppo d’azione di aprire una pesante porta blindata che dava accesso al caveau. Anche un secondo sistema di allertamento esterno al circuito San Paolo, non consentiva di accertare le “manomissioni” poste in essere dai due soggetti.
Gli immediati accertamenti, le intercettazioni telefoniche e l’analisi di tabulati di numerose utenze mobili, confrontati con il traffico telefonico generato nel corso dell’ingente furto, hanno consentito di ridurre i possibili sospetti ed individuare con successivi servizi di pedinamenti ed osservazione, i componenti della banda.
Durante l'attività investigativa è emerso che il gruppo stava progettando un altro colpo a breve termine.
Da una serie di ulteriori e serrate attività di indagine si è riusciti ad individuare sia l’obiettivo sia le modalità di esecuzione del colpo: una rapina alla sala conta di una società di trasporto valori, con sede a Paderno Dugnano.
La banda, quindi, dopo aver svuotato il caveau della banca San Paolo, a distanza di appena un mese, aveva già in progetto di commettere un secondo colpo “milionario” che avrebbe fruttato un bottino di oltre 20 milioni di euro.
La rapina è stata sventata grazie al tempestivo intervento della Squadra Mobile di Milano e di quella di Torino che, il giorno stesso della progettata esecuzione del colpo ovvero il 9 giugno 2016, hanno fatto irruzione nella loro base logistica in località Paullo (MI), una villetta di due componenti del sodalizio criminale.
Durante il “blitz” all'interno della casa sono stati trovati tutti gli indagati, ad eccezione dei due torinesi che erano andati via poco prima. È stato, inoltre, sequestrato tutto il materiale utile per la realizzazione della rapina comprese una decina di maschere in lattice per il travisamento, un'arma clandestina e delle armi giocattolo prive di tappo rosso, materiale informatico contenente immagini della società di trasporto valori, nonché immagini dei sistemi di sorveglianza della filiale di corso Peschiera del San Paolo di Torino.
Inoltre, all'interno di un garage nella disponibilità dei soggetti è stata trovata una piccola parte della refurtiva proveniente proprio dalle cassette di sicurezza di Torino.
Quanto al colpo sventato, la banda avrebbe inscenato la finta consegna di un pacco da parte di un corriere all'interno dell’obiettivo da rapinare, immobilizzando il personale addetto all’ingresso, per poi raggiungere la sala conta attraverso l'uso di copie di telecomandi e chiavi di sicurezza.
Anche in questo caso vi era la complicità del personale della vigilanza, esattamente come era accaduto per il furto al San Paolo.
Tutto era stato programmato nei dettagli compresa la fuga, infatti sono state ritrovate delle targhe contraffatte che i malviventi avrebbero applicato a un furgone appositamente noleggiato per allontanarsi dalla scena del crimine.
L'ambizioso progetto della banda criminale ha visto coinvolti personaggi di tre grosse città italiane come Napoli, Torino e Milano, ciascuno con delle peculiarità criminali:
i componenti napoletani, rapinatori di lungo corso che vantano nei loro curriculum già diversi assalti a furgoni portavalori e a caveau di istituti di credito;
i componenti torinesi, già noti alle forze dell'ordine di Torino in quanto esperti nel settore serrature di sicurezza, gli unici con le competenze tecniche e le attrezzature idonee per poter effettuare il lavoro di apertura della porta-forte del caveau del San Paolo, nonché per duplicare chiavi e telecomandi che avrebbero consentito alla banda l'ingresso indisturbato all'interno della sala conta di Paderno Dugnano;
i complici dell'area milanese sono invece tutte guardie particolari giurate che, in cambio di notevoli somme di denaro, hanno consentito ai malviventi di agire indisturbati.
Il resto della banda è costituito dalla batteria di lavoro dei criminali napoletani e da parenti o sodali che hanno fornito supporto logistico ed operativo.
Ognuno di loro aveva un ruolo ben preciso con modalità tali da rendere estremamente difficile sia la loro identificazione che la captazione delle conversazioni telefoniche, poiché utilizzavano una rete di telefoni cellulari chiusa e cambiavano in continuazione schede SIM ovviamente intestate a soggetti terzi o persone inesistenti.